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Lo Statuto della Società Privata Europea

Lo statuto della Società Privata Europea (SPE) è uno strumento ideato dalla Direzione Generale Mercato interno e Servizi della Commissione che consente alle piccole e medie imprese di espandere la propria attività all'estero dando vita a una forma societaria semplice, flessibile e uniforme in tutta Europa.

Obiettivi

La creazione di uno Statuto per la Società Privata Europea ha come obiettivo dotare le piccole e medie imprese di uno strumento giuridico semplificato che le aiuti ad agire nell'ambito del Mercato unico.

Iter normativo

Nel 2008 la Commissione Europea ha adottato una proposta di regolamento riguardante lo Statuto della Società Privata Europea (SPE).

Quest'iniziativa s’inserisce nel più ampio pacchetto normativo noto come Small Business Act e contenente una serie di linee - guida a favore delle PMI europee.

La proposta della Commissione attua i principi del pacchetto normativo noto come Small Business Act e volto a valorizzare maggiormente le PMI che costituiscono l'ossatura portante del sistema economico europeo.  Lo statuto della SPE risulta calibrato sulle esigenze specifiche delle PMI, perchè consente agli imprenditori di costituire una SPE basandosi sulle stesse disposizioni di diritto societario, semplici e flessibili, in tutti gli Stati membri. La proposta mira, inoltre, a ridurre i costi legati al rispetto delle norme relative alla creazione e al funzionamento delle imprese causati dalle disparità tra le regole nazionali vigenti in materia.
In relazione alla forma giuridica la SPE potrà essere creata ex novo da una o più persone fisiche o giuridiche o in seguito a trasformazione, fusione o divisione di imprese (in base alla legislazione nazionale applicabile); la SPE dovrà avere sede legale nell'UE sebbene possa svolgere le proprie attività in altri Stati membri.
Il regolamento non disciplina le questioni inerenti al diritto del lavoro e fiscale, alla contabilità o all'insolvenza della SPE, né si occupa dei diritti ed obblighi contrattuali della SPE o dei suoi azionisti che siano diversi da quelli derivanti dall'atto costitutivo. Tali materie continueranno ad essere regolamentate dal diritto nazionale e dagli atti comunitari vigenti, se rilevanti.
La proposta prevede, inoltre, che la scelta della SPE come forma giuridica per esercitare attività d'impresa nell'UE non debba avere alcuna conseguenza sul piano fiscale. Occorre pertanto garantire che le SPE siano sottoposte allo stesso regime fiscale delle forme societarie nazionali analoghe.

La proposta della Commissione è stata approvata in prima lettura dal PE ed è ora bloccata in Consiglio a causa delle divergenze in materia di capitale sociale e partecipazione dei lavoratori.
Dopo il fallimento del tentativo di mediazione attuato nel 2009 dalla presidenza svedese dell'UE, l'attuale presidenza ungherese ha proposto un nuovo compromesso basato su tre punti principali:

  • la sede legale e quella operativa (o centro principale degli affari della società) devono essere stabilite nel territorio dell'UE in conformità con la normativa nazionale applicabile. Inoltre, gli Stati membri dovranno provvedere ad assicurare che le società private europee non vengano utilizzate con lo scopo di evadere gli obblighi imposti dallo Stato nel quale sono stabilite;
  • il capitale sociale minimo per la costituzione di una società privata europea può essere fissato dagli Stati membri per le SPE stabilite nel loro territorio da un minimo di 1 euro a un massimo di 8000 euro ed é prevista un'apposita clausola di revisione periodica;
  • per evitare che la costituzione della SPE comporti l'elusione delle norme sulla partecipazione dei lavoratori, é stata fissata una soglia minima di 500 lavoratori a partire dalla quale potranno trovare applicazione le norme più favorevoli previste dallo Stato membro ove essi prestino effettivamente la propria attività lavorativa, piuttosto che quelle dello Stato ove la SPE abbia la sua sede legale. Un analogo sistema é previsto nel caso di trasferimento della sede sociale in un altro Stato membro.

Il Consiglio si é espresso sulla proposta di compromesso il 30 maggio 2011, ma non é stata raggiunta l'unanimità richiesta per l'approvazione della proposta.

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Il punto di vista italiano

In un documento del gennaio 2009, Confindustria ha presentato alcune osservazioni sugli emendamenti approvati dalla Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo sullo Statuto della Società Privata Europea.
In particolare, il documento mette in luce alcuni punti critici come la presenza di requisiti stringenti di transnazionalità. Sotto quest’aspetto lo Statuto dovrebbe essere più flessibile, per consentirne l’applicazione anche alle società che al momento della costituzione non abbiano natura transazionale, ma questo tipo di attività è programmata per il futuro. Preoccupa, inoltre, il rinvio alla direttiva 86 del 2001 che completa lo Statuto della Società Europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori. Secondo quanto affermato nel documento, sarebbe preferibile regolare meccanismi più semplici per la definizione dei negoziati con le rappresentanze dei lavoratori.

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Il punto di vista europeo

BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea,  si è di recente espressa a favore della proposta per uno Statuto della Società Privata Europea. Si tratta, infatti, di uno strumento per aumentare la mobilità e la flessibilità delle PMI e aiutarle a trarre pienamente beneficio dal Mercato unico. La Confindustria europea ha quindi affermato di voler sostenere l’iniziativa, a patto che la normativa sia sufficientemente semplice e flessibile da soddisfare realmente i bisogni delle imprese. La transazionalità dell’impresa non dovrebbe essere posta come requisito essenziale e dovrebbe essere consentito il cambiamento di sede della società. Occorre inoltre che sia fissato un capitale minimo per le imprese e stabilite regole semplici per la partecipazione dei lavoratori.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 09 Agosto 2013 09:05 )