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La politica ambientale europea

Sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici, biodiversità, tecnologie ambientali sono solo alcuni dei settori di cui direttamente si occupa l'Unione europea, in particolare la Direzione Generale per l’Ambiente della Commissione europea, in materia ambientale e che fanno del nostro continente una regione con gli standard più elevati.

Obiettivi

La politica dell'Unione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi: 
•  salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente, 
•  protezione della salute umana, 
•  utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, 
•  promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a livello regionale o mondiale e, in particolare, a contrastare i cambiamenti climatici.

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Iter normativo

La Commissione europea ha presentato il 29 novembre 2012 una proposta di programma generale d’azione per l'ambiente destinato ad orientare tale politica europea fino al 2020. Il documento individua nove obiettivi prioritari, tra cui:
• proteggere la natura e rafforzare la resilienza ecologica;
• stimolare una crescita sostenibile, efficiente nell'impiego delle risorse ed a basse emissioni di carbonio;
• contrastare efficacemente i rischi d'ordine ambientale per la salute.
Tra le misure concrete da porre in essere si annoverano l'eliminazione graduale delle sovvenzioni dannose per l'ambiente, lo spostamento dalla tassazione del lavoro alla tassazione dell'inquinamento, la conclusione di partenariati tra Stati membri e Commissione per l'attuazione della normativa ambientale europea, nonché la messa a punto di un sistema di tracciabilità delle spese relative all'ambiente nel bilancio dell’Unione.
Il programma stabilisce infine un quadro di sostegno per il conseguimento di tali obiettivi, promuovendo, in particolare, una migliore attuazione della normativa ambientale dell'UE, l'ampliamento e l'aggiornamento delle conoscenze scientifiche, gli investimenti necessari per supportare la politica in materia di ambiente e cambiamenti climatici, nonché un più efficace recepimento delle esigenze ambientali nelle altre politiche europee.

Tra le altre iniziative legislative in corso si ricorda:

• Direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa del 2002, che prevedeva che gli Stati membri raccogliessero annualmente almeno 4 kg di rifiuti elettrici ed elettronici per abitante, non tutelava debitamente l'ambiente in quanto le vendite di tali prodotti sono in aumento ogni anno.
Il Parlamento europeo, in una risoluzione legislativa approvata il 3 febbraio 2011, affermava che gli Stati membri avrebbero dovuto, dal 2016, raccogliere l'85% dei rifiuti elettronici prodotti. Per il 2012, i deputati proponevano un obiettivo di 4 kg per abitante (come già previsto dalle regole in vigore) o in alternativa, a seconda di quale delle due opzioni prevedesse la maggior quantità, il totale di rifiuti raccolti nel 2010.
Nel luglio 2012, al termine di un complicato processo di revisione durato oltre quattro anni, il Consiglio ha finalmente adottato la direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) intesa a migliorare la raccolta, il riutilizzo e il riciclaggio di dispositivi elettronici al fine di contribuire alla riduzione dei rifiuti e all'uso efficiente delle risorse.
Tutti i tipi di rifiuti elettrici ed elettronici dovrebbero essere inclusi nella nuova normativa con l'eccezione di quelli inseriti in una lista collegata alla direttiva stessa, come le grandi installazioni, l'equipaggiamento militare e i veicoli.

• Sistema di scambio di emissioni (ETS). Tre sono le tematiche in questo ambito. Si tratta di:
- tempi delle aste di quote di gas a effetto serra, disciplinati da una direttiva dell’aprile 2009 e per la cui modifica è stata presentata una proposta di decisione nel luglio 2012;
- tempi, gestione ed altri aspetti della vendita all’asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, disciplinati dal regolamento della Commissione del 2010 e la cui modifica è stata adottata nel 2011;
- armonizzazione delle procedure di assegnazione gratuita delle quote di emissioni, ai sensi della decisione del 2011.
Per quanto concerne la normativa sui tempi delle aste, la direttiva del 2009 intendeva perfezionare ed estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione con l'obiettivo di ridurle del 21% nel 2020 rispetto al 2005. A tal fine, il documento prevede, a partire dal 2013 (inizio della terza fase ETS), un sistema di aste quale principale metodo di assegnazione per l'acquisto di quote, i cui introiti servono a finanziare misure di riduzione delle emissioni e di adattamento al cambiamento climatico.
Con la sua proposta di revisione ed in base alla relazione sulla situazione del mercato europeo del carbonio (che illustra una serie di possibili misure strutturali da adottare per affrontare il problema delle quote eccedenti), la Commissione intende intervenire rivedendo il calendario delle aste e riducendo di 900 milioni il numero di quote da mettere all'asta all’inizio della terza fase del sistema di scambi di quote, cioè dal 2013 al 2015, a fronte di un aumento equivalente nel periodo restante fino al 2020. Questo rinvio permetterebbe di ridurre il numero di quote da offrire all'asta nel breve periodo, quando la domanda rimane molto bassa, e di aumentarle in un secondo momento, quando si prevede un rialzo della domanda.
Nell’aprile 2013, il Parlamento europeo ha votato contro lo slittamento temporale delle quote di emissione (cosiddetto “back loading“), ritenendo che interferire con la fornitura di crediti minerebbe la fiducia nel sistema di scambio. Tuttavia, nel luglio 2013, gli eurodeputati hanno concordato che la Commissione europea può, in circostanze eccezionali, adeguare il calendario al fine di garantire un corretto funzionamento del mercato e procedere in tal senso una sola volta per un numero massimo di quote pari a 900 milioni.
Relativamente agli aspetti procedurali legati alle aste, il regolamento della Commissione e la successiva modifica regolano le modalità di partecipazione alle aste, direttamente via Internet o via connessioni dedicate, mediante intermediari finanziari autorizzati e soggetti a vigilanza o altri soggetti autorizzati dagli Stati membri a presentare offerte per conto proprio o per conto dei clienti della loro attività principale.
L’ultimo testo stabilisce le regole fondamentali per gli Stati membri ai fini del calcolo del numero di quote da assegnare gratuitamente ogni anno in alcuni settori industriali. Infatti, anche se la messa all'asta diventerà il principio fondamentale di assegnazione, una parte delle quote a titolo gratuito sarà ancora concesso all'industria fino al 2020, in particolare per ridurre i costi degli impianti in quei settori ritenuti esposti ad una concorrenza significativa al di fuori dell'Unione europea. Gli Stati membri sono stati invitati a raccogliere i dati relativi necessari alle attività per ogni impianto in questione nel loro territorio, sulla base dei quali la Commissione europea ha calcolato la ripartizione finale delle quote per ciascun anno fino al 2020.

