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Il commercio elettronico

Il commercio elettronico è costituito dalle transazioni commerciali realizzate via Internet. Si tratta di un settore dal vasto potenziale di sviluppo, perché consente scambi di beni e servizi a grandi distanze geografiche, senza la necessità di spostarsi fisicamente. Di contro, l’aspetto della transnazionalità pone problemi legati alla normativa applicabile e alle modalità di risoluzione delle controversie e impone la predisposizione di forme particolari di tutela per i consumatori. La Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI è competente per l’elaborazione delle politiche europee in tale settore.

Obiettivi

La normativa europea sul commercio elettronico mira a istituire un quadro giuridico coerente a livello europeo, evitando l’emanazione di un numero eccessivo di norme, tra le quali sarebbe difficile districarsi tanto per i consumatori quanto per le imprese. L’approccio seguito si basa sulle opportunità fornite dal Mercato interno e sulle libertà che lo caratterizzano, tenendo conto delle diverse realtà commerciali e garantendo una tutela efficace degli obiettivi d’interesse generale.

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Iter normativo

La direttiva europea 2000/31/CE, meglio nota come “direttiva sul commercio elettronico”, disciplina taluni aspetti giuridici dell’e-commerce nel Mercato interno al fine di eliminare le disparità esistenti nella giurisprudenza e nella normativa degli Stati membri.  Nel 2007 due studi condotti dalla Commissione sull’impatto della direttiva e sulla responsabilità degli intermediari, hanno messo in luce una scarsa diffusione del commercio elettronico. Più di recente, il rapporto sul monitoraggio del mercato al dettaglio ha evidenziato un dato preoccupante: a distanza di dieci anni dall’adozione della direttiva 31/2000, lo sviluppo del commercio elettronico resta limitato a meno del 2% delle transazioni commerciali europee. Per studiare le ragioni del fenomeno, la Commissione europea ha condotto una consultazione pubblica sul futuro del commercio elettronico nel mercato interno e sull’implementazione della direttiva europea del 2000.

I risultati della consultazione sono stati tenuti in considerazione per l'adozione di un Piano d'azione per l'e-commerce, adottato nel 2012, che si propone come obiettivo un raddoppiamento dell'uso di questo strumento entro il 2015.

Ad esso fa seguito, nell’aprile 2013, una relazione che illustra lo stato di avanzamento del piano d’azione del commercio elettronico 2012-2015. Il rapporto mostra che molte importanti azioni previste sono state già avviate.

Il il 15 settembre 2016 è stata divulgata dalla CE una relazione preliminare in cui conferma la rapida crescita del commercio elettronico nell’UE e individua le pratiche commerciali che rischiano di incidere sulla concorrenza e limitare le scelte dei consumatori. In particolare, si sottolinea che nel 2015 oltre la metà dei cittadini adulti dell'UE ha ordinato beni o servizi online e in alcuni Stati membri il numero sale a più di otto su dieci. Tuttavia, i produttori applicano sempre più spesso restrizioni contrattuali delle vendite nei loro accordi di distribuzione. Riguardo ai venditori al dettaglio, la relazione constata che:

- oltre uno su dieci riferisce che i suoi fornitori impongono restrizioni contrattuali alle vendite transfrontaliere;

- circa uno su dieci è soggetto a restrizioni contrattuali per l'offerta di siti di comparazione dei prezzi;

- circa uno su cinque è soggetto a restrizioni contrattuali per la vendita sulle piazze online;

- oltre due su cinque ricevono dai produttori una qualche forma di raccomandazione o di restrizione sui prezzi;

In linea generale, questi tipi di restrizioni contrattuali delle vendite possono, in determinate circostanze, ostacolare gli acquisti transfrontalieri e gli acquisti online e, in pratica, danneggiare i consumatori, impedendo loro di beneficiare di una scelta più ampia e di prezzi più bassi nel commercio elettronico.

Infine, la Commissione europea ha pubblicato un pacchetto di proposte legislative (due direttive e due regolamenti) su una nuova normativa fiscale a sostegno del commercio elettronico e delle imprese online nell’UE. Questa serie di misure  sono volte ad agevolare gli adempimenti IVA per le imprese europee di commercio elettronico. Le proposte consentiranno ai consumatori e alle imprese, in particolare le start-up e le PMI, di acquistare e vendere più facilmente beni e servizi online.

L'introduzione di un portale a livello dell'UE per i pagamenti IVA online, denominato sportello unico, permetterà, inoltre, di ridurre significativamente le spese per gli adempimenti IVA; le imprese dell'Unione potranno così risparmiare 2,3 miliardi di euro all'anno. Inoltre, secondo le nuove norme l'IVA sarà versata nello Stato membro del consumatore finale, garantendo così una distribuzione più equa del gettito fiscale tra i paesi dell'Unione. In fine, le proposte conferiranno agli Stati membri la possibilità di ridurre le aliquote IVA applicabili alle pubblicazioni elettroniche come i libri in formato elettronico e i quotidiani online che oggi si stima rappresentino un valore di 5 miliardi di euro. Queste proposte legislative dovranno ora essere trasmesse al Parlamento europeo per consultazione e al Consiglio per adozione

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Il punto di vista europeo

In un position paper, UEAPME, l’Associazione delle PMI europee, ha messo in evidenza lo scarso uso del commercio elettronico nelle transazioni transfrontaliere. A frenare le imprese sono soprattutto le differenti normative applicabili in materia di IVA e diritti d’autore, oltre alle maggiori difficoltà di pagamento. Sarebbe quindi necessario cambiare prospettiva e fare dell’e-commerce uno strumento aggiuntivo e non alternativo al commercio tradizionale.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:33 )