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L'Unione dell'innovazione

L'Unione europea  investe in ricerca e sviluppo il 2% del PIL: lo 0,8% di PIL in meno rispetto  agli Stati Uniti e l’1,5% in meno rispetto al Giappone.
Negli ultimi anni è poi diventato sempre più massiccio il fenomeno della "fuga di cervelli" dall'Europa verso Paesi che dimostrano una capacità di valorizzare la realizzazione di progetti innovativi.
In questo modo, non viene sfruttato adeguatamente il ricchissimo potenziale umano di cui l'Unione europea dispone, con il rischio di perdere talenti e idee a vantaggio di altre potenze economiche.
La Direzione Generale Ricerca e Innovazione della Commissione europea ha quindi deciso, attraverso  l'Unione dell'innovazione, di lanciare una strategia per invertire questo fenomeno ed incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Obiettivi
Iter normativo
ll punto di vista europeo
I programmi europei di finanziamento

Obiettivi

L'innovazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare con successo le problematiche legate al cambiamento climatico, alla scarsità di energia e di risorse, alla salute e all'invecchiamento della popolazione.
L'Unione dell'innovazione si propone l'ambizioso obiettivo di portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL entro il 2020. Recenti studi dimostrano, infatti, che ciò dovrebbe consentire di creare 3,7 milioni di posti di lavoro e di aumentare il PIL annuo di 795 miliardi di euro entro il 2025.
Migliorando la qualità della ricerca e puntando all’eccellenza sarà possibile colmare il divario che impedisce alle idee innovative di raggiungere il mercato e si potrà creare una vera e propria Area di Ricerca Europea.

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Iter normativo

La creazione dell'Unione dell'innovazione è stata annunciata dalla Commissione europea nell'ambito della Strategia Europa 2020 ed è stata realizzata dalla Commissaria europea per la ricerca Máire Geoghegan-Quinn con il sostegno del Commissario europeo all’industria Antonio Tajani.
Nel 2010 è stata quindi pubblicata una comunicazione che individua oltre 30 azioni chiave basate sullo sviluppo di partenariati pubblico-privati, sull’uso strategico degli appalti pubblici e sul riconoscimento di brevetti e licenze a livello europeo. Si propone, inoltre, la messa a punto di un ampio quadro di valutazione dell’innovazione basato su 25 ndicatori.

Per ovviare alla frammentazione del Mercato, la Comunicazione propone una più stretta cooperazione tra il livello nazionale e quello regionale. L’Unione dell’innovazione mira, infatti, ad avvicinare tra di loro le regioni caratterizzate da differenti livelli di sviluppo tecnologico, puntando su un miglior utilizzo dei fondi strutturali messi a bilancio per il periodo 2007-2013 per finanziare progetti di ricerca e innovazione.

Il nuovo approccio sarà basato sui Partenariati per l’innovazione che mobiliteranno i soggetti interessati a livello europeo, nazionale, pubblico e privato per il raggiungimento di obiettivi predefiniti: intensificare la ricerca e lo sviluppo, coordinare gli investimenti, promuovere gli standard e affrontare le sfide sociali.

Nell'ambito dell'Unione dell'innovazione assume particolare rilevanza anche l’aspetto sociale. In particolare, saranno valorizzate le idee innovative provenienti da quelle imprese, associazioni ed enti no profit che forniscono risposte adeguate ai bisogni sociali. In quest'ambito, si ricorda inoltre l'adozione, nell'aprile 2013, di un regolamento relativo ai Fondi europei per l'imprenditoria sociale, che si propone di sostenere il finanziamento delle imprese sociali tramite la creazione di fondi di investimento dedicati.

La Comunicazione enfatizza, inoltre, l’importanza della cooperazione internazionale: l’Unione europea deve sviluppare un approccio comune con i Paesi terzi per una migliore collaborazione in ambito scientifico, specie per quanto concerne la tutela della proprietà intellettuale e la standardizzazione. Entro il 2013 sarà siglato un accordo internazionale per lo sviluppo di infrastrutture di ricerca che, a causa della loro complessità e dei costi elevati, possono essere sviluppate soltanto su scala mondiale.