Si ricorda, da ultimo, il lancio da parte della Commissione, nel dicembre 2012, di una consultazione pubblica riguardante le opzioni strutturali per rafforzare il sistema di scambio delle emissioni. Con essa si è domandato agli stakeholders di fornire opinioni circa l'impatto delle opzioni strutturali sulla  riduzione delle emissioni, sulla capacità del Sistema ETS di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo di lungo periodo della riduzione dell’80/95% delle emissioni in maniera economicamente efficace, sulle proprie attività economiche ed i cambiamenti previsti per conformarvisi  nonchè l’impatto sull’occupazione.

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Il punto di vista europeo

EUROCHAMBRES ha accolto con favore la proposta del programma generale d’azione per l’ambiente, ma ha invitato le istituzioni al rispetto dei principi della “smart regulation” per la creazione di nuove norme e strumenti. L’associazione rammenta le limitate capacità delle PMI e sottolinea l’importanza di mantenere un corretto bilanciamento tra protezione ambientale ad alto livello e minimizzazione degli oneri amministrativi e di conformità. Tuttavia, EUROCHAMBRES esprime il suo scetticismo sui nuovi target vincolanti proposti in merito alla riduzione dell’impatto ambientale complessivo e sostiene che un approccio di mercato più dinamico contribuirebbe a rendere i consumi e la produzione più efficienti ed a costi inferiori.

Per quanto riguarda la proposta di revisione del regolamento sullo scambio di emissioni, EUROCHAMBRES ha fortemente criticato la ritenuta di 900 milioni di unità di emissioni di carbonio che, da un lato, concorrerebbe ad incrementare artificialmente il prezzo dei certificati ETS, ma dall’altro metterebbe a repentaglio la crescita e l’occupazione in Europa. Secondo l’associazione, infatti, la proposta di intervento minaccerebbe considerevolmente le capacità di pianificare sviluppo ed investimenti delle imprese. D'altro canto, EUROCHAMBRES si oppone all’introduzione di modifiche del quadro giuridico prima del 2020, mentre è favorevole a discutere di una revisione della direttiva per il periodo successivo. In particolare, l’organizzazione sottolinea come interventi troppo ambiziosi della Commissione potrebbero avere effetti negativi sulle imprese europee che competono con quelle provenienti da altri Paesi dotati di politiche ambientali molto più permissive.

Da parte sua, BUSINESSEUROPE (l'Associazione delle confindustrie europee) ritiene adeguato lo strumento comunitario ETS per ridurre lo scambio di emissioni industriali. Nell’ambito di tale sistema è importante fissare chiari prezzi di riferimento e altre norme (come adeguati risarcimenti per danni indiretti o quote a titolo gratuito per gli impianti esposti a perdite di carbonio) che incoraggino le imprese a investire nelle tecnologie pulite. Secondo BUSINESSEUROPE bisogna preservare la competitività dell’industria in Europa soprattutto per quelle imprese che utilizzano grandi quantità di energia per le loro produzioni. Ad ogni modo, BUSINESSEUROPE si oppone a tutte le misure a breve termine suggerite dalla Commissione poiché non offrono una soluzione capace di stimolare la crescita e gli investimenti nel lungo periodo. Inoltre, essa suggerisce alla Commissione alcune azioni da intraprendere al fine di migliorare il pacchetto energia e offrire alle imprese la certezza della quale hanno bisogno per investire in Europa.

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I programmi europei di finanziamento

Rispetto alla programmazione 2014-2020, la politica ambientale sarà finanziata dal programma LIFE. Per maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento si rimanda alla sezione Monitoraggio bandi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 13:36 )