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Gli appalti pubblici

Gli appalti pubblici rappresentano circa il 17% del PIL europeo. Specialmente in periodi di grave crisi finanziaria come quello che l'Europa sta attraversando è quindi essenziale assicurare un uso efficiente del denaro pubblico aggiudicando gli appalti alle condizioni più convenienti attraverso procedure trasparenti e competitive. A livello UE, tale tema è di competenza della  Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI.

Obiettivi

Negli ultimi anni l'Unione europea si è posta l'obiettivo di modernizzare gli appalti pubblici in modo da ottenere i migliori risultati conciliando le esigenze di tutti i soggetti coinvolti:

  • l'interesse delle pubbliche amministrazioni consiste nell'ottenere i migliori prezzi possibili senza essere obbligate a investire troppo tempo e denaro nelle procedure di appalto. Oltre a tutelare quest'esigenza, l'Unione europea mira a far in modo che criteri sociali e ambientali siano sempre più spesso affiancati al criterio economico nell'aggiudicazione degli appalti pubblici. Le pubbliche amministrazioni sono quindi incoraggiate ad acquistare beni e servizi ecocompatibili (che utilizzano, ad esempio, materiali provenienti da fonti sostenibili) e secondo criteri socialmente responsabili (ad esmpio tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità). Di recente anche l'innovatività è entrata a far parte dei criteri che le pubbliche amministrazioni dovrebbero considerare nell'aggiudicazione degli appalti al fine di promuovere lo sviluppo economico;
  • l'interesse delle imprese europee è di accedere facilmente e a condizioni eque agli appalti pubblici in tutta l'UE;
  • i committenti hanno bisogno di procedure semplici e flessibili che consentano loro di contribuire effettivamente al conseguimento degli obiettivi comuni della strategia Europa 2020: promuovere l'innovazione, proteggere l'ambiente, lottare contro i cambiamenti climatici e l'esclusione sociale.

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Iter normativo

In ogni Paese dell'Unione europea gli appalti pubblici al di sopra di una certa soglia di valore devono essere aggiudicati secondo una procedura disciplinata a livello europeo per garantire trasparenza e parità di trattamento. Nel 2011, la Commissione europea ha avviato un ampio riesame dell'efficienza e dell'efficacia della normativa europea sugli appalti pubblici ed ha varato un pacchetto normativo costituito da tre atti, tutti approvati all’inizio del 2014. Tale normativa rappresenta l’ultima fase di una lunga evoluzione iniziata nel 1971 e volta ad assicurare che gli operatori economici godano delle libertà fondamentali (libertà di circolazione dei beni, dei capitali, dei servizi e delle persone).

Il vigente quadro normativo UE in materia di appalti pubblici è costituto da:

  • una Direttiva sugli appalti pubblici che ha abrogato la Direttiva 2004/18/CE;
  • una Direttiva sulle procedure di appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia dei trasporti e dei servizi postali che ha sostituito la Direttiva 2004/17/CE;
  • una Direttiva sull’aggiudicazione dei contratti di concessione;
  • una Direttiva sulla fatturazione elettronica negli appalti pubblici

Le nuove direttive in materia di appalti pubblici e concessioni garantiscono una qualità e un rapporto qualità-prezzo migliori. Tra le principali novità introdotte dalle due direttive sugli appalti si segnalano:

  • la modifica delle regole di procedura, rese più semplici e  flessibili attraverso un uso più ampio della trattativa privata, degli appalti elettronici e l’utilizzo di un "documento unico europeo di gara" standard, basato sull'autocertificazione cosí che solo il vincitore dovrà fornire la documentazione originale. In tal modo la Commissione stima che l'onere amministrativo per le imprese sarà ridotto di oltre l'80%;
  • la facilitazione dell'accesso delle PMI agli appalti pubblici, attraverso la riduzione degli oneri amministrativi, la lottizzazione degli appalti e la limitazione dei requisiti di fatturato quale prova della capacità finanziaria;
  • l’utilizzo di criteri ambientali e sociali in aggiunta a quelli economici per l’aggiudicazione degli appalti;
  • l'introduzione di una procedura del tutto nuova, volta a rafforzare soluzioni innovative negli appalti pubblici. I nuovi "partenariati per l'innovazione" consentiranno alle autorità pubbliche di indire bandi di gara per risolvere un problema specifico, senza pregiudicarne la soluzione, lasciando così spazio alle autorità pubbliche e all'offerente per trovare insieme soluzioni innovative.

Al fine di assicurare la corretta applicazione della nuova normativa, ciascuno Stato membro dovrà individuare un'autorità nazionale responsabile del monitoraggio, dell'esecuzione e del controllo degli appalti pubblici.

La terza Direttiva introduce per la prima volta norme comuni a livello comunitario per quanto riguarda le concessioni di servizi, mentre modifica la legislazione esistente sui contratti di concessione di lavori pubblici. Con essa la proposta Commissione ha inteso istituire un quadro giuridico chiaro che assicuri la certezza del diritto e l'effettivo accesso al mercato delle concessioni per tutte le imprese europee, comprese le PMI. In concreto, sono stati introdotti obblighi in capo alle amministrazioni aggiudicatrici per quanto riguarda la scelta dei criteri di selezione e imposte alcune garanzie di base da rispettare nel corso della procedura. Inoltre, le concessioni saranno subordinate alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea.

