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Il riconoscimento delle qualifiche professionali

Il riconoscimento delle qualifiche professionali nell’Unione europea è disciplinato dalla direttiva 2005/36/CE, modificata nel 2013 sulla base di una proposta presentata dalla Direzione Generale Mercato interno e servizi e volta a migliorarne il funzionamento. Essa consolida tre testi precedenti relativi al regime generale di riconoscimento delle qualifiche e dodici direttive settoriali relative a specifiche professioni.

Obiettivi

L’obiettivo perseguito dalla direttiva è facilitare l’esercizio delle libertà di stabilimento e di prestazione di servizi nell’Unione europea, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, permettere una maggiore liberalizzazione dei servizi e semplificare le procedure amministrative.

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Iter normativo

La disciplina attualmente vigente detta le regole relative al riconoscimento delle qualifiche professionali e si applica a tutti i cittadini di uno Stato dell’UE che vogliano esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno acquisito le qualifiche professionali. La direttiva distingue tra «libera prestazione di servizi» e «libertà di stabilimento» in base ai criteri durata, frequenza, periodicità e continuità della prestazione.

Nel caso di una prestazione di servizi eseguita in maniera temporanea e occasionale sul territorio di uno Stato membro diverso da quello di stabilimento, è possibile esercitare l’attività con il proprio titolo. Tuttavia, il prestatore deve dimostrare di averla già svolta per almeno due anni durante gli ultimi dieci se nel Paese di provenienza essa non è regolamentata.

Nel caso della libertà si stabilimento, sono previsti diversi casi:

a) Regime generale di riconoscimento delle qualifiche: si applica alle professioni che non sono oggetto di norme di riconoscimento specifiche, e ad alcune situazioni nelle quali il professionista non soddisfa le condizioni previste dagli altri regimi. Si basa sul principio del riconoscimento reciproco, con la possibilità di imporre un obbligo di compensazione (tirocinio o prova attitudinale) nel caso in cui vi siano notevoli differenze tra la qualifica posseduta dal professionista e quella richiesta dallo Stato ospitante. Se la professione è regolamentata nello Stato di destinazione, il professionista può accedervi alle stesse condizioni dei cittadini nazionali purché possieda una qualifica ottenuta in un altro Stato membro equivalente almeno al livello immediatamente inferiore a quello richiesto. Se la professione non è regolamentata nel Paese di origine e lo è in quello di destinazione, per esercitarla il professionista deve dimostrare, oltre al possesso del titolo richiesto, di aver maturato almeno due anni di esperienza durante gli ultimi dieci.

b) Regime di riconoscimento automatico delle qualifiche comprovate dall'esperienza professionale per le attività industriali, commerciali e artigianali elencate nel capo II della direttiva e subordinate alle condizioni indicate nel quarto allegato: ai fini del riconoscimento, sono prese i considerazione la formazione e la durata e la forma (dipendente o autonoma) dell’esperienza professionale.

c) Regime di riconoscimento automatico delle qualifiche per le professioni di medico, infermiere, dentista, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto: viene effettuato grazie al coordinamento delle condizioni minime di formazione, inclusa la durata degli studi. I titoli che permettono l’esercizio della professione in tutti gli Stati membri sono elencati nel quinto allegato.

La direttiva disciplina, inoltre, la procedura che deve essere seguita per il riconoscimento.

Con le modifiche approvate alla fine del 2013 sono state introdotte alcune importanti novità, tra le quali si segnalano:

  • l’introduzione di una tessera professionale europea basata sull'esistente Sistema di informazione del mercato interno (IMI) che permetterà al professionista di circolare liberamente nell’UE;
  • l’aggiornamento dei requisiti minimi di formazione per medici, dentisti, farmacisti, infermieri, ostetriche, veterinari e architetti;
  • l’introduzione di un sistema di allerta per gli operatori sanitari e l’estensione alle altre professioni regolamentate del meccanismo di allerta già previsto dalla Direttiva servizi;
  • la riforma delle regole generali sullo stabilimento e la prestazione dei servizi;
  • la creazione di un quadro di formazione e di verifiche professionali comuni per consentire l’estensione del riconoscimento automatico a nuove professioni;
  • la possibilità per la Commissione europea di adottare atti delegati per aggiornare le conoscenze e le abilità previste per certe professioni e l’elenco di attività per le quali è previsto il riconoscimento automatico in base all’esperienza professionale acquisita;
  • l’introduzione di regole relative all’acceso parziale ad una professione, ovvero la possibilità per il professionista di svolgere in un altro Stato membro solo le attività corrispondenti a quelle per le quali è qualificato nel Paese di provenienza.

