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La better regulation

La Better Regulation è la strategia di semplificazione amministrativa elaborata dalla Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI e adottata dalla Commissione europea per ridurre gli oneri burocratici a carico delle imprese, al fine di aumentarne la competitività. 
Poiché nella vita di ogni impresa assume un ruolo centrale il contesto normativo entro cui essa opera, la Commissione ha fatto della Better Regulation uno dei punti cardine del proprio programma di lavoro.
Il corpus normativo che l’Unione europea ha sviluppato nel corso degli anni, assicura, infatti, lo sviluppo economico, la tutela dell’ambiente e il miglioramento delle normative sociali, ma con l’esperienza acquisita nel perseguire questi obiettivi è diventato chiaro che la capacità di raggiungerli in modo efficiente dipende anche in buona misura dal modo in cui vengono impostate le norme.

Obiettivi

La strategia per legiferare meglio si basa su tre linee d'azione principali: 
•  promuovere l'elaborazione e l'applicazione di migliori strumenti di legiferazione a livello UE, in particolare la semplificazione, la riduzione degli oneri amministrativi e la valutazione d'impatto;
•  lavorare a più stretto contatto con gli Stati membri per garantire che i principi della Better Regulation siano applicati coerentemente in tutta l'UE dai vari partecipanti al processo normativo; 
•  rafforzare il dialogo tra le parti interessate.

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Iter normativo

Dopo una serie di iniziative lanciate a partire dal 2005, il Parlamento europeo ha adottato, nel settembre 2010, una risoluzione d’iniziativa sulla Better Regulation che affronta diversi temi connessi alle conseguenze dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona sui futuri processi decisionali. Fra gli argomenti trattati figurano in particolare:
• l’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità;
• la valutazione d’impatto;
• la riduzione degli oneri amministrativi;
• la semplificazione e l’unificazione normativa.

Con riferimento al più specifico tema della valutazione d'impatto, rientrante fra gli obiettivi della better regulation, Il Parlamento europeo ha votato, il 6 giugno 2011, una relazione d'iniziativa nella quale vi è anche un riferimento alla proposta contenuta nello Small Business Act di condurre degli 'SME test', ossia dei test calibrati specificamente sulle esigenze delle piccole e medie imprese onde evitare che la nuova normativa imponga loro oneri amministrativi troppo gravosi.

Con l’adozione delle proprie conclusioni sulla regolamentazione intelligente, il Consiglio Competitività del 29 maggio 2013 ha esortato tutti gli attori coinvolti ad implementare urgentemente le misure contenute nella comunicazione della Commissione  del marzo 2013, intitolata "Legiferare con intelligenza: rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese", realizzando progressi concreti e trasparenti che portino a riduzioni tangibili della regolamentazione per le imprese. I Ministri hanno inoltre invitato la Commissione europea e gli Stati membri ad aumentare la reciproca collaborazione al fine di sviluppare metodologie comparabili, trasparenti e flessibili per tutte le istituzioni dell'Ue e degli Stati membri.

La Commissione europea ha quindi presentato, il 24 aprile 2013, una proposta per la riduzione delle formalità burocratiche attualmente necessarie per ottenere il riconoscimento in un altro Stato membro a cittadini e imprese. In particolare, essi non dovranno più fornire versioni “legalizzate” o traduzioni “certificate” di dodici categorie di documenti ufficiali, ad esempio quando si registra una società. L’abolizione di questi adempimenti farà risparmiare alle imprese europee fino a 330 milioni di euro. Un’altra proposta dalla Commissione è uno strumento di semplificazione, ossia dei formulari standard multilingue facoltativi, in tutte le lingue officiali dell’UE , che le imprese possono richiedere al posto dei documenti pubblici nazionali riguardanti, ad esempio la forma giuridica e rappresentanza di una società o altra impresa. Un progetto di relazione in merito è attualmente all’esame della Commissione giuridica del Parlamento europeo. Con essa, gli eurodeputati auspicano una definizione del campo di applicazione del regolamento meno restrittiva rispetto alla proposta della Commissione, che invece si applicherebbe solo a determinati documenti pubblici, soprattutto relativi allo stato civile. Il Parlamento europeo propone che sia incluso il maggior numero possibile di settori oggetto di problematiche, in particolare quelli riguardanti i documenti d’identità, certificati in materia di istruzione o di invalidità e documenti fiscali e della sicurezza sociale, visti i problemi legati a tali formalità.

