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I ricorsi collettivi in Europa

I ricorsi collettivi sono lo strumento che permette, attraverso l’instaurazione di un unico processo civile, il soddisfacimento della pretesa di una molteplicità di soggetti attivi (in genere consumatori) nei confronti di un unico soggetto passivo (in genere un’impresa).
Il presupposto per l’instaurazione di questo tipo di controversie è rappresentato dal compimento di un’azione suscettibile di danneggiare più soggetti. È quindi frequente che si verifichi nel caso di un’impresa che ricorre all’uso di clausole contrattuali standard nei rapporti con tutti i propri clienti.
Il modello classico di ricorso collettivo corrisponde all’istituto statunitense dell’azione di classe, di recente introdotto anche in alcuni ordinamenti giuridici europei (tra cui quello italiano) con alcune varianti.
Le maggiori differenze tra un sistema e l’altro sono rappresentate dall’applicabilità della decisione ai soli soggetti che siano stati parti attive nel giudizio (c.d. opt-in) o anche a coloro che, pur avendo subito il medesimo danno, non abbiano preso parte al giudizio (c.d. opt-out). Nel primo caso è quindi necessario esprimere la propria volontà di essere destinatario del provvedimento emesso dal giudice, mentre nel secondo caso il meccanismo opera come una sorta di “silenzio-assenso” in quanto occorre dichiarare esplicitamente di non voler essere coinvolti nel giudizio in corso e, quindi, nei suoi effetti.
A volte il giudizio viene instaurato da un soggetto pubblico o da un ente che agisce in rappresentanze degli interessi di tutti i danneggiati.
Quanto agli effetti, i ricorsi collettivi si distinguono a seconda che mirino ad ottenere un provvedimento che ingiunga semplicemente la cessazione del comportamento vietato o che siano volti ad ottenere anche un risarcimento per il danno prodotto.

A livello europeo, la  Direzione Generale Giustizia e Consumatori della Commissione, congiuntamente alla DG Concorrenza, si è occupata del tema.

Obiettivi

La Strategia Europa 2020 e il Programma di Stoccolma sottolineano la necessità che i cittadini e le imprese – specie le PMI – abbiano accesso alle opportunità offerte dal mercato interno e dall’area europea di giustizia. In particolare, occorre dotare i cittadini europei di adeguati mezzi di tutela giurisdizionale a garanzia dei diritti loro attribuiti dall’UE.
Attraverso l’instaurazione di un sistema europeo di ricorsi collettivi, l’Unione europea intende quindi dotare i cittadini di uno strumento per potersi riunire al fine di contrastare una pratica abusiva ottenendo il soddisfacimento della propria pretesa attraverso l’instaurazione di un’unica controversia giurisdizionale.

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Iter normativo

Nel corso degli anni, l'Unione europea ha imposto agli Stati membri di dotarsi di sistemi di ricorso collettivo a carattere inibitorio, come quelli previsti a favore dei consumatori dalla direttiva 27 del '98 per vietare l'uso di determinate clausole contrattuali da parte dei professionisti.
Nella maggior parte degli Stati membri sono poi stati introdotti sistemi di ricorso collettivo a carattere risarcitorio per determinati tipi di violazioni.
L'attuale quadro normativo europeo è però caratterizzato da una grande frammentazione a cui l'UE intende porre rimedio assicurando una tutela minima uniforme in tutti i 28 Stati membri.
Nel corso degli ultimi anni la Commissione europea ha lavorato per sviluppare standard comuni europei per i risarcimenti collettivi nel settore dei consumatori e della concorrenza.
Nel 2005 è stato infatti adottato il libro verde sulle azioni risarcitorie per danno da violazione di norme europee antitrust cui ha fatto seguito, nel 2008, un libro bianco. Lo stesso anno, la Commissione europea ha anche pubblicato un libro verde sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori.

Nel 2011 la Commissione europea ha pubblicato un Libro verde sui ricorsi collettivi  come strumento per rafforzare l'applicazione del diritto europeo e ha condotto una consultazione pubblica per aprire un dibattito sul tema in vista della presentazione di una proposta normativa.