Gli Stati membri avranno tempo fino al 18 gennaio 2016 per recepire le nuove regole.

Inoltre si ricorsa che, alla fine del 2013, la Commissione ha pubblicato una comunicazione con la quale ha annunciato l'avvio di una valutazione delle disposizioni nazionali che disciplinano l'accesso alle professioni regolamentate, ovvero quelle per il cui esercizio è richiesto il possesso di qualifiche specifiche. Tale comunicazione dà attuazione ad una delle iniziative previste dall'Atto per il mercato unico I, in base al quale ogni Stato membro dovrà inviare l'elenco di tutte le professioni regolamentate, conseguentemente pubblicato dalla Commissione al fine di permettere ai professionisti di conoscere i requisiti richiesti per l'esercizio della propria professione in tutta l'UE. In contemporanea, sono stati pubblicati i risultati dello Speciale Eurobarometro "Mercato Interno", che mostra la percezione dei consumatori del tema, e una relazione sui risultati del riesame, condotto nell'ambito della direttiva servizi, sulle tariffe minime imposte per la prestazione di alcuni servizi e sulla forma giuridica e i requisiti in materia di partecipazioni azionarie che possono ostacolare l'apertura di filiali e di studi multidisciplinari.

Infine, il 15 aprile 2014 si è chiusa una consultazione pubblica sulla trasparenza e il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche professionali dei lavoratori, sull’adeguatezza degli strumenti e delle politiche europee nel settore e sui potenziali benefici derivanti dallo sviluppo di un’”Area europea delle competenze e delle qualifiche”.

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Il punto di vista europeo

Eurochambres, in risposta ad una consultazione tenutasi nel 2011, aveva affermato di essere d’accordo con gli obiettivi di semplificazione perseguiti con la proposta di revisione della direttiva. L’organizzazione, tuttavia, aveva espresso riserve per quanto riguardava la tessera professionale che non avrebbe dovuto portare alla riduzione della qualità della formazione o alla sostituzione delle prove delle qualifiche ottenute. Infine, essa non pensava fosse opportuno procedere all’armonizzazione del contenuto della formazione professionale nei paesi dell’UE, ma riteneva necessario migliorare la trasparenza e l’accessibilità delle informazioni.

UEAPME, da parte sua, con un position paper pubblicato il 15 maggio 2012, aveva affermato di essere favorevole in principio alla modernizzazione della direttiva, ma, allo stesso tempo, aveva espresso numerose preoccupazioni in merito alla tessera professionale, ad alcuni cambiamenti introdotti nel meccanismo per il riconoscimento delle qualifiche, al nuovo concetto di accesso parziale alle professioni, all’inclusione dei tirocini remunerati nell’ambito di applicazione della direttiva e ad alcune modifiche relative alla fornitura di servizi in regime di libera prestazione. Con un  secondo position paper, pubblicato nell’aprile 2014 in risposta alla consultazione sull’Area europea delle competenze e delle qualifiche, UEAPME ha affermato che essa dovrebbe basarsi sugli strumenti già sviluppati nel quadro del processo di Copenhagen, quale l’ECVET. Inoltre, l’associazione ha sottolineato, tra le altre cose, la necessità di assicurare che le competenze acquisite durante la formazione rispecchino le necessità espresse dai datori di lavoro, di riconoscere il valore della formazione professionale di livello terziario e di migliorare gli strumenti online disponibili, come i portali Ploteus e European Skills Panorama.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:53 )