Nel frattempo, nell’ambito del suo programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (Regulatory Fitness and Performance Programme - REFIT) lanciato nel dicembre 2012, la Commissione ha presentato, il 2 ottobre 2013, una comunicazione con cui illustra i risultati ottenuti ed i prossimi passi. In essa, la Commissione:
• fornisce una visione d’insieme degli interventi attuati e delle principali politiche di riforma portate avanti negli ultimi anni. In particolare, dal 2005, la Commissione ha approvato 660 iniziative di semplificazione, codificazione o rifusione, ed ha abrogato 5.590 atti giuridici; nel periodo 2007-2012, essa ha ottenuto una diminuzione del 26% degli oneri amministrativi per le imprese, equivalente ad un risparmio pari a 32,3 milioni di euro all’anno, ai quali devono essere aggiunti 5 miliardi derivanti da misure che saranno adottate nei prossimi anni;
• presenta iniziative legislative per semplificare e ridurre gli oneri attualmente in esame presso le Istituzioni, in settori quali la sicurezza dei prodotti di consumo, la vigilanza del mercato, gli appalti pubblici;
• proporrà modifiche e consolidamento delle normative riguardanti alcuni ambiti, a seguito dell’avvio di 47 valutazioni nei settori dell’impresa e industria, ambiente e occupazione;
• identifica i settori in cui ritirare proposte il cui iter di approvazione è bloccato (tra cui la direttiva “suolo”, la direttiva sulla semplificazione degli obblighi IVA, lo statuto della società privata europea), non presentare proposte ed abrogare norme esistenti non più necessarie (tra cui veicoli per il trasporto su strada puliti ed efficienti sul piano energetico, classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi);
• definisce nuove azioni orizzontali ai fini dell’adeguatezza della legislazione, ad esempio recensendo gli obblighi amministrativi a livello nazionale derivanti dall’attuazione dalle norme europee e riesaminarli periodicamente per valutare la possibilità di ridurli.

Da parte sua, il Consiglio dell'UE ha approvato, il 4 dicembre 2014, le sue conclusioni sulla Smart regulation, necessaria a garantire che l'UE raggiunga i suoi obiettivi politici, tra cui il buon funzionamento del mercato unico. La normativa europea dovrà essere trasparente e semplice, inoltre, dovrà comportare costi minimi e un carico normativo ridotto, al fine di promuovere la competitività, la crescita e l'occupazione, e sempre tenendo conto della protezione dei consumatori, la salute, l'ambiente e i lavoratori. E’ fondamentale promuovere strumenti regolamentari e non regolamentari più efficaci, come ad esempio l'armonizzazione e il mutuo riconoscimento, al fine di evitare che le imprese e i consumatori debbano affrontare i costi dell’esistenza di 28 mercati nazionali. La legislazione europea dovrà essere necessariamente più comprensibile e facile da usare per i cittadini, le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli e le imprese, la Commissione pertanto è invitata ad andare avanti con le iniziative di semplificazione, anche attraverso il programma REFIT, utilizzato proprio per il controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione dell’Ue; in particolare, gli Stati membri e le parti interessate dovranno dare il loro contributo attivo a questo programma. Tutte le istituzioni dell'UE dovranno applicare rigorosamente il principio "Pensare anzitutto in piccolo" nell’approvazione di strumenti di regolamentazione intelligente e nel test di valutazione di impatto di questi sulle PMI, per tener conto dei bisogni concreti e dei vincoli di queste imprese.

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Il punto di vista europeo

Nel marzo 2013, in occasione della presentazione della comunicazione della Commissione, EUROCHAMBRES ha accolto con favore la nuova iniziativa ed il chiaro messaggio rivolto alla comunità imprenditoriale per un maggiore impegno nel rispondere ai bisogni delle imprese più piccole, fonte di occupazione e crescita in Europa. Tuttavia, l’associazione europea si è rammaricata per il trattamento privilegiato garantito alle microimprese e per la mancanza di misure concrete per raccogliere dati sulle PMI che evitino, nel futuro, l’elaborazione di norme non appropriate da parte dei policymakers.

Nel marzo 2013, UEAPME, da un lato, ha constatato con favore che la Commissione sembra allontanarsi dai suoi piani per esentare le microimprese dalle norme europee; dall’altro, ha sottolineato che gli obiettivi saranno raggiunti soltanto nel caso in cui Parlamento europeo e Consiglio si impegnino egualmente ed ha deplorato la scarsa attenzione dedicata al principio “Pensare prima in piccolo”.

Infine, BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea, in un position paper dell'aprile 2012, afferma la necessità di raggiungere l’obiettivo programmato dalla Commissione europea di ridurre gli obblighi amministrativi gravanti sulle imprese del 25% in cinque anni. Inoltre, l'associazione mette in guardia dal pericolo di vanificare gli sforzi effettuati creando oneri ulteriori e invita le Istituzioni europee ad instaurare un dialogo costante e trasparente con le imprese e i loro rappresentanti.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 09:10 )