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La normativa europea sui conti annuali e consolidati

I conti annuali delle società di capitali comprendono lo stato patrimoniale, il conto profitti e perdite e l'allegato. Questi documenti formano un insieme inscindibile e sono disciplinati a livello europeo da una normativa che detta principi e regole per la loro elaborazione.

I conti consolidati devono essere redatti dalle c.d. imprese madri, ossia quelle imprese che detengono il potere legale di controllare un'altra impresa (c.d. figlia). I conti consolidati comprendono: lo stato patrimoniale consolidato, il conto profitti e perdite consolidato e l'allegato. Questi devono fornire un quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria, nonchè del risultato economico dell'insieme delle imprese incluse nel consolidamento.

A livello europeo l’elaborazione della disciplina relativa ai conti annuali e consolidati è di competenza dalla Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI.

Obiettivi

La normativa europea sui conti annuali risponde alla necessità di coordinare le regole nazionali riguardanti la struttura, il contenuto e la pubblicità dei conti annuali per le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata.
Per quanto riguarda i conti consolidati, l'obiettivo è fornire una migliore informazione ai soci e ai terzi sulla situazione finanziaria delle società interessate, grazie alla disponibilità di informazioni comparabili ed equivalenti a prescindere dal Paese in cui siano stabilite tali società.

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Iter normativo

I conti annuali e consolidati delle società sono disciplinati a livello europeo dalle direttive 660 del 1978 e 349 del 1983 note rispettivamente come quarta e settima direttiva contabile. Queste due normative, insieme, costituiscono l'ordinamento giuridico comunitario in materia di contabilità delle società.
Oltre a disciplinare la struttura e il contenuto dei conti annuali e della relazione sulla gestione, la quarta direttiva  individua i metodi di valutazione e la pubblicità di tali documenti per tutte le società di capitali.
La settima direttiva coordina le legislazioni dei vari Stati membri, stabilendo anche le condizioni per l'esonero dalla presentazione dei conti consolidati.

Nel 2009 la Commissione europea ha presentato una proposta per modificare la quarta direttiva per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese di più piccole dimensioni.
Dopo un lungo iter normativo che ha visto la proposta passare per due volte al vaglio del Parlamento europeo, è stato raggiunto un accordo per consentire agli Stati membri l'esonero delle c.d. micro entità dall'obbligo di depositare il conto economico, la relazione degli amministratori e la nota integrativa, ferma restando la necessità di depositare lo stato patrimoniale presso il registro delle imprese o altra analoga autorità competente.
Rientrano nel campo di applicazione della nuova direttiva europea le imprese che, alla data di chiusura dei bilanci, non superino i limiti numerici di due dei seguenti criteri:

a) totale dello stato patrimoniale: 350 000 EUR ;
b) importo netto del volume di affari: 700 000 EUR ;
c) numero di dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 10.

Durante il negoziato per l'approvazione delle modifiche alla IV direttiva contabile, la Commissione europea ha presentato un'altra proposta di direttiva sui conti annuali e consolidati di alcuni tipi di società, precisando che essa non rimette in discussione il regime previsto per le microentità dalla direttiva in corso di negoziazione. La normativa, approvata definitivamente nel giugno 2013, si propone di:
- semplificare il regime contabile delle piccole imprese, risparmiando fino a 1,7 miliardi di euro di costi amministrativi;
- migliorare la chiarezza e la comparabilità dei bilanci delle società più grandi;
- tutelare le fondamentali esigenze conoscitive degli utilizzatori dei bilanci.

Per raggiungere questi obiettivi, la direttiva prevede un trattamento differenziato per tre categorie di imprese:
- Piccole imprese: stato patrimoniale fino a 5 milioni di euro, volume d'affari netto fino a 10 milioni di euro, numero di dipendenti fino a 50.
- Medie imprese: stato patrimoniale da 5 a 20 milioni di euro, volume d'affari netto da 10 a 40 milioni di euro, numero di dipendenti tra 50 e 250.
- Grandi imprese: stato patrimoniale maggiore di 20 milioni di euro, volume d'affari netto maggiore di 40 milioni di euro, numero di dipendenti maggiore di 250.
- Enti di pubblico interesse: società quotate, banche, imprese assicurative, ecc.