Da ultimo, a luglio 2014, La Commissione ha pubblicato i risultati relativi al 2016 del quadro europeo di valutazione dell'innovazione, del quadro di valutazione dell'innovazione regionale e dell'Innobarometro. Le principali conclusioni delle tre relazioni sono che nell'Unione europea l'innovazione guadagna terreno rispetto al Giappone e agli Stati Uniti, mentre la Svezia è ancora il leader dell'innovazione dell'UE, seguita da Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi. Rispetto all’innovazione settoriale, gli Stati leader sono la Svezia (risorse umane e qualità della ricerca accademica), la Finlandia (condizioni del quadro finanziario), la Germania (investimenti privati nell'innovazione), il Belgio (reti e collaborazione nel campo dell'innovazione) e l'Irlanda (innovazione nelle piccole e medie imprese). I paesi in cui l'innovazione registra un'espansione più celere sono la Lettonia, Malta, la Lituania, i Paesi Bassi e il Regno Unito.

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Il punto di vista europeo

Le Camere di commercio europee forniscono alle imprese una serie di servizi innovativi ed EUROCHAMBRES, l'associazione che le rappresenta a livello europeo, attribuisce grande importanza al dibattito sul potenziamento dell'innovazione.
In un position paper pubblicato nel 2011, EUROCHAMBRES formula una serie di raccomandazioni concernenti le iniziative chiave dell'Unione in quest’ambito:

• occorre che, nell'implementazione delle azioni faro di Europa2020, sia chiaro il nesso che lega imprenditoria e innovazione, nonché il rispetto del principio 'Pensare innanzitutto in piccolo' affermato dallo Small Business Act;
• il concetto d'innovazione deve essere inteso in senso più ampio, non solo come innovazione tecnologica, ma anche come capacità di creare approcci nuovi e originali al design, ai processi produttivi, alle catene di valore, all'organizzazione e ai modelli imprenditoriali;
• e’ necessario un cambio di rotta nei sistemi educativi che passi attraverso il riconoscimento del legame che deve unire la ricerca accademica alle sue possibili applicazioni industriali: solo così l'innovazione potrà essere realmente lo strumento attraverso cui le buone idee riescono a raggiungere il mercato;
• si dovrebbe creare un programma di finanziamento dedicato esclusivamente al supporto delle PMI nel campo dell'innovazione. Si chiede, inoltre, un miglior coordinamento tra finanziamenti regionali, nazionali ed europei e una riforma degli stessi che li renda più accessibili, anche attraverso l'elaborazione di un approccio più semplice e coerente alla loro gestione;
• sarebbe opportuno elaborare e seguire un approccio innovativo anche rispetto agli appalti pubblici, per i quali è in programma l'individuazione di nuovi criteri di aggiudicazione che si affianchino a quello economico.
• occorrerebbe una maggiore flessibilità, da parte della Commissione europea, nella valutazione dei risultati dei Partenariati per l'innovazione, evitando di adottare un approccio rigido e predefinito per ogni tipo di partenariato, indipendentemente dalle sue specificità.

Anche BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea, ha preso parte al dibattito sull'Unione dell’Innovazione, identificando una serie di aree tematiche sulle quali focalizzare l'attenzione partendo dalle azioni chiave nelle quali si declina l’iniziativa.
Per realizzare l'Unione dell'innovazione occorre rafforzare i meccanismi di supporto finanziario, specie quelli legati ai capitali di rischio, attraverso la Banca europea degli investimenti e semplificare i programmi di finanziamento europei per ricerca e sviluppo.
Viene inoltre condiviso l'obiettivo di creare un'Area di Ricerca europea entro il 2014 e si chiede di attivare e coinvolgere nei partenariati per l'innovazione tutti gli attori interessati.
Sotto il profilo della formazione, è importante che le politiche degli Stati membri siano volte a supportare la ricerca accademica e a formare il personale da impiegare in progetti di ricerca e sviluppo. In quest'ambito, il coinvolgimento delle imprese riveste primaria importanza, perché consente alle università di adattare i propri programmi formativi alle necessità e richieste del mondo del lavoro, aiutando a veicolare verso il mercato le invenzioni e i processi innovativi.
La spinta all'innovazione deve provenire anche dal mercato dei prodotti e servizi, attraverso gli appalti pre commerciali e attraverso la promozione di standard europei comuni che aiutino a migliorare l'interoperabilità e a stare al passo con un mercato globale in rapida espansione.

UEAPME, l'associazione che rappresenta le PMI a livello europeo, valuta positivamente l'iniziativa lanciata dalla Commissione europea con l’Unione dell’Innovazione e insiste affinché l'approccio adottato per implementare le iniziative contenute nella comunicazione sia aperto alla partecipazione di tutti gli attori economici, riconosca tutte le differenti forme di innovazione - non solo quelle focalizzate sulla ricerca - e tenga conto dei bisogni delle PMI.

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I programmi europei di finanziamento

Per maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento si rimanda alla sezione Monitoraggio bandi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:25 )