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Sicurezza dei prodotti di consumo ed indicazione di origine

La libera circolazione delle merci è la più sviluppata delle quattro libertà del mercato unico ed è essenziale per il successo di migliaia di imprese. La sua creazione è stata possibile grazie al raggiungimento di un accordo a livello europeo sugli standard minimi di sicurezza dei prodotti che circolano nell’UE. Disposizioni efficaci in tale settore possono essere adottate solo a livello dell’Unione, sia per assicurare un’adeguata tutela degli interessi dei consumatori che per impedire agli Stati membri di adottare disposizioni differenti che determinerebbero la frammentazione del mercato unico. Al fine di semplificare e rendere più omogenee le norme di sicurezza applicabili ai prodotti non alimentari, la Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI della Commissione ha presentato, il 13 febbraio 2013, un pacchetto che include una comunicazione e due proposte di regolamenti sulla sicurezza dei prodotti di consumo e la vigilanza di mercato.

Obiettivi

La proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo sostituirà la direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti non alimentari (DSGP). L’obiettivo perseguito è quello di razionalizzare e semplificare il funzionamento della normativa e le sue interazioni con le altre disposizioni dell’UE, continuando ad assicurare, allo stesso tempo, un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori.

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Iter normativo

Al momento, a livello dell’UE, la sicurezza dei prodotti non alimentari è disciplinata da:

  • una normativa armonizzata che precisa i requisiti essenziali che alcuni prodotti devono soddisfare per poter beneficiare della libera circolazione;
  • disposizioni del Trattato UE che si applicano in base alla giurisprudenza della Corte di Giustizia in mancanza della normativa armonizzata;
  • normativa sulla sicurezza generale dei prodotti (DSGP) che include le principali disposizioni in materia di sicurezza, quali la regola generale in base alla quale i prodotti devono essere sicuri, gli obblighi degli Stati membri e delle autorità nazionali di vigilanza del mercato e le procedure per lo scambio di informazioni e per l’intervento rapido relativo ai prodotti non sicuri.

È quest’ultima direttiva che sarà sostituta dal nuovo regolamento sia per aggiornarne le disposizioni che per adeguarle, nei limiti del possibile, a quelle previste per i prodotti armonizzati.

Gli elementi principali della proposta sono:

  • il mantenimento del principio per il quale tutti i prodotti di consumo immessi nel mercato debbano essere sicuri;
  • l’abrogazione della direttiva 87/357/CEE sui prodotti che imitano i prodotti alimentari ai quali sarà applicato il nuovo regolamento;
  • per quanto riguarda i rapporti con la legislazione di armonizzazione settoriale, i prodotti ad essa conformi saranno considerati tali anche ai fini del presente regolamento. Le regole dettagliate applicabili agli operatori economici (fabbricanti, importatori, distributori) dovranno essere rispettate solo qualora essi non siano tenuti all’osservanza di regole analoghe previste dalla legislazione di armonizzazione. Tali obblighi riguardano le questioni relative all'etichettatura, all'identificazione dei prodotti, alle misure correttive da attuare in caso di prodotti non sicuri e all'informazione delle autorità competenti;
  • al fine di poter dare una risposta rapida ed efficace ai problemi di sicurezza, è stato previsto un obbligo di tracciabilità lungo tutta la catena di fornitura. Gli operatori economici dovranno essere in grado di fornire, per un periodo di almeno 10 anni dopo il momento della fornitura, informazioni relative agli operatori che abbiano fornito i prodotti o ai quali essi li abbiano forniti. Sui prodotti o sul loro imballaggio o documento di accompagnamento, oltre al nome e all’indirizzo del fabbricante, dovrà essere presente l’indicazione del Paese di origine (art. 7, già inserito nella proposta sul Made in del 2005, ritirata alla fine del 2012) che, nel caso di prodotti dell’UE, farà riferimento o all’Unione stessa o ad uno Stato membro. Alla Commissione è attribuito, per certi prodotti che presentano particolari livelli di rischio, il potere di imporre agli operatori la predisposizione o l’adesione ad un sistema di tracciabilità in formato elettronico;
  • le disposizioni sulla vigilanza di mercato e sul funzionamento del sistema di allarme rapido RAPEX, che attualmente fanno parte del DSGP, sono state inserite nella proposta di regolamento sulla vigilanza di mercato.

A seguito del voto nella Commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei consumatori nel dicembre 2013, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato, il 15 aprile 2014, la risoluzione sulla proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti. In particolare, i deputati europei hanno lasciato invariato l’art. 7, che introduce l’obbligatorietà dell’indicazione di origine e prevede per i produttori la possibilità di apporre sull’etichetta la dicitura "Made in EU" oppure il nome del proprio Paese. Inoltre, gli europarlamentari hanno approvato alcune altre importanti modifiche:

  • la reintroduzione del principio di precauzione, previsto dal DSGP ed eliminato con la proposta, considerato come un elemento orizzontale fondamentale per garantire la sicurezza dei prodotti e dei consumatori;
  • l’applicazione anche ai prodotti armonizzati delle disposizioni del regolamento per gli aspetti e i rischi o le categorie di rischi che non sono coperte dalla normativa di armonizzazione applicabile;
  • l'auspicio che i produttori tengano conto automaticamente della sicurezza dei prodotti già nella fase di progettazione;
  • l’obbligo per le autorità nazionali di tener conto delle caratteristiche di un prodotto che, pur non essendo destinato ad essere utilizzato da bambini, assomiglia in qualche modo a un altro oggetto normalmente riconosciuto attraente per i bambini;
  • la quantificazione delle sanzioni da parte delle autorità nazionali in base al fatturato dell’impresa ed al numero di dipendenti, ma prestando particolare attenzione alle PMI.

