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La posizione di EUROCHAMBRES sulla proposta legislativa riguardante la vendita a distanza di contenuti digitali

EUROCHAMBRES ha recentemente pubblicato un position paper, in risposta alla proposta della Commissione europea di una direttiva sulla vendita a distanza di contenuti digitali pubblicata il 9 dicembre scorso. Secondo EUROCHAMBRES, l’utilità di una regolamentazione specifica in questo ambito è dubbia sotto diversi punti di vista. Per le imprese, le differenti legislazioni in materia di diritto contrattuale nei singoli Stati membri non sono le uniche ragioni per cui non conviene offrire i propri prodotti all’estero. Piuttosto, il problema sta nel fatto di non poter utilizzare le regolamentazioni dei propri Paesi d’origine una volta attraversato il confine. Inoltre, alcune disposizioni del regolamento “ROMA 1” (riguardante le obbligazioni contrattuali) permettono di aggirare il “principio del Paese d’origine” per i contratti tra fornitori e consumatori. Nella visione di EUROCHAMBRES, queste ultime disposizioni dovrebbero essere corrette attraverso una piccola modifica della legislazione e, di conseguenza, si contribuirebbe alla promessa della Commissione europea di non indulgere nell’eccessiva regolamentazione e di mettere in pratica il principio di “non regolamentare di più, ma meglio”.

L’affermazione dell’Esecutivo europeo secondo cui la nuova normativa abbasserebbe i costi per le imprese attraverso l’armonizzazione di certi aspetti in materia di diritto contrattuale non è, secondo EUROCHAMBRES, abbastanza convincente. Una volta implementata, le imprese si troverebbero comunque a dover combattere con un mosaico eterogeneo di leggi nazionali sulla tutela dei consumatori. In teoria, la piena armonizzazione assicurerebbe l’adozione di disposizioni uniformi a livello europeo e spronerebbe la rimozione delle barriere legali, creando benefici per le imprese ed i consumatori. Tuttavia, EUROCHAMBRES ritiene che, in questo caso specifico, gli interessi dei consumatori siano stati tutelati in maniera sproporzionata rispetto a quelli delle imprese.

L’unico aspetto positivo di questa proposta di direttiva consisterebbe nel fatto che i singoli Stati potrebbero continuare a catalogare liberamente le imprese secondo il diritto commerciale nazionale. Infine, prima della presentazione della proposta, sarebbe stato opportuno effettuare studi più approfonditi circa le regole già in vigore in materia di diritto contrattuale dei contenuti digitali. I veri problemi incontrati dalle imprese riguardano soprattutto le leggi nazionali sul copyright, la privacy, la proprietà intellettuale e la protezione dei dati. Per questo motivo, EUROCHAMBRES ritiene prioritaria la creazione di un solido quadro europeo per le future regolamentazioni in materia di protezione dei dati, scongiurando, in questo modo, la proliferazione di legislazioni nazionali eterogenee.

In conclusione, EUROCHAMBRES evidenzia le seguenti priorità in materia:

  • nel rispetto dell’approccio della Direttiva sulla Vendita di Prodotti di Consumo, sarebbe più equilibrato e corretto, tanto per i consumatori quanto per le imprese, che la parte che reclama la non conformità del contratto si faccia carico dell’onere della prova;
  • anche se i contenuti digitali sono differenti dai prodotti materiali, alcuni principi di base dovrebbero essere comuni ad entrambi. Ciò garantirebbe l’applicazione del tempo limite per la presentazione della prova previsto nell’articolo 5 par. 3 della Direttiva 199/44/EC ed il tempo limite per la dimostrazione della mancanza di conformità prevista nell’articolo cinque par. 1 anche ai contenuti digitali;
  • le regole proposte sulla risoluzione del contratto sono eccessivamente in favore del consumatore (per esempio, nel caso della mancanza della consegna e del non pagamento dovuto alla non conformità di una singola clausola).

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