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La normativa in tema di diffusione di informazioni non finanziarie e la sua revisione

Le direttive sui conti annuali non si occupano solo di regolare la redazione dei bilanci e le relazioni collegate, ma includono disposizioni sulla diffusione di informazioni non finanziarie. Attualmente le regole in materia sono previste dalla quarta direttiva sul diritto societario, adottata nel 1978 e più volte modificata. La disposizione relativa al tema in oggetto si è rivelata poco chiara, scarsamente efficace ed applicata in modo difforme dai vari Stati membri, dove soltanto il 10% delle grandi imprese pubblicano con regolarità questo tipo di informazioni. Pertanto, la Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione europea ha presentato, il 16 aprile 2013, una proposta di direttiva in materia.

Obiettivi

La legislazione che impone la diffusione di informazioni non finanziarie intende assicurare un livello minimo di trasparenza delle politiche delle grandi imprese in tutti i settori, permettendo al pubblico e agli investitori di valutare meglio il loro comportamento.

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Iter normativo

La proposta di direttiva, presentata dalla Commissione europea nell'aprile del 2013, rientra nel quadro dell'Atto sul mercato unico (aprile 2011), della comunicazione su una "Strategia rinnovata per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (ottobre 2011) e del Piano di azione sul governo e sul diritto delle società (dicembre 2012):
- aumentare la trasparenza di certe società e la rilevanza, la coerenza e la comparabilità delle informazioni non finanziarie attualmente divulgate, tramite il rafforzamento e il chiarimento dei requisiti esistenti;
- aumentare la diversità nei consigli di amministrazione delle società tramite l’aumento della trasparenza al fine di facilitare un’effettiva sorveglianza della gestione delle società;
- aumentare la responsabilità e la performance delle società e l’efficienza del mercato unico.

Infine, le imprese quotate in borsa saranno tenute a fornire, tramite la dichiarazione annuale sul governo societario, informazioni sulle loro politiche in tema di diversità, rivelando l’età, il sesso, l’origine geografica, i titoli di studio e il background professionale dei membri dei comitati di gestione.
Nel caso in cui una società non implementi politiche relative ai temi elencati, essa sarà tenuta a fornire un’adeguata spiegazione.

L'orientamento normativo scelto dalla Commissione è stato pienamente condiviso dal Parlamento europeo e dal Consiglio, i quali, rispettivamente ad aprile e settembre 2014, hanno adottato definitivamente la direttiva. In particolare, al fine di mantenere bassi i costi collegati al rispetto di tali regole e limitare gli oneri amministrativi, la Commissione ha intenzione di elaborare orientamenti non vincolanti sulla metodologia di comunicazione delle informazioni e di ammettere un certo grado di flessibilità per quanto riguarda le loro modalità di presentazione, permettendo alle imprese di scegliere tra i diversi modelli esistenti a livello nazionale o internazionale.
In base al testo concordato con il Consiglio, le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e che, alla data di chiusura del bilancio, presentano un numero di dipendenti occupati superiore a 500 dovranno includere, nella relazione sulla gestione, una dichiarazione di carattere non finanziario, contenente almeno informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva in misura necessaria alla comprensione dell'andamento dell'impresa, dei suoi risultati, della sua situazione e dell'impatto della sua attività, tra cui:
• una breve descrizione del modello aziendale dell'impresa;
• una descrizione della politica applicata dall'impresa in merito ai predetti aspetti, comprese le procedure di dovuta diligenza applicate;
• il risultato di tali politiche;
• i principali rischi connessi a tali aspetti legati alle attività dell'impresa anche in riferimento, ove opportuno e proporzionato, ai suoi rapporti, prodotti e servizi commerciali che possono avere ripercussioni negative in tali ambiti, nonché  le relative modalità di gestione adottate dall'impresa;
• gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario pertinenti per l'attività specifica dell'impresa.

Per quanto concerne il concetto di "rischio”, gli eurodeputati propongono di collegarlo alle attività, alle operazioni, ai prodotti o alle relazioni commerciali delle imprese che possono in maggior misura provocare effetti negativi sugli aspetti inclusi nella rendicontazione e rischiano di compromettere le strategie commerciali dell'azienda, con ripercussioni sulle dinamiche concorrenziali. Il Parlamento europeo è inoltre contrario ad un'eventuale estensione degli obblighi di rendicontazione alla catena di fornitura e subappalto o all'intera catena del valore.