Oltre agli obblighi informativi a carattere finanziario, le imprese sono destinatarie anche di un obbligo di divulgazione di informazioni di tipo sociale e ambientale.
La quarta direttiva impone loro di includere tali informazioni nei loro resoconti annuali, nella misura necessaria per una migliore comprensione dello sviluppo dell'impresa, delle sue attività e della sua posizione.
La Commissione europea ha lanciato, verso la fine del 2010, una consultazione pubblica per acquisire il parere delle parti interessate sull'opportunità di ampliare questi obblighi. Dai risultati è emersa una forte disomogeneità della normativa in vigore nei vari Stati membri, oltre che una scarsa trasparenza nel quadro regolamentare europeo. Le informazioni fornite dalle imprese non sono quindi sempre coerenti e uniformi e ciò impedisce a investitori e stakeholders di avere un quadro chiaro sull'applicazione della normativa sulla CSR. 
Inoltre, appare incoraggiante l'esempio di quei Paesi in cui vi è una più diffusa applicazione della CSR, in quanto non sembra che gli oneri amministrativi ad essa correlati impattino eccessivamente sulle imprese e i relativi costi appaiono come una forma d'investimento per migliorare le performance aziendali nel lungo periodo.
La consultazione pubblica ha inoltre evidenziato un'opzione a favore della divulgazione d'informazioni a carattere non finanziario da parte delle imprese: le PMI dovrebbero tuttavia essere esonerate da qualsivoglia obbligo in merito.

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Il punto di vista europeo

Con un position paper del gennaio 2011, EUROCHAMBRES ha partecipato alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea sulla divulgazione di informazioni non finanziarie esprimendo la sua opposizione a tale iniziativa in quanto contrastante con l'obiettivo generale di semplificazione degli obblighi posti a carico delle imprese che dovrebbe animare la revisione della quarta direttiva contabile.
È stata infatti evidenziata l'incongruenza tra la premessa del documento che lancia la consultazione pubblica, in cui si afferma di voler alleggerire gli oneri amministrativi gravanti sulle PMI e il tema generale della consultazione, che invece ruota intorno alla proposta di introdurre obblighi informativi ulteriori. Per di più si tratterebbe di obblighi concernenti la divulgazione di informazioni sociali e ambientali che molte imprese già forniscono volontariamente sui loro siti internet nell'ambito della responsabilità sociale d'impresa (CSR). EUROCHAMBRES ritiene, quindi, che la divulgazione di questo genere d'informazioni faccia parte della strategia imprenditoriale e che non possa essere in alcun modo imposta per legge.

Dello stesso parere anche BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea, che ha risposto alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione con un documento in cui sottolinea la necessità di non gravare le imprese europee con l'imposizione di obblighi ulteriori afferenti la divulgazione di informazioni sociali e ambientali.

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Il punto di vista italiano

Riguardo alla proposta della Commissione europea volta alla semplificazione degli obblighi di presentazione dei bilanci per quanto riguarda le microentità, Unioncamere ha assunto da subito una posizione contraria all'esenzione di qualsiasi impresa, anche di piccole dimensioni, dall'adempimento di tali obblighi. Infatti, mentre si avverte la necessità di una disciplina di bilancio estremamente semplificata per le microimprese, con contenuti specifici ed un'applicazione uniforme in ambito comunitario, esistono numerosi e importanti elementi che dimostrano come la proposta della Commissione europea rappresenti un'ulteriore complicazione per la vita di un elevatissimo numero di piccolissime imprese. Desta inoltre perplessità il fatto che la Commissione, che da sempre privilegia la trasparenza dei mercati, la libera concorrenza tra le imprese e la tutela degli stakeholders presenti sotto veste di semplificazione la rinuncia ad uno strumento fondamentale per la trasparenza e la concorrenza come il deposito del bilancio annuale. Si tratta, peraltro, di una formalità che può essere ormai espletata via Internet senza gravare le imprese di oneri eccessivi.
Al contrario, l'esenzione dalla presentazione di tali documenti, non apporterebbe alcun vantaggio, poiché i bilanci andrebbero comunque compilati a richiesta di banche e fornitori. Tali soggetti, infatti, hanno il diritto di conoscere determinate informazioni sull'impresa e difficilmente potrebbero accontentarsi dell'esibizione di un documento non ufficiale. In sostanza, l'esenzione delle microentità dalla presentazione dei bilanci non apporterebbe alcun vantaggio alla semplificazione, obbligando comunque le imprese a compilare tutti i documenti, ma farebbe aumentare le incertezze per i destinatari delle informazioni in essi contenute.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:30 )