Sei qui: Home ›› Infrastrutture e Trasporti ›› I porti marittimi

I porti marittimi

Il 74% del traffico di merci tra Europa e resto del mondo avviene per mare; tuttavia, allo stato attuale, nonostante i 1200 porti marittimi presenti nell’UE, un quinto di tali merci transita esclusivamente per tre porti (Rotterdam, Anversa ed Amburgo). Tale squilibrio tra prestazioni portuali comporta una congestione, con costi supplementari per caricatori, operatori di trasporto e consumatori. In questo senso, la nuova iniziativa sui porti marittimi, presentata il 23 maggio 2013 da Siim Kallas, Commissario a cui fa capo la Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti, si propone di migliorare le operazioni portuali e le connessioni per i trasporti nei principali porti marittimi dell’Unione europea. Essa si prefigge inoltre un risparmio per l’economia europea di circa 10 miliardi di euro entro il 2030, contribuendo sia allo sviluppo di nuovi collegamenti marittimi a corto raggio sia alla modernizzazione di servizi ed infrastrutture, e generando nel contempo una maggiore autonomia finanziaria per gli operatori. Si  ricorda infine che, nel giugno 2013, è stato istituito il Comitato per il dialogo sociale nel settore portuale, con la partecipazione di autorità portuali, terminalisti, lavoratori portuali ed altri operatori di tutta l'Unione europea. Il programma di lavoro del comitato rispecchia l'impegno delle parti sociali ad affrontare le sfide legate alla formazione, alla qualificazione professionale, alla capacità di attrarre giovani lavoratori, alla salute e sicurezza ed alla promozione dell'occupazione femminile.

 

Obiettivi
Iter normativo

Obiettivi

Il pacchetto sui porti marittimi, ricompreso nell’azione chiave sul trasporto marittimo contenuta nell’Atto per il Mercato Unico II, integra altre iniziative della Commissione, tra cui la futura direttiva sull’aggiudicazione dei contratti di concessione relativi alla movimentazione di merci e dei terminali passeggeri. La proposta coinvolge 319 porti europei principali che, insieme, possono costituire una vera e propria rete portuale europea in grado di sostenere il mercato interno. Per tale ragione, essi figurano già in via prioritaria nelle proposte sulla Rete Transeuropea dei Trasporti (TEN-T) e sono suddivisi in due gruppi: 83 nella rete centrale e 236 nella rete globale. 
La proposta affronta in particolare tre tematiche:
• efficienza dei porti: da un lato, la Commissione suggerisce procedure più trasparenti e aperte per designare i fornitori di servizi portuali, in modo che la nuova normativa possa impedire eventuali abusi tariffari da parte degli operatori con diritti esclusivi; dall’altro, l’Esecutivo comunitario intende presentare alcuni provvedimenti volti a ridurre burocrazia e formalità amministrative nei porti;
• miglioramento dei collegamenti con l’entroterra: i finanziamenti previsti nel quadro del Meccanismo per collegare l'Europa saranno orientati principalmente sui progetti portuali individuati nei piani relativi ai corridoi TEN-T a finanziamento prioritario e sui collegamenti tra porti e ferrovie, vie navigabili e strade. Sarà inoltre incoraggiato un ruolo maggiormente attivo da parte delle autorità portuali, ad esempio fornendo informazioni sui flussi di traffico;
• investimenti: data la posizione privilegiata delle autorità portuali nell’individuazione delle esigenze degli utenti, l’iniziativa, da un lato, amplierà la loro facoltà d’imposizione dei diritti per l’utilizzo delle infrastrutture; dall’altro, rafforzerà la trasparenza sulle modalità di fissazione di questi ultimi e sull’uso dei finanziamenti pubblici. Questa maggiore trasparenza consentirà inoltre di erogare fondi pubblici senza causare distorsioni di concorrenza e contribuirà ad attirare investitori privati.

Torna su

Iter normativo

Il pacchetto sui porti marittimi comprende una comunicazione sui porti come motore per la crescita, volta alla revisione della politica europea in materia portuale e contenente 8 azioni specifiche indicate dalla Commissione, ed una proposta di regolamento che introduce nuove disposizioni legislative per l’accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti.

Nell'ambito dell'iter legislativo la proposta è stata  valutata con una relazione votata dalla Commissione Trasporti e Turismo (TRAN) del Parlamento europeo il 25 gennaio 2016, ed è caratterizzata dalla mancanza dell’obbligo di libero accesso di mercato ai servizi portuali. Infatti, tra i vari emendamenti, spicca la continuazione dell’adozione di un modello di gestione portuale elaborato a livello nazionale . L’iniziale proposta della Commissione europea, in cui il principio guida del libero accesso di mercato faceva da pilastro, risultava non idonea poiché il sistema dei porti europei comprende vari modelli organizzativi. Secondo gli europarlamentari, i porti devono essere in grado di decidere l’organizzazione dei servizi soprattutto per questioni di sicurezza. La Commissione TRAN, coinvolgendo  per la prima volta nel dibattito anche  gli operatori terminalistici e i sindacati, ha adottato delle regole comuni per gli Stati membri e i porti che riguardano:

  • il numero di fornitori di servizi;
  • i relativi requisiti minimi.

Per quanto riguarda i primi, le motivazioni principali sono legate alle caratteristiche degli spazi acquei, del traffico portuale o la necessità di fornire delle operazioni portuali sicure ed ecologicamente sostenibili. In relazione ai secondi, invece, essi fanno riferimento ad una serie di condizioni riguardanti soltanto le qualifiche professionali,  le attrezzature necessarie alla fornitura del servizio e le esigenze di sicurezza e ambientali e degli standard sociali di ogni nazione.

Quanto alla parte del regolamento dedicata alla trasparenza finanziaria, i fondi pubblici eventualmente ricevuti dallo scalo portuale dovranno essere contabilizzati in modo trasparente e separatamente dagli altre tipologie di entrate. Inoltre, nel caso in cui non vengano adottati meccanismi di mercato, le tariffe non dovranno essere  sproporzionate al valore economico dei servizi prestati. Anche i canoni concessori delle infrastrutture portuali dovranno essere stabiliti in modo coerente e mediante la consultazione dell’utenza.

In aggiunta, ogni Stato membro dovrà individuare un organismo indipendente per la gestione dei contenziosi al riguardo. Per quanto concerne la regolamentazione del lavoro, infine, è stata evidenziata la necessità  di garantire ai lavoratori condizioni di lavoro nei porti in linea con gli standard applicati a livello nazionale, regionale o locale e con un richiamo al ruolo della formazione. Gli Stati membri possono designare organismi già esistenti, ma gli utenti hanno bisogno di sapere dove ed a chi presentare la denunce e queste devono essere considerate indipendenti.

Torna su

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:52 )