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La nuova normativa europea sui diritti dei consumatori

Nell’ottobre del 2008, la Direzione Generale Giustizia e Consumatori della Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva volta ad armonizzare le diverse normative esistenti a livello europeo in materia di diritti dei consumatori.

La riforma interesserà tutti i contratti conclusi tra imprese e consumatori (cd. B2C Business to consumer) per la vendita di beni e servizi al fine di garantire che tutti i consumatori, prima di firmare un contratto, indipendentemente dal paese dell'UE in cui fanno i loro acquisti, ottengano informazioni chiare in materia di prezzi, oneri addizionali e costi.

Per creare un sistema semplice e alla portata dei meno esperti, la Commissione europea ha proposto di riunire in un unico atto normativo le quattro direttive vigenti in materia di:
• contratti negoziati fuori dei locali commerciali
• clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori;
• contratti a distanza;
• garanzie dei beni di consumo.

Obiettivi

L'obiettivo principale della riforma è favorire il commercio transfrontaliero e garantire un corretto funzionamento del Mercato Interno. Per realizzarlo, la Commissione europea propone un sistema che garantisca ai consumatori un elevato grado di protezione a livello europeo e che consenta sia alle grandi che alle piccole imprese di fornire ai consumatori europei i loro beni e servizi in assenza di ostacoli.

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Iter normativo

La direttiva è stata approvata definitivamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell'ottobre 2011, con una serie di emendamenti che ne hanno modificato la struttura originaria. La tutela attribuita ai consumatori europei riguarda soprattutto le vendite a distanza e mira ad aumentare la trasparenza delle informazioni fornite dalle imprese che vendono via internet. La nuova normativa obbliga infatti a rendere chiare e visibili sui siti web le informazioni riguardanti il prezzo finale dei beni acquistati e vieta di pubblicizzare come gratuiti quei servizi che in realtà prevedono il pagamento di un prezzo o di un abbonamento. La direttiva mira inoltre ad eliminare dal mercato online la pratica di sottoporre la clienti moduli elettronici per l'acquisto di servizi aggiuntivi in cui l'opzione di scelta sia stata già preselezionata dal venditore. In questo modo si evita al consumatore di dover rifiutare espressamente l'offerta.
Particolare rilevanza assumono, inoltre, le nuove regole sul diritto di recesso. A seguito del recepimento della direttiva, i consumatori europei disporranno di un diritto di recesso pari a 14 giorni, che potrà essere esercitato senza fornire alcuna motivazione e senza sostenere costi aggiuntivi, ad eccezione di quelli legati alla spedizione del bene al mittente. Nel caso in cui il professionista ometta di informare adeguatamente il consumatore sul diritto di recesso, il termine per esercitarlo è automaticamente prorogato di 12 mesi.
Inoltre, non sarà più possibile addebitare costi aggiuntivi per i pagamenti con carta di credito, ad eccezione di quelli sostenuti dallo stesso venditore per mettere a disposizione questo strumento di pagamento.

Gli Stati membri hanno a disposizione un termine di due anni per adeguare la propria normativa interna ai nuovi dettami europei.

Per quanto riguarda la cooperazione tra Stati membri per la tutela dei consumatori, la Commissione ha lanciato, l’11 ottobre 2013, a cinque anni dalla sua entrata in vigore, una consultazione, (chiusasi nel febbraio 2014), sul riesame del regolamento sulla cooperazione tra gli Stati membri al fine di tutelare i consumatori. Ciò avviene a seguito di una valutazione indipendente, eseguita nel 2012, che ha raccomandato una serie di miglioramenti rispetto ai poteri a disposizione delle autorità nazionali auspicando un coordinamento più intenso tra esse.

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Il punto di vista europeo

Con un primo position paper del settembre 2009, EUROCHAMBRES aveva manifestato il suo supporto all’approccio di completa armonizzazione, sottolineando anche che la nuova normativa avrebbe dovuto tutelare sia gli interessi dei consumatori sia quelli delle imprese. La proposta presentata dalla Commissione è invece sembrata eccessivamente sbilanciata a favore dei consumatori laddove:
• estende eccessivamente il campo di applicazione del diritto di recesso;
• comporta di fatto l’estensione della responsabilità per difetto di conformità oltre i 2 anni, perché non estende questo limite temporale alla possibilità di agire in giudizio;
• impone obblighi di informazione non necessari.

Le maggiori associazioni imprenditoriali europee (EUROCHAMBRES, BUSINESSEUROPE e UEAPME) hanno successivamente pubblicato un position paper congiunto esprimendo forte preoccupazione per l'andamento dei lavori su questo importante dossier.
L'approccio di piena armonizzazione cui mirava inizialmente la Commissione europea è stato infatti progressivamente abbandonato a favore di un'armonizzazione mirata che rischia di accentuare ulteriormente la frammentazione del mercato.

Sono quindi seguite numerose altre iniziative dei rappresentanti del mondo imprenditoriale quali comunicati, position papers e lettere indirizzate ai membri del Parlamento europeo in vista del voto decisivo in Plenaria. Tuttavia, i tentativi di orientare la decisione finale in senso più favorevole alle imprese è stata vana e in un comunicato stampa pubblicato all'indomani della decisione parlamentare, EUROCHAMBRES ha espresso rammarico per l'approvazione di una direttiva che, lungi dall'agevolare il commercio transfrontaliero, accentuerà ulteriormente la frammentazione del mercato, gravando le imprese europee di oneri eccessivi.

Per EuroCommerce, la Confcommercio europea: "La possibilità offerta agli Stati membri di creare differenti livelli di protezione dei consumatori in Europa aumenterà la frammentazione giuridica, creando ulteriori barriere e costi addizionali". Le conseguenze negative di questo approccio risultano quindi evidenti per le attività commerciali europee ed in special modo per il commercio elettronico.

Opposta la posizione del BEUC, l'associazione europea dei consumatori, che giudica la piena armonizzazione una minaccia per i diritti dei consumatori e un modo per scoraggiare le transazioni commerciali transfrontaliere. Adottando un simile approccio, infatti, gli Stati membri con una legislazione più garantista dei diritti dei consumatori sarebbero costretti a rivedere la propria normativa e sarebbero limitati nell'effettuare interventi migliorativi per il futuro.

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Il punto di vista italiano

La posizione di Confindustria del 2009 appare conforme all’impostazione adottata dalla proposta di direttiva rispetto alla responsabilità diretta del venditore per difetti di conformità.
Suscitano invece perplessità alcuni punti della direttiva, quali:
• la mancata esclusione dal campo di applicazione dei contratti conclusi fuori dai locali commerciali e aventi un importo modesto;
• la previsione di un termine legale di 30 giorni per effettuare la consegna della merce, come previsto poi nel testo della direttiva approvato;
• l’inasprimento delle regole sul passaggio del rischio per deterioramento o perdita dei beni non ancora consegnati;
• le norme in tema di clausole abusive che sollevano numerosi dubbi di carattere interpretativo (si pensi al rapporto tra presunzione di vessatorietà delle clausole e ruolo della negoziazione individuale).

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Programmi europei di finanziamento

Il programma d’azione comunitaria in materia di politica dei consumatori si prefigge di garantire un livello elevato di tutela dei consumatori, in particolare migliorando le conoscenze, la consultazione e la rappresentanza degli interessi degli stessi e mira a monitorare l’efficace applicazione delle norme nonché misure nel campo dell’informazione, dell’educazione e dei mezzi di ricorso.

Troverete maggiori informazioni nella sezione Monitoraggio bandi.

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Referente Unioncamere: Tiziana Pompei

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:35 )