Come sopra accennato, dal momento che la direttiva  impone alle imprese europee di dichiarare annualmente le informazioni non finanziarie riguardanti le loro politiche ambientali, sociali, di rispetto dei diritti dell’uomo e di lotta alla corruzione, la Commissione è tenuta a pubblicare delle linee guida contenenti la metodologia da utilizzare per la loro pubblicazione. Per tale motivo, il 15 gennaio 2016, è stata lanciata una consultazione pubblica, con scadenza 15 aprile, volta a raccogliere le opinioni degli stakeholders in vista della redazione di queste guidelines.

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Il punto di vista europeo

Nell’ottobre 2013, EUROCHAMBRES ha espresso la propria posizione, ribadita nel luglio 2014 in occasione della risposta alla consultazione sulla Strategia 2011-2014 in materia di CSR, in merito alla proposta di direttiva, supportando l’obiettivo della Commissione di aumentare la trasparenza delle informazioni sulle iniziative sociali ed ambientali da parte delle imprese ed auspicando, tuttavia, il mantenimento del carattere volontario della CSR, al fine di evitare di dare origine a requisiti di conformità supplementari ed a nuovi obblighi amministrativi per le imprese.
L’associazione delle Camere di Commercio europee ha proposto di:
- rendere la CSR un processo gestito dalle imprese, in quanto rivelare informazioni non finanziarie è parte di una strategia di marketing;
- valutare le ripercussioni che la proposta della Commissione potrebbe avere sull’attività economica delle PMI, trovandosi a dover adottare le stesse misure di responsabilità sociale delle grandi società;
- rendere le misure legate alla CSR più flessibili, poiché un approccio one-size-fits-all non è ritenuto attuabile;
- verificare l’efficacia delle iniziative nazionali ed europee in corso, prima di imporre alle imprese l’obbligo di rivelare le proprie politiche della diversità.

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Referente Unioncamere: Tiziana Pompei

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Il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria ha approvato, il 16 aprile 2014, la risoluzione in merito, con la quale condivide l'orientamento normativo scelto dalla Commissione europea. In particolare, al fine di mantenere bassi i costi collegati al rispetto di tali regole e limitare gli oneri amministrativi, la Commissione ha intenzione di elaborare orientamenti non vincolanti sulla metodologia di comunicazione delle informazioni e di ammettere un certo grado di flessibilità per quanto riguarda le loro modalità di presentazione, permettendo alle imprese di scegliere tra i diversi modelli esistenti a livello nazionale o internazionale.
In base al testo concordato con il Consiglio, le imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e che, alla data di chiusura del bilancio, presentano un numero di dipendenti occupati superiore a 500 includono nella relazione sulla gestione una dichiarazione di carattere non finanziario contenente almeno informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva in misura necessaria alla comprensione dell'andamento dell'impresa, dei suoi risultati, della sua situazione e dell'impatto della sua attività, tra cui:
• una breve descrizione del modello aziendale dell'impresa;
• una descrizione della politica applicata dall'impresa in merito ai predetti aspetti, comprese le procedure di dovuta diligenza applicate;
• il risultato di tali politiche;
• i principali rischi connessi a tali aspetti legati alle attività dell'impresa anche in riferimento, ove opportuno e proporzionato, ai suoi rapporti, prodotti e servizi commerciali che possono avere ripercussioni negative in tali ambiti, nonché  le relative modalità di gestione adottate dall'impresa;
• gli indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario pertinenti per l'attività specifica dell'impresa.

Per quanto concerne il concetto di "rischio”, gli eurodeputati propongono di collegarlo alle attività, alle operazioni, ai prodotti o alle relazioni commerciali delle imprese che possono in maggior misura provocare effetti negativi sugli aspetti inclusi nella rendicontazione e rischiano di compromettere le strategie commerciali dell'azienda, con ripercussioni sulle dinamiche concorrenziali. Il Parlamento europeo è inoltre contrario ad un'eventuale estensione degli obblighi di rendicontazione alla catena di fornitura e subappalto o all'intera catena del valore.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:34 )