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Gli aiuti a finalità regionale 2014-2020

Gli aiuti di Stato a finalità regionale mirano a promuovere lo sviluppo delle regioni europee svantaggiate, fornendo sostegno agli investimenti produttivi privati o, in casi limitati, erogando aiuti al funzionamento.
In vista della scadenza delle attuali norme che si applicano agli aiuti a finalità regionale, la Direzione Generale Concorrenza della Commissione europea ha avviato un processo di revisione in materia, parte integrante dell'iniziativa di modernizzazione degli aiuti di Stato annunciata nella comunicazione della Commissione europea del maggio 2012.

Obiettivi
Iter normativo
Il punto di vista europeo

Obiettivi

L'obiettivo dello sviluppo geografico differenzia gli aiuti a finalità regionale da altre forme di aiuto - quali quelli alla ricerca, allo sviluppo ed all'innovazione, all'occupazione, alla formazione o alla tutela ambientale - che perseguono altri obiettivi di interesse comune.
Gli orientamenti in materia di aiuti regionali perseguono due obiettivi principali:
- coesione: concedere aiuti destinati allo sviluppo regionale garantendo al contempo parità di condizioni tra gli Stati membri;
- concorrenza: fornire alla Commissione europea un quadro che le consenta di valutare la compatibilità delle misure di aiuto notificate in modo commisurato ai loro potenziali effetti sul mercato interno.

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Iter normativo

I nuovi orientamenti per il periodo 2014-2020, in vigore dal 1° luglio 2014, stabiliscono le regole in base alle quali gli Stati membri possono concedere aiuti di Stato alle imprese per sostenere gli investimenti in nuovi impianti produttivi nelle regioni meno favorite d'Europa e per estendere o ammodernare le strutture esistenti. Essi includono altresì le norme sulla base delle quali gli stessi Stati possono procedere all’identificazione delle aree geografiche nelle quali le imprese possono ricevere aiuti di Stato e alla definizione della cosiddetta intensità dell’aiuto.

Queste le priorità principali contenute nel documento:
• la quota complessiva di regioni ove potrà essere concesso un aiuto aumenterà dall’attuale livello del 46,1% al 47,2% della popolazione dell'UE;
• la Commissione ha definito le regioni eleggibili sulla base del loro livello relativo di sviluppo (regioni con un PIL inferiore al 75% del PIL UE pro capite) e degli svantaggi permanenti da cui sono interessate (regioni ultraperiferiche o scarsamente popolate);
• al fine di garantire una transizione agevole, le regioni che prima si trovavano al di sotto della soglia del 75% del PIL dell'UE continueranno ad usufruire degli aiuti regionali;
• la distinzione dei territori rimanenti avviene in base a criteri socio-economici che tengono conto delle disparità regionali, tra cui la disoccupazione, sia a livello comunitario sia nazionale;
• una gran parte degli aiuti di piccole dimensioni sarà esentata dall’obbligo di notifica preventiva alla Commissione europea, mentre gli aiuti di grandi dimensioni saranno invece approfonditamente valutati dalla Commissione dal punto di vista della proporzionalità, del contributo allo sviluppo regionale e degli effetti sulla concorrenza;
• gli aiuti alle grandi imprese nelle aree più sviluppate saranno consentiti solo per investimenti in grado di generare nuove attività economiche, per la diversificazione delle strutture già esistenti in nuovi prodotti o per nuovi processi di innovazione;
• nelle regioni ultraperiferiche e nelle zone scarsamente popolate gli Stati membri usufruiranno di una semplificazione delle procedure;
• i livelli massimi di aiuto rimangono invariati per le regioni meno sviluppate, mentre, per le altre regioni assistite, i livelli massimi d’intensità sono abbassati del 5%;
• le disposizioni volte a prevenire la delocalizzazione saranno rafforzate e non saranno concessi aiuti regionali che permettano ad un’attività di trasferirsi all'interno dello Spazio economico europeo;
• al fine di aumentare la trasparenza, gli Stati membri saranno tenuti a pubblicare su internet la natura degli aiuti concessi ed i loro destinatari.

A completamento del quadro normativo, la Commissione europea ha approvato, il 16 settembre 2014, la carta presentata dall'Italia che definisce le zone ammissibili agli aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 2014-2020. Le zone designate rappresentano una popolazione totale di 20,6 milioni, ovvero il 34,07% della popolazione italiana. I livelli massimi di aiuto previsti sono compresi fra il 10% e il 25% dei costi di investimento complessivi, per progetti realizzati dalle grandi imprese nelle zone assistite. Tali intensità possono essere maggiorate del 10% per le imprese di medie dimensioni e del 20% per le piccole imprese.

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Il punto di vista europeo

UEAPME, già prima dell'approvazione della revisione, aveva accolto con favore la proposta di trasferire le regole relative alla concessione di aiuti di Stato per progetti con importo inferiore ai 100 milioni di euro nel Regolamento generale di esenzione per categoria poiché, vista l’esenzione dalla notifica dell’aiuto alla Commissione europea, ciò avrebbe contribuito a ridurre significativamente gli oneri amministrativi. Tuttavia, dal momento che tale regolamento avrebbe coperto anche gli aiuti ad hoc e non soltanto i regimi di aiuto, l’associazione delle PMI europee auspicava che la Commissione assicurasse un monitoraggio più efficiente di quello attuale rispetto agli aiuti ad hoc meno visibili e controllabili. UEAPME aveva infine presentato alcune raccomandazioni specifiche riguardanti la flessibilità della definizione delle regioni interessate e la distorsione della concorrenza causata dalla differente intensità dell’aiuto tra regioni confinanti.

Da parte sua, BUSINESSEUROPE si era dichiarata contraria alla concessione di aiuti, in alcune regioni, alle grandi imprese, se limitati esclusivamente agli investimenti iniziali volti a favorire la creazione di nuovi attività. L’associazione riteneva infatti che una tale limitazione potesse danneggiare il livello di occupazione e le attività economiche nelle regioni interessate, e che potesse indebolire le PMI, spesso beneficiarie della collaborazione con imprese più grandi.

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La Commissione europea ha approvato, il 16 settembre 2014, la carta presentata dall'Italia che definisce le zone ammissibili agli aiuti di stato a finalità regionale per il periodo 2014-2020.  Le zone designate rappresentano una popolazione totale di 20,6 milioni, ovvero il 34,07% della popolazione italiana. I livelli massimi di aiuto che possono essere concessi a progetti d'investimento realizzati da grandi imprese nelle zone assistite sono compresi fra il 10% e il 25% dei costi di investimento complessivi, a seconda della zona interessata. Tali intensità possono essere maggiorate di 10 punti percentuali per le imprese di medie dimensioni e di 20 punti percentuali per le piccole imprese.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 12:34 )