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L'industria del tessile, dell'abbigliamento e del cuoio

Il settore dell'industria tessile e dell'abbigliamento rappresenta il 3% del valore aggiunto manifatturiero totale dell'Europa ed interessa un numero notevole di attività, dalla trasformazione delle fibre in filati e tessuti, alla produzione di un'ampia gamma di prodotti quali filati sintetici hi-tech e lana, biancheria da letto, filtri industriali, prodotti geo-tessili, abbigliamento. Tale settore rientra nell’ambito di competenza della Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione europea.

Obiettivi
Iter normativo

Obiettivi

Al fine di eliminare i potenziali ostacoli al corretto funzionamento del mercato interno causati da norme divergenti tra Stati membri per quanto concerne le denominazioni delle fibre tessili, l'etichettatura ed il contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili, è fondamentale armonizzare le relative norme a livello europeo.
Inoltre, alla luce del diffuso fenomeno della contraffazione nel settore, sono necessarie disposizioni trasparenti e coerenti, in particolar modo quelle relative alle indicazioni di origine, al fine di garantire una maggiore tutela dei consumatori e fornire informazioni sulla provenienza prodotti acquistati.

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Iter normativo

In quest’ambito, di particolare importanza è stata la presentazione, nel febbraio 2009, di una proposta di regolamento con la quale la Commissione europea intendeva rivedere l'attuale legislazione relativa all'uso delle denominazioni delle fibre tessili, dell'etichettatura, del contrassegno e della determinazione della composizione fibrosa dei prodotti tessili, al fine di migliorare il funzionamento del mercato interno e di fornire informazioni accurate ai consumatori.
Grazie all’accordo raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio il nuovo regolamento prevede, tra le altre cose, che la denominazione “parti non-tessili di origine animale” adottata per indicare l'uso di pellicce e pellame nei prodotti tessili debba essere chiaramente indicata sulle etichette dei prodotti tessili per segnalare l’utilizzo di materiali derivati da parti animali.

Come previsto dal regolamento, la Commissione, ha presentato, il 25 settembre 2013, una relazione riguardante gli obblighi di etichettatura dei prodotti tessili e uno studio sulle sostanze allergeniche in essi contenute.
Sulla base di alcuni studi condotti su sua richiesta, che hanno preso in considerazione il punto di vista del consumatore, principale fruitore del regolamento in oggetto; la Commissione è giunta alla conclusione che non sia necessario includere alcun obbligo circa un sistema di etichettatura d’origine, tema di cui l’esecutivo comunitario si è già occupato con la proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo.
Allo stesso modo, in base alla normativa vigente già applicata dal settore privato, la Commissione considera ininfluente introdurre un sistema di etichettatura armonizzato riguardante la manutenzione del prodotto, già sufficientemente regolamentato.
Risulta, invece, opportuno continuare a studiare possibili modalità di etichettatura per segnalare la presenza di sostanze allergeniche nei tessuti.

Da ultimo, rispetto allo specifico settore del cuoio, si ricorda che la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica, (chiusasi nel gennaio 2014), riguardante principalmente una problematica legata all'etichettatura di articoli in cuoio (esclusi quelli calzaturieri): una falsa ed ingannevole informazione per il consumatore derivante non solo da prodotti contraffatti o falsamente etichettati come cuoio ma, potenzialmente, anche dall'uso del termine cuoio ”(eco-cuoio, cuoio sintetico) per prodotti che non sono di origine animale. La consultazione ha contribuito alla procedura di valutazione d'impatto in corso, in vista di un'eventuale proposta della Commissione europea un sistema di etichettatura dell'autenticità del cuoio a livello dell'UE.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 09:16 )