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La confisca dei beni della criminalità organizzata

La criminalità organizzata costituisce una minaccia per cittadini, imprese, istituzioni e per l’economia dell’Unione europea. Ogni anno, infatti, nel continente, centinaia di miliardi di euro finiscono direttamente nelle tasche di bande criminali e della mafia. Nel caso italiano, i proventi della criminalità organizzata sono stimati a 150 miliardi di euro all’anno.
Nonostante gli sforzi delle autorità di polizia e giudiziarie europee, molti profitti illeciti restano nelle mani dei criminali, rafforzando queste organizzazioni e sottraendo ai contribuenti europei introiti fiscali che potrebbero altrimenti essere investiti nell’educazione o nei servizi sanitari.
Visto il carattere transfrontaliero di tale fenomeno, l’Unione europea ha deciso di formulare una risposta a livello comunitario. Con l’adozione del Programma di Stoccolma nell’aprile 2010, il Consiglio europeo ha delineato le priorità dell’UE per il periodo 2010-2014 nell’ambito della protezione dalle forme gravi di criminalità organizzata. Ad esso ha fatto seguito, nel novembre 2010, la Strategia per la sicurezza interna dell’UE in azione, elaborata dalla Direzione Generale Migrazione e Affari interni della Commissione europea, che definisce cinque obiettivi, tra i quali lo smantellamento delle reti criminali internazionali. In particolare, in quest’ambito, la strategia considera la confisca dei proventi di reato una priorità strategica in quanto strumento efficace nella lotta contro la criminalità organizzata nell’UE.

Obiettivi
Iter normativo
I programmi europei di finanziamento

Obiettivi

Per combattere la criminalità è essenziale smantellare le reti criminali ed eliminare l'attrattiva finanziaria che le alimenta, attraverso un rafforzamento della cooperazione tra le autorità di contrasto ed il superamento degli ostacoli posti da approcci nazionali divergenti. A tal fine, l’Unione europea deve sistematizzare lo scambio di informazioni, sfruttare maggiormente le possibilità offerte dalle agenzie dell'Unione e dagli strumenti europei d’indagine, sviluppare tecniche investigative e preventive comuni ed intensificare la cooperazione con i Paesi terzi.
Per quanto concerne la confisca dei beni frutto di attività illecite, le norme proposte dalla Commissione mirano ad agevolare il compito delle autorità degli Stati membri incaricate di recuperare i proventi delle attività criminali transfrontaliere, ad eliminare i benefici economici che ne derivano ed a restituire le risorse alle autorità pubbliche che forniscono servizi ai cittadini.

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Iter normativo

Nell’ottobre 2011, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione d’iniziativa con la quale ha invitato la Commissione a presentare nuove proposte legislative in materia di congelamento e confisca di beni. L’Esecutivo comunitario ha quindi presentato, nel marzo 2012, nel quadro di una più ampia iniziativa europea volta a tutelare l’economia lecita dalle infiltrazioni criminali, una proposta di direttiva in merito, definitivamente adottata nell'aprile 2014. Gli Stati membri avranno 30 mesi per trasporla nell’ordinamento nazionale. In particolare, la direttiva prevede:
• l’introduzione di disposizioni più chiare ed efficienti per la confisca dei beni non direttamente legati ad un determinato reato, ma derivanti da attività criminali analoghe intraprese dal condannato (confisca estesa);
• la confisca di beni nei casi in cui non sia possibile ottenere una condanna penale a causa della malattia permanente o della fuga dell’indagato (confisca limitata non basata sulla condanna);
• il rafforzamento delle norme sulla confisca di beni che sono stati trasferiti dall’indagato a terzi i quali avrebbero dovuto rendersi conto dell’intento di evitare la confisca per mezzo del trasferimento (confisca nei confronti di terzi);
• la garanzia che i pubblici ministeri possano congelare temporaneamente i beni che altrimenti rischiano di scomparire (congelamento precauzionale);
• l’affidamento alle autorità degli Stati membri della gestione dei beni sottoposti a congelamento in modo da evitarne la svalutazione in attesa di una loro successiva confisca;
• la garanzia che i provvedimenti adottati per il congelamento e la confisca siano bilanciati da misure volte a tutelare i diritti fondamentali, in particolare il rispetto del diritto alla presunzione d’innocenza e del diritto di proprietà dei singoli;
• misure che permettano il riutilizzo dei beni confiscati per fini sociali o di pubblico interesse.
E' inoltre previsto che la Commissione presenti al Parlamento europeo ed al Consiglio, entro l'ottobre 2019, una relazione di valutazione degli effetti delle norme nazionali in materia di confisca e recupero dei beni, corredata, se del caso, da opportune proposte.

Il Parlamento europeo ha inoltre approvato, il 23 ottobre 2013, la risoluzione nella quale sono analizzate le attività intraprese nell'ambito della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione ed al riciclaggio di denaro. In quest'ambito, il Parlamento europeo ha cercato di suggerire un quadro legislativo omogeneo e coerente inteso a rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo e internazionale, di promuovere una pubblica amministrazione più agile e meno permeabile alla corruzione, una politica più responsabile, una giustizia penale più rapida e credibile, un'imprenditoria più sana, un sistema delle banche e delle professioni più trasparente ed opportune misure antiriciclaggio. Gli eurodeputati hanno inoltre invitato gli Stati membri a potenziare il ruolo delle Camere di commercio nella prevenzione, nell'informazione e nel contrasto ai rischi di criminalità organizzata, di corruzione e di riciclaggio più frequenti nel mondo delle imprese.

Si ricorda infine che, a seguito della proposta sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose, presentata dalla Commissione nel febbraio 2013, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato, nel mese di marzo 2014, la quarta direttiva antiriciclaggio. Con essa, si esortano gli Stati membri ad istituire registri pubblici centrali in cui inserire una serie di informazioni relative ai titolari effettivi di tutti i tipi di entità giuridiche, incluse persone giuridiche, aziende, fondazioni, società di partecipazione e trust. Tali registri saranno interconnessi e resi pubblicamente disponibili previa identificazione del soggetto interessato ad accedere alle informazioni attraverso una registrazione on-line di base. Nel contempo, sono state introdotte norme volte proteggere la privacy dei dati e garantire l’inclusione delle sole informazioni necessarie nel registro. Le disposizioni proposte richiedono inoltre alle banche, alle istituzioni finanziarie, ai revisori dei conti, agli avvocati, ai commercialisti, ai consulenti fiscali ed agli agenti immobiliari un rafforzamento delle verifiche sulle transazioni sospette dai loro clienti.
Rispetto alla proposta della Commissione, tra le fattispecie di azioni che costituiscono riciclaggio, il Parlamento europeo ha modificato la formulazione relativa alla conversione ed al trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza della loro provenienza da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di nascondere o dissimulare l’origine illecita di tali beni o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni, aggiungendo a tale formulazione anche la finalità di eludere i provvedimenti di congelamento e confisca. L'iter legislativo è ormai arrivato  alla sua fase finale. Il 27 gennaio 2015 il Consiglio dell’Unione europea, dopo l'accordo raggiunto a dicembre con il Parlamento europeo, ha approvato formalmente la quarