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Il mercato al dettaglio

Il mercato dei servizi al dettaglio costituisce uno dei settori economici principali dell'Unione europea e svolge un ruolo importante per stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro. Tali servizi rappresentano infatti l'11% del PIL dell'UE, riguardano il 29% delle PMI europee e danno lavoro a quasi 33 milioni di persone. La materia rientra nell’ambito delle competenze della Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione.

Obiettivi
Iter normativo
Il punto di vista europeo

Obiettivi

Nell’ambito del rilancio del Mercato Unico, annunciato con la strategia Europa2020 e pianificato con il rapporto Monti sul Mercato interno, la Commissione europea si propone l’obiettivo di migliorare l’accesso dei cittadini dell’Unione ai servizi al dettaglio e di consentire alle imprese che operano in questo settore di trarre pieno vantaggio dalle opportunità offerte dal Mercato interno.
Come ribadito nell’Atto per il Mercato Unico II dell’ottobre 2012, la Commissione intende inoltre intensificare gli sforzi per individuare e lottare contro le pratiche commerciali sleali, particolarmente dannose per le PMI, in linea con l’impegno da essa assunto nell’Atto per il Mercato Unico dell’aprile 2011.

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Iter normativo

Nel luglio 2010, la Commissione europea ha presentato un rapporto sul monitoraggio del mercato al dettaglio, nel quale si analizzano gli ostacoli che limitano l’equità e l’efficienza del mercato interno rispetto alle varie categorie di soggetti che operano in quest’ambito. Tra questi, in particolare, si ricordano la ridotta accessibilità ai servizi retail di base, la scarsa diffusione del commercio elettronico, le pratiche contrattuali abusive lungo la catena di distribuzione e la scarsa trasparenza delle etichette e dei prezzi. 
Sulla base di tale rapporto, e visti gli esiti di una consultazione pubblica in merito, il Parlamento europeo ha approvato nel luglio 2011 una risoluzione “un commercio al dettaglio più efficace e più equo”, con la quale chiede alla Commissione europea di elaborare un piano d'azione contenente raccomandazioni specifiche per settore. Conseguentemente, il 31 gennaio 2013 la Commissione europea ha presentato un Piano d'azione per il commercio al dettaglio.

Esso risponde a cinque priorità:

• garantire maggiori diritti ai consumatori e fornire loro informazioni più trasparenti, più affidabili e più direttamente comparabili sul prezzo e sulla qualità dei prodotti;
• migliorare l'accessibilità dei servizi al dettaglio attraverso la promozione di uno scambio di buone pratiche tra Stati membri sulla programmazione commerciale e territoriale;
• favorire relazioni commerciali più eque e sostenibili lungo la catena di fornitura di prodotti tra imprese;
• attuare un miglior collegamento tra il commercio al dettaglio e l'innovazione;
• migliorare l'ambiente di lavoro, ad esempio attraverso una maggiore corrispondenza tra esigenze dei datori di lavoro e competenze del personale.
Tra le iniziative future previste dal piano, si ricorda l’istituzione di un gruppo permanente per la competitività nel commercio al dettaglio avente l’obiettivo di sviluppare ulteriori obiettivi specifici per i settori individuati, monitorare i progressi compiuti, formulare raccomandazioni per assicurare la piena attuazione delle azioni incluse nel piano e prestare consulenza, se necessario, alla Commissione stessa in merito a nuove iniziative che potrebbero essere proposte.

Tra le iniziative future previste dal piano, si ricorda l’istituzione di un gruppo permanente per la competitività nel commercio al dettaglio avente l’obiettivo di sviluppare ulteriori obiettivi specifici per i settori individuati, monitorare i progressi compiuti, formulare raccomandazioni per assicurare la piena attuazione delle azioni incluse nel piano e prestare consulenza, se necessario, alla Commissione stessa in merito a nuove iniziative che potrebbero essere proposte. Da parte sua, il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria ha approvato, l’11 dicembre 2013, la risoluzione in materia, che ha l’obiettivo di coordinare efficacemente le diverse politiche al fine di migliorare i risultati del settore in termini economici, sociali e ambientali, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, ponendo in particolare  l'accento sulla conservazione e sulla creazione di occupazione. Gli eurodeputati hanno invitato i governi ad evitare un aumento delle tasse che renderebbe più ardua la sopravvivenza dei piccoli negozi ed ha ricordato che il trading on-line costituisce un'opportunità, e non un minaccia.