Tuttavia, rispetto al testo votato nella Commissione competente, vista la comparazione costi-benefici rivelatasi non soddisfacente, è stato eliminato l’art. 6 relativo al marchio “EU Safety Tested”, complementare a quello esistente, da applicare ai prodotti testati da un soggetto terzo e indipendente e considerati sicuri da un organismo competente.

Ad ogni modo, allo stato attuale la proposta di regolamento è essere bloccata in Consiglio. Nonostante i tentativi fatti dalle Presidenze di turno (soprattutto quella italiana del 2014 e quella olandese del 2015) nella ricerca di un compromesso, continua ad esservi una frattura fra Nord (più orientata sulla grande distribuzione) e Sud (manifatturiero) Europa. La proposta legislativa della Commissione non è stata ritirata, neanche dal programma della Commissione per il 2017, ma allo stato attuale appare molto improbabile che possano essere fatti passi avanti, e ciò, nonostante le molteplici prese di posizione del Parlamento europeo (da ultimo nella risoluzione sulla Strategia per il mercato interno).

 

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Il punto di vista italiano

L’ampia azione di supporto al dossier riguardante il marchio di origine ha visto, dal 2005, l’attivo coinvolgimento sia del Sistema delle Camere di Commercio e di Unioncamere sia di Confindustria e delle principali associazioni imprenditoriali, dei lavoratori e dei consumatori italiani. In particolare, Unioncamere, già in un position paper del 2005, si era espressa a favore dell’intervento normativo volto a rendere obbligatoria l’indicazione di origine sui prodotti importati. In quell'occasione, si era infatti rilevata la necessità di porre i consumatori e le imprese europee allo stesso livello dei loro maggiori partner commerciali (Stati Uniti, Giappone, Cina e Canada) che hanno già introdotto questa misura. Infatti, oltre a favorire la trasparenza del mercato offrendo informazioni chiare e univoche ai consumatori, l’indicazione di origine consente di esercitare un più incisivo controllo sui prodotti importati e rappresenta un utile strumento di lotta alla contraffazione. Contrariamente a quanto sostengono alcuni oppositori della proposta, l’obbligatorietà di tale misura non comporterebbe alcun costo aggiuntivo per le imprese europee, poiché si riferisce ai soli prodotti importati.
L'impegno del Sistema camerale a favore dell'indicazione di origine prosegue con la nuova proposta sulla sicurezza dei prodotti.

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Il punto di vista europeo

BUSINESSEUROPE, con un position paper pubblicato nel maggio 2013, si è dichiarata complessivamente favorevole al pacchetto, esprimendo, tuttavia, preoccupazione in merito ad alcune delle proposte. In primo luogo, l'organizzazione ritiene che i prodotti oggetto di normativa armonizzata dovrebbero essere esclusi dall'ambito di applicazione della prima parte del regolamento e che gli obblighi di tracciabilità siano sproporzionati nel caso di prodotti che non presentano particolari rischi. Inoltre, l’associazione europea delle confindustrie sottolinea sia la difficoltà della determinazione del Paese di origine in caso di prodotti complessi i cui componenti provengono da luoghi diversi che la divergenza di opinioni tra i propri membri in merito all'obbligo dell'indicazione di origine. Infine, essa puntualizza come, in alcuni casi, la terminologia utilizzata nel regolamento sia troppo vaga, lasciando ampio spazio a diverse interpretazioni.

UEAPME, con un comunicato stampa del 13 febbraio 2013, ha affermato di apprezzare la proposta della Commissione in quanto essa prende in considerazione le necessità delle PMI, assicurando, allo stesso tempo, la sicurezza dei prodotti commercializzati nell'Unione. In particolare, l'organizzazione europea delle PMI si è detta soddisfatta per la nuova regola sulla proporzionalità delle sanzioni e per il trattamento dei "casi isolati" per i quali è stato eliminato l'obbligo di notifica.

Il position paper di EUROCOMMERCE sottolinea come l’indicazione di origine sia un obbligo eccessivo che aumenta gli oneri amministrativi e non aiuta a garantire la tracciabilità del prodotto né la sicurezza del consumatore. Una postilla al documento evidenzia la posizione contraria ad Eurocommerce di Confcommercio.

Nel giugno 2013, BEUC e ANEC, due associazioni europee che tutelano gli interessi dei consumatori, hanno pubblicato un position paper congiunto con il quale hanno espresso numerose preoccupazioni e suggerito modifiche al testo. Tra i diversi punti trattati si segnalano l'assenza del principio di precauzione e di regole sulla sicurezza dei servizi, la mancanza di una definizione del termine "sicurezza", la contrarietà all'obbligatorietà dell'indicazione di origine per i prodotti di consumo  in quanto non costituirebbe un valore aggiunto per il consumatore, la richiesta dell'introduzione di un obbligo per gli operatori economici di segnalare immediatamente ai consumatori l'esistenza di un rischio grave e l'aggiunta al regolamento di obblighi di informazione sui meccanismi di ricorso collettivi che dovrebbero essere istituiti in tutti i Paesi membri.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Dicembre 2016 14:57 )