Con la Direttiva del 2014 relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici si è data la possibilità all’appaltatore di emettere un solo tipo di fattura elettronica in tutti gli Stati, diminuendo così il carico burocratico e le spese di tutti i soggetti che partecipano all’appalto. La norma europea per la fatturazione elettronica è destinata a migliorare l’interoperabilità tra i diversi sistemi di fatturazione, principalmente nazionali, mirante a eliminare l’incertezza giuridica, l’eccessiva complessità e i costi operativi supplementari per gli operatori economici, che in precedenza erano costretti ad utilizzare diverse fatture elettroniche nei vari Stati membri.
Al fine di garantire una maggiore trasparenza dei dati sugli appalti pubblici è stato realizzato il portale “Open Data” che consente l’accesso a informazioni utili sulle imprese che partecipano ad una gara di appalto, sugli importi dei lavori e sui criteri di aggiudicazione impiegati. La consultazione del Portale garantirà la trasparenza della spesa pubblica, oltre ad aiutare le imprese a valutare se partecipare o meno ad una determinata gara di appalto pubblica. Nei prossimi anni, i dati sugli appalti pubblici europei saranno ancora più trasparenti poiché saranno raccolti e integrati nell’ambito del progetto “Digital Whistleblower” finanziato dal programma Horizon 2020.

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Il punto di vista europeo

Partecipando alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea prima della presentazione del pacchetto di proposte, EUROCHAMBRES ha pubblicato un position paper in cui affronta quattro aspetti principali del dibattito in corso:
1) innalzamento delle soglie: le Camere di commercio europee avevano chiesto che fosse effettuata un'analisi più approfondita prima di decidere per la modifica delle soglie di valore degli appalti pubblici. avevano suggerito di considerare un'opzione ulteriore, consistente nella creazione di una soglia intermedia, aumentando la flessibilità e riducendo le formalità;
2) modernizzazione delle procedure d'appalto: in quest'ambito EUROCHAMBRES si era espressa a favore di una maggiore diffusione delle procedure negoziate e di una semplificazione delle normative che rendesse più agevole la scelta del dialogo competitivo;
3) miglior accesso agli appalti pubblici per le PMI: EUROCHAMBRES riteneva che le norme vigenti sugli appalti pubblici fossero sufficientemente 'PMI-friendly'  e che non fosse necessario riservare l'esecuzione di talune parti del contratto alle PMI. Tuttavia, a volte i requisiti di fatturato richiesti apparivano troppo rigorosi perché le piccole e medie imprese riuscissero a soddisfarli. A tal proposito sarebbe stata quindi auspicabile una riforma che assicurasse la proporzionalità dei criteri di selezione;
4) contrattazione pubblica come mezzo per attuare gli obiettivi politici generali di sostenibilità: a giudizio di EUROCHAMBRES, gli appalti pubblici avrebbero potuto contribuire a stimolare l'innovazione e a migliorare la sostenibilità e la diffusione delle buone prassi nell'ambito della responsabilità sociale d'impresa. Tuttavia, le Camere di commercio europee si erano opposte a qualsiasi iniziativa volta a tradurre gli obiettivi politici generali di sostenibilità in norme imperative, perchè ciò avrebbe reso le procedure di aggiudicazione ancora più complesse e costose. La soluzione di tali problemi sarebbe dovuta invece passare attraverso strumenti di "soft law", come la predisposizione di linee guida a carattere non vincolante.

In una nota, BUSINESSEUROPE, la Confindustria europea aveva affrontato il tema degli appalti pubblici affermando che fosse necessario preservare il quadro normativo europeo vigente e migliorarlo attraverso un più facile accesso delle PMI agli appalti pubblici e l'introduzione di criteri di tipo sociale e ambientale nelle procedure di aggiudicazione.
In particolare, agli attori economici avrebbe dovuto essere assicurata la trasparenza e la correttezza delle procedure, attraverso l'applicazione dei principi di parità di trattamento e non discriminazione.

Da parte sua, UEAPME si era dichiarata, nell’aprile 2012, non convinta della necessità di una riforma degli appalti pubblici. Benché essa concordasse con gli obiettivi della riforma proposta, la maggior parte dei suoi membri riteneva che essi avrebbero potuto essere raggiunti anche attraverso una migliore applicazione delle direttive vigenti. L’associazione europea delle PMI aveva accolto con favore le misure proposte al fine di facilitare la partecipazione delle PMI, tra le quali la soglia per i requisiti relativi al fatturato, le semplificazioni degli obblighi di informazione, la possibilità di pagamento diretto ai subappaltatori, e il principio "apply or explain" per quanto riguardava la suddivisione in lotti. UEAPME temeva tuttavia che alcune proposte per la semplificazione delle procedure di gara potessero comportare meno trasparenza e risultati meno prevedibili.
Più recentemente, nel luglio 2013, UEAPME ha presentato i risultati, positivi e negativi, di una prima valutazione dell’accordo trovato da Parlamento europeo, Commissione e Consiglio sul testo delle Direttive, in particolare in merito al più facile accesso per le PMI, alla semplificazione delle procedure ed al migliore utilizzo degli appalti pubblici per raggiungere altri obiettivi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:32 )