Rispetto alla questione relativa alle pratiche sleali si ricorda che nel novembre 2012, la Commissione europea ha presentato una comunicazione con la quale intende offrire una panoramica delle modalità di attuazione negli Stati membri della direttiva 2006/114/CE concernente la pubblicità ingannevole e comparativa e presentare, nel corso del 2013, una proposta di revisione della direttiva stessa. La Commissione propone una lista dettagliata di iniziative intese a vietare esplicitamente tali pratiche sleali e potenziare in particolare il controllo dell’osservanza delle norme nei casi transfrontalieri. L’azione della Commissione fa seguito ad uno studio del Parlamento europeo e ad una consultazione pubblica sulla pubblicità ingannevole e comparativa e sulle pratiche commerciali sleali in generale, chiusasi nel dicembre 2011, da cui emerge che l’84% degli stakeholders è favorevole ad una maggiore protezione a livello europeo in tale ambito. Infine, a seguito delle consultazione lanciata nel 2013, il 15 luglio 2014, la Commissione europea ha adottato una comunicazione che invita gli Stati membri ad individuare azioni per migliorare la protezione dei piccoli produttori e dettaglianti di prodotti alimentari contro le pratiche commerciali sleali: essa non propone un'azione normativa ma esorta gli Stati membri ad accertarsi di avere adottato adeguate misure contro le pratiche commerciali sleali, tenuto conto delle specificità nazionali. Quanto suggerito nella comunicazione si basa su tre pilastri principali. Il primo incoraggia gli operatori della filiera alimentare ad aderire all'iniziativa esistente della catena di fornitura ed invita il gruppo di governance dell’iniziativa a massimizzare la partecipazione delle PMI, che sono i principali beneficiari di tale azione. Il secondo propone un’interpretazione comune delle norme in materia di pratiche commerciali sleali, al fine di affrontare efficacemente tali pratiche, soprattutto in ambito transfrontaliero. Il terzo suggerisce di predisporre un fattore di disincentivo credibile contro l’uso di pratiche commerciali sleali attraverso standard minimi di enforcement applicabili in tutta l’UE. Da parte sua, il Parlamento europeo riunito in plenaria ha approvato, il 4 febbraio 2014, la risoluzione in merito all’applicazione della direttiva concernente le pratiche commerciali sleali, rilevando la necessità di rafforzarne sia l’applicazione da parte degli Stati per tutelare i consumatori contro dette pratiche sleali poste in essere delle imprese nei loro confronti, sia da parte della Commissione nel perseguire quei Paesi che infrangono le regole. In tale prospettiva gli europarlamentari ritengono essenziale assicurare ai consumatori mezzi di ricorso efficaci, rapidi e poco onerosi, tra cui un meccanismo di ricorso collettivo o modalità alternative di risoluzione delle controversie.

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Il punto di vista europeo

EuroCommerce accoglie con favore l’adozione del Piano d’azione da parte della Commissione europea. In particolare, la sua attuazione contribuirà ad abbattere le barriere amministrative a livello nazionale che si frappongono allo sviluppo del commercio al dettaglio e dell’e-commerce. L’associazione si compiace inoltre della proposta di istituire un gruppo per la competitività, che permetterà di ottenere risultati tangibili nel settore e benefici per l’economia europea nel complesso.
Tuttavia, EuroCommerce ritiene deludente l’approccio del Libro verde secondo cui esso una regolamentazione in materia deve essere considerata soltanto un’opzione. L’associazione, insieme con altri attori della catena di approvvigionamento alimentare, ha quindi scelto di sviluppare una serie di buone pratiche ed un quadro di riferimento volontario per attuarle.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:33 )