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EUROCHAMBRES risponde alla consultazione pubblica sulla revisione della direttiva sull'efficienza energetica

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla revisione della direttiva sull’efficienza energetica, che vincola gli Stati membri all’adozione di misure volte ad una riduzione del 20% del consumo annuale di energia dell’Unione. La Direttiva è finora stata uno strumento essenziale per il conseguimento degli obiettivi energetici della Strategia Europa 2020. Nell’ottobre 2014 il Consiglio Europeo ha tuttavia convenuto un incremento dell’obiettivo di efficienza energetica dal 20% al 27% entro il 2030.

Alla luce di questo nuovo target, numerosi articoli della Direttiva Energetica dovranno essere rivisti. La risposta di EUROCHAMBRES alla consultazione pubblica sulla revisione della direttiva sull’efficienza energetica è stata finalizzata il 27 gennaio tramite un position paper dal quale è emersa la necessità di un miglior coordinamento della legislazione in materia ambientale ed energetica. EUROCHAMBRES registra come nel recente passato l’implementazione degli obiettivi del piano 20-20-20, consistenti nella riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, nell’aumento del 20% della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili e nella riduzione del 20% del consumo energetico, abbia accresciuto gli oneri finanziari e burocratici che gravano sulle imprese ad alto consumo energetico, oltre ad aver indotto una proliferazione di iniziative dagli intenti spesso confliggenti. EUROCHAMBRES invita pertanto la Commissione ad assegnare chiara priorità fra i diversi target prefissati.

Gli enti camerali membri dell’Associazione hanno inoltre rilevato come la trasposizione a livello nazionale della direttiva sull’efficienza energetica, contrassegnata da ritardi e manchevolezze da parte dei Paesi membri, abbia condotto alla diversificazione degli standard energetici adottati nei singoli contesti nazionali, producendo effetti distorsivi sul funzionamento del mercato interno e notevole incertezza per le imprese europee. L’Esecutivo europeo dovrebbe quindi considerare come la riduzione di consumi e costi energetici siano di per sé un fattore competitivo contemplato dalle imprese. La logica competitiva costituisce infatti il miglior incentivo per coinvolgere gli operatori economici nell’implementazione della direttiva. Al contrario, l’imposizione di rigidi tetti al consumo energetico minerebbe invece l’efficienza economica delle imprese UE. La posizione di EUROCHAMBRES verte pertanto sull’adozione a livello nazionale di strumenti normativi non vincolanti.

Il position paper esprime inoltre una ferma opposizione ad emendamenti che impongano requisiti in termini di efficienza energetica per l’acquisto di edifici, beni e servizi da parte di enti pubblici. La partecipazione alle gare d’appalto è già complessa e costosa, in particolare per le PMI, e non sembra necessaria né opportuna l’introduzione di ulteriori gravose condizioni.

La posizione di EUROCHAMBRES sprona pertanto la Commissione a persistere nella sua ambiziosa politica energetica tenendo in considerazione le esigenze del sistema produttivo europeo. Bruxelles dovrebbe incentivare il corretto ed equanime recepimento della direttiva da parte degli Stati membri, onde evitare un’implementazione della normativa “a macchia di leopardo”, come accaduto per il piano 20-20-20. Infine il documento ricorda la necessità di prediligere misure tecnicamente praticabili ed economicamente efficienti: qualora il rapporto costi/benefici fosse troppo alto l’inevitabile disapplicazione della direttiva porterebbe al fallimento degli auspici comuni per un’Europa energicamente più efficiente e sostenibile.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 03 Giugno 2016 10:23 )