Il Parlamento europeo ha adottato, nel febbraio 2012, una risoluzione nella quale raccomanda di adottare un approccio di tipo orizzontale qualora si decida di istituire un sistema europeo di ricorso collettivo, al fine di fornire ai cittadini europei uno strumento uniforme per l'accesso alla giustizia. Quest'ultimo dovrebbe essere applicabile nei casi in cui più soggetti appartenenti a diversi Stati membri abbiano subito il medesimo danno in violazione di un diritto tutelato dalla normativa europea. Il sistema delineato dal Parlamento europeo presenta caratteristiche molto diverse da quello statunitense delle class actions: ripudia infatti il ricorso ai risarcimenti di tipo punitivo, ribadendo il carattere compensativo del risarcimento del danno e la necessità che la pretesa di ciascun ricorrente trovi riscontro in elementi di prova. Nella relazione si sottolinea anche la necessità di creare degli strumenti di salvaguardia che evitino il ricorso pretestuoso ai ricorsi collettivi e consentano a questi ultimi di intervenire nei casi in cui sia realmente necessario. Il ricorso a sistemi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR) andrebbe inoltre privilegiato anche nei casi di controversie collettive.

Anche la Commissione Mercato Interno del Parlamento europeo è intervenuta sull'argomento con un parere, nel quale chiede l'adozione di un approccio coerente ai ricorsi collettivi, che tuteli adeguatamente i consumatori in caso di dispute transfrontaliere e tenga conto sia della tradizione giuridica europea sia degli ordinamenti degli Stati membri.

Recentemente, nel giugno 2013, la Commissione europea ha adottato una comunicazione che raccoglie i principali punti di vista emersi nel corso della
consultazione pubblica e riassume la posizione dell'istituzione su alcuni temi centrali relativi ai ricorsi collettivi. Ad essa si accompagna una raccomandazione della Commissione che definisce una serie di principi comuni non vincolanti relativi ai meccanismi di ricorso collettivo negli Stati membri, per permettere ai cittadini e alle imprese di far valere i diritti loro conferiti dal diritto dell'Unione in caso di violazione. Essa mira a garantire un approccio orizzontale coerente ai ricorsi collettivi nell'Unione europea, senza voler armonizzare gli ordinamenti degli Stati membri. I meccanismi di ricorso nazionali dovrebbero essere accessibili in vari settori in cui il diritto dell'Unione conferisce diritti ai cittadini e alle imprese, in particolare nel campo della protezione dei consumatori, della concorrenza, della tutela dell'ambiente e dei servizi finanziari.

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Il punto di vista europeo

Le associazioni rappresentative dei consumatori e delle imprese a livello europeo hanno partecipato con interesse al dibattito aperto sul tema dei ricorsi collettivi, assumendo posizioni divergenti.
EUROCHAMBRES, dando voce alle Camere di commercio europee, ha pubblicato un position paper nel quale contesta l'approccio generale adottato dalla Commissione europea, che vede il sistema dei ricorsi collettivi come uno strumento per rendere effettiva la tutela dei diritti riconosciuti ai cittadini dall'Unione europea. La corretta applicazione del diritto è infatti di competenza delle autorità pubbliche e non può essere demandata ai privati cittadini. Viene inoltre sottolineato che le profonde differenze esistenti nell'ambito dei vari sistemi giuridici europei non consentono di adottare un sistema di ricorsi collettivi completamente armonizzato a livello europeo.
EUROCHAMBRES contesta anche l'assunto della Commissione europea secondo cui sarebbe necessario istituire uno strumento per la tutela dei cittadini coinvolti in controversie collettive a carattere transfrontaliero. I dati raccolti, infatti, non forniscono un reale riscontro a questa affermazione, ma si riferiscono prevalentemente alle controversie domestiche.
Si suggerisce, quindi, di valorizzare maggiormente gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, che potrebbero essere impiegati efficacemente anche per risolvere le dispute a carattere collettivo. La proposta di EUROCHAMBRES punta sul lancio di un progetto pilota volto a istituire un organismo paneuropeo che agisca in via stragiudiziale fornendo soluzioni rapide ed economiche.
Qualora la Commissione europea non intenda seguire questo suggerimento e prosegua sulla strada della soluzione giudiziale delle controversie collettive, EUROCHAMBRES raccomanda in primo luogo di condurre un'adeguata valutazione d'impatto preventiva, per valutare in anticipo le ricadute sui cittadini e sulle imprese europee.
In ogni caso, risulta fondamentale che il nuovo sistema si discosti da quello statunitense delle class actions, specie con riferimento alle sanzioni a carattere punitivo, tipiche del modello americano, ma incompatibili con gli ordinamenti giuridici europei. Occorre, inoltre, che le vittime dell'illecito abbiano un ruolo centrale e siano le principali destinatarie del risarcimento, onde scoraggiare avvocati e associazioni rappresentative dall'incoraggiare l'instaurazione di controversie pretestuose.
Infine, si raccomanda l'adozione dell'approccio c.d. 'opt-in', che impone a tutti coloro che intendano partecipare al giudizio di dichiarare esplicitamente la propria volontà.

