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Pacchetto di misure sull'economia circolare

La Commissione europea ha lanciato, il 2 dicembre 2015, il proprio pacchetto sull’economia circolare, « L'anello mancante – Un piano d'azione per l'economia circolare», volto a promuovere la competitività dell’UE a livello mondiale, la crescita economica e l’occupazione nel rispetto e nella piena tutela dell’ambiente e delle sue risorse.

Obiettivi

Il concetto di circolarità viene contrapposto a quello di sviluppo lineare dell’economia secondo un classico approccio “usa e getta”, il cui mantenimento – considerata la scarsità delle risorse disponibili - metterebbe concretamente e seriamente a rischio la sostenibilità dell’economia e la sopravvivenza del pianeta. Il pacchetto presenta dunque l’ambizioso obiettivo di realizzare un cambiamento radicale dell’approccio all’economia di mercato, inserendosi nell’“anello mancante” del ciclo di vita dei prodotti attraverso una serie di nuove azioni volte a trarre e sfruttare il massimo valore delle materie prime e degli scarti. Attraverso il documento, l’UE intende presentarsi come leader mondiale della sostenibilità, attraverso un rimodellamento onnicomprensivo delle modalità di produzione e consumo ed un cambiamento a 365 gradi del ciclo di vita dei prodotti.

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Iter normativo

Il documento è frutto di un dialogo con Stati membri, regioni, comuni, imprese e società civile e tiene conto della consultazione pubblica aperta dal 28 maggio al 20 agosto 2015 che ha ottenuto più di 1200 risposte. Il pacchetto comprende la revisione delle proposte legislative sui rifiuti ritirate nel 2014 e un Piano d’azione globale che tocca più settori. Le proposte sui rifiuti dimostrano la chiara volontà politica di ridurre il collocamento in discariche a favore del riciclo. Tra gli obiettivi in quest’ambito figurano il raggiungimento della quota del 65% entro il 2030 per il riciclaggio dei rifiuti urbani e del 75% per i rifiuti da imballaggio; il collocamento massimo del 10% in discarica; il divieto di collocamento in discarica dei rifiuti differenziati; il riutilizzo degli scarti e la simbiosi industriale. Ad integrazione di queste specifiche proposte, il Piano d’azione tocca diversi ambiti dell’economia: dalla produzione al consumo, dal mercato delle materie prime secondarie alle azioni settoriali (plastica, rifiuti alimentari, costruzioni e demolizioni, biomasse, innovazione e investimenti).Tra le misure principali: finanziamenti per la ricerca e l’innovazione provenienti per 650 milioni dal programma Horizon 2020 e per 5,5 miliardi dai fondi strutturali; la riduzione dei rifiuti alimentari del 50% entro il 2030 attraverso un’indicazione della data di consumazione più efficiente e una metodologia comune di rilevazione; nuove norme a promozione della longevità dei prodotti e dell’efficienza energetica che rientrino nel Piano di lavoro 2015-2017 sulla progettazione eco-compatibile; la revisione del regolamento sui concimi; una nuova strategia per le materie plastiche; la riduzione dei rifiuti marini e il riutilizzo delle acque. In allegato al documento principale, la Commissione ha fornito un calendario puntuale di tali iniziative, prevedendo inoltre uno strumento di monitoraggio dello stato della loro implementazione e incoraggiando il Parlamento europeo ed il Consiglio a dare priorità all’adozione delle proposte presentate.

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Il punto di vista europeo

EUROCHAMBRES accoglie positivamente l’approccio olistico e bilanciato adottato dalla Commissione rispetto al pacchetto ritirato nel 2014, notando con favore lo sforzo di armonizzazione e semplificazione, l’introduzione di un Early Warning System per monitorare il rispetto delle norme sul riciclo e le maggiori opportunità di finanziamento per la ricerca e l’innovazione. Tuttavia, l'Associazione delle Camere di commercio europee sottolinea come l’adozione del principio della responsabilità del produttore comporti ulteriori carichi amministrativi per le imprese e come i target sui rifiuti da imballaggio siano irrealistici se comparati con lo stato attuale delle tecniche di smaltimento.

Analogamente, UEAPME mostra una posizione critica sia sull’adozione del principio di responsabilità del produttore sia soprattutto sul ruolo che ritiene debba essere riconosciuto alle PMI nel processo di transizione verso l’economia circolare. All’interno del documento, la Commissione ne fa un breve cenno, riconoscendo la loro attività nel settore del riciclaggio e della gestione innovativa dei rifiuti. Tuttavia, UEAPME sottolinea come siano necessarie ulteriori azioni, solo in parte contemplate nel pacchetto. Tra queste: la formulazione di un quadro normativo favorevole alle PMI; la fornitura di assistenza tecnica a livello locale per il miglioramento delle abilità dei lavoratori del settore; azioni di sensibilizzazione, di capacity building e nuove iniziative per incrementare l’accesso al credito.

Decisamente meno critica la posizione di BUSINESSEUROPE che, pur riconoscendo le difficoltà che l’implementazione di questo ambizioso pacchetto comporterà, elogia l’adozione di un approccio concertato e di lungo periodo, che punta alla progressività della transizione attraverso la cooperazione tra UE, governi e imprese.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:49 )