Sei qui: Home ›› Proprietà intellettuale ed industriale ›› Il brevetto europeo

Il brevetto europeo

Il brevetto europeo è lo strumento grazie al quale la tutela accordata a un’invenzione può essere fatta valere in tutta l'UE senza la necessità di depositare la richiesta in ogni singolo Stato.

Il progetto è nato nel 1973 con la Convenzione di Monaco (EPC) alla quale hanno aderito tutti gli Stati membri dell’Unione europea. La Convenzione ha stabilito una procedura unica per il rilascio dei brevetti in Europa e, a tal fine, ha istituito l’Ufficio Europeo Brevetti (EPO). Da allora, sono stati compiuti ulteriori passi avanti con la creazione di un sistema di  tutela brevettuale unitaria nell’UE.

A livello europeo, il settore è di competenza dellaDirezione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione.

Obiettivi

Il sistema brevettuale nell’Unione europea è stato fino ad ora basato sui sistemi dei singoli Paesi membri ed offre due possibilità: la registrazione nazionale e il brevetto europeo ‘tradizionale’. In quest’ultimo caso, una volta ottenuta la concessione dall’Ufficio Europeo dei Brevetti, è necessario richiedere in tempi brevi la convalida in ciascuno degli Stati membri nei quali si desidera ottenere la protezione e, di conseguenza, rispettare le disposizioni nazionali in vigore in ciascuno di essi. Tale sistema, molto complesso, comporta costi elevati e un netto svantaggio competitivo per le imprese europee. Per ridurre i costi ed i tempi necessari per la concessione del brevetto, l’Unione europea ha proposto nel 2011 l'istituzione del  brevetto européo ad effetto unitario, approvato alla fine del 2012.

Torna su

Iter normativo

Il Trattato di Lisbona ha posto una base giuridica specifica per la creazione del brevetto europeo, prevedendo due diverse procedure per l’adozione dei relativi testi normativi: mentre le regole per la concessione del brevetto richiedono la procedura legislativa ordinaria (e quindi un’approvazione dello stesso testo legislativo da parte del Consiglio e del Parlamento europeo), quelle sui regimi linguistici devono essere approvate dal Consiglio all’unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo. Su queste basi, la Commissione ha presentato una prima proposta di regolamento che prevedeva la concessione del brevetto in inglese, francese o tedesco, ponendo a carico dei titolari le sole spese di traduzione derivanti dal sorgere di eventuali controversie. In seguito al suo fallimento, causato dalla difficoltà a raggiungere un accordo in Consiglio per l’opposizione di Italia e Spagna che contestavano la scelta di escludere le rispettive lingue da quelle di concessione del brevetto, si è deciso di ricorrere al meccanismo della cooperazione rafforzata. Ad essa hanno ora aderito tutti gli Stati membri, tranne la Spagna (l'Italia il 30 settembre 2015). Il pacchetto legislativo approvato su tali basi alla fine del 2012 è costituito da un regolamento sulla cooperazione  rafforzata e da un regolamento sul regime linguistico applicabile. Ad essi si aggiungono un Trattato internazionale sull’istituzione del Tribunale Unificato dei brevetti e un regolamento che modifica il regolamento Bruxelles I sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze che ne rende possibile l’istituzione.

Il nuovo sistema non si sostituirà a quelli preesistenti ma coesisterà con essi. Al contrario del ‘tradizionale’ brevetto europeo che produce lo stesso effetto di un brevetto nazionale in ogni Paese nel quale è stata ottenuta la protezione, sarà ora possibile garantire una tutela uniforme nei 26 Stati membri partecipanti. Altri vantaggi includono i costi contenuti, derivanti dalla presentazione di un’unica domanda di effetto unitario presso l’EPO dopo la concessione del brevetto europeo e la diffusione delle informazioni relative ai brevetti in tutte le lingue dell’Unione tramite un servizio gratuito ed automatico di traduzione online.

Tuttavia, in merito al regime linguistico, è previsto un periodo transitorio di dodici anni durante il quale le richieste di effetto unitario dovranno essere accompagnate da una traduzione in inglese nel caso in cui la lingua del procedimento presso l’EPO sia il francese o il tedesco, o in una delle 24 lingue ufficiali dell’Unione, se la lingua del procedimento è l’inglese. Al fine di ridurre gli oneri per alcune categorie di richiedenti, incluse le Università e le PMI, è previsto un sistema di rimborso dei costi di traduzione.

Per quanto riguarda il Tribunale, la sua creazione è stata resa necessaria dalle difficoltà causate dalla competenza delle corti nazionali a decidere della validità e delle violazioni dei brevetti europei che ha dato spesso luogo ad una duplicazione dei procedimenti, a decisioni confliggenti ed al fenomeno del forum shopping (la scelta della corte che tratterà il caso nella maniera più favorevole all’attore). L’Unione europea ha scelto di affrontare tali problemi creando una Corte dotata di giurisdizione esclusiva per tutte le controversie relative al brevetto europeo ‘tradizionale’ ed al brevetto europeo ad effetto unitario. Essa sarà costituita da una Corte di prima istanza centrale, stabilita a Parigi, ma con sezioni a Londra e Monaco, ciascuna con le proprie competenze, e numerosi uffici regionali e locali in ciascuno dei Paesi firmatari, e da una Corte d’Appello a Lussemburgo. Attualmente l’accordo è stato ratificato da quasi tutti gli Stati membri tra cui i tre obbligatoriamente tenuti alla ratifica e con il numero maggiore di domande di brevetto (Germania, Francia e Gran Bretagna).

Il nuovo sistema del brevetto unitario potrà essere utilizzato a partire dalla data di entrata in vigore dell’Accordo sul Tribunale, ovvero in seguito al deposito del 13° strumento di ratifica e purché alcune ulteriori condizioni siano rispettate. Dopo tre anni, la Commissione europea sarà chiamata a stilare una relazione sullo stato d'implementazione della nuova normativa.

Nel frattempo, il 31 luglio 2015 si è chiusa una consultazione pubblica lanciata dal Comitato Preparatorio del Tribunale unificato dei brevetti (TUB) sul documento di proposta che determina i costi di accesso al nuovo Tribunale (spese processuali fisse e variabili). L’obiettivo della consultazione riguardava la scelta tra un trattamento unico uguale per tutti i soggetti oppure se alcune categorie (PMI, università, centri di ricerca, enti senza fini di lucro) dovessero beneficiare di un trattamento preferenziale. Le Amministrazioni italiane coinvolte nel negoziato, ancora in corso, per stabilire le regole di funzionamento del nuovo Tribunale hanno fortemente sostenuto, in sede europea, di introdurre un trattamento economico di favore per le categorie più svantaggiate, come le imprese di piccole e medie dimensioni, al fine di assicurare un equo accesso alla giustizia.

Il punto di vista europeo

Le associazioni imprenditoriali più rappresentative a livello europeo, tra cui EUROCHAMBRES e Businesseurope, sostengono l’adozione di una normativa che disciplini la concessione dei brevetti europei per combattere la contraffazione e tutelare le imprese e i consumatori. È stata inoltre accolta favorevolmente la proposta che mira a ridurre drasticamente i costi legati alla concessione dei brevetti per consentire a tutte le imprese, specie quelle di medie e piccole dimensioni, di competere nel Mercato unico e di investire nell’innovazione tecnologica.

La posizione delle due associazioni rispecchia, tuttavia, la divisione presente tra gli Stati membri dell'Unione, non essendoci unanimità di vedute sul regime linguistico da applicare al nuovo brevetto, nè sull'opportunità di andare avanti con la cooperazione rafforzata.

Torna su

Il punto di vista italiano

L’Italia si oppone alla proposta normativa presentata dalla Commissione europea, ritenendo che l’esclusione dell’italiano dalle lingue utilizzate per la concessione dei brevetti risulti ingiustificata e discriminatoria nei confronti di uno Stato che figura tra i fondatori dell’Unione europea.

Il tentativo di trovare un accordo, proponendo l’inglese come lingua ufficiale del brevetto, ha incontrato l’opposizione di Germania e Francia e ugualmente senza esito è stato il tentativo di mediazione portato avanti dal Belgio nel corso del semestre di presidenza UE.

Torna su

Referente Unioncamere: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:36 )