Anche BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea, è stata parte attiva del dibattito in corso sui ricorsi collettivi e ha pubblicato un position paper col quale critica l'impostazione data dalla Commissione europea alla consultazione pubblica. Da alcuni dei quesiti proposti, emerge infatti chiaramente l'intenzione della Commissione di procedere alla creazione di un sistema europeo di ricorsi collettivi, benché a giudizio di BUSINESSEUROPE questa non sia l'unica strada percorribile per attribuire tutela ai diritti dei cittadini europei. Inoltre, la consultazione introduce alcuni elementi che cambiano notevolmente l'impostazione del dibattito. In particolare, BUSINESSEUROPE non concorda con la nozione di risarcimento collettivo come qualsiasi strumento finalizzato alla cessazione o prevenzione di pratiche commerciali abusive che interessino una molteplicità di soggetti. Letteralmente, infatti, il termine risarcimento indica solo la compensazione economica spettante ad un soggetto che ha subito un danno per effetto di una violazione di legge.
Inoltre, l'idea introdurre un'ulteriore forma di ricorso sembra contrastare con la politica in atto nella maggior parte degli Stati membri, che mira a ridurre il più possibile i ricorsi giurisdizionali per esigenze deflattive del contenzioso. Come sostenuto anche da EUROCHAMBRES, sarebbe quindi più opportuno puntare sui sistemi di risoluzione alternativa delle controversie.

Il BEUC, l'associazione europea dei consumatori, si rammarica del ritardo con il quale la Commissione europea sta agendo sul fronte dei ricorsi collettivi, e in un recente position paper la esorta ad intervenire quanto prima con una proposta normativa per attribuire effettiva tutela ai diritti dei consumatori. L'incremento degli scambi commerciali transfrontalieri rende infatti sempre più urgente la predisposizione di strumenti giurisdizionali adeguati per risolvere le dispute tra imprese e consumatori.
Secondo il BEUC la tutela dei diritti attribuiti ai cittadini europei passa sia attraverso strumenti pubblicistici che privatistici. Pertanto, l'intervento delle autorità pubbliche nella persecuzione degli illeciti dev'essere completato dall'attribuzione di un'adeguata tutela risarcitoria alle vittime che abbiano subito un danno. I sistemi alternativi di risoluzione delle controversie non possono fornire un'adeguata risposta a questa esigenza, a causa del loro carattere volontario e non vincolante. Inoltre, si sottolinea che essi sono definiti 'alternativi', proprio perché consentono ai cittadini di farvi ricorso qualora gli strumenti giurisdizionali a loro disposizione non siano considerati adeguati. A giudizio del BEUC non è quindi possibile fondare il sistema dei ricorsi collettivi solo sull'ADR.
Si richiede pertanto alla Commissione europea di mettere a punto un pacchetto normativo vincolante per gli Stati membri che fissi i principi generali per la gestione dei ricorsi collettivi in tutta l'Unione europea.

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Referente Unioncamere: Tiziana Pompei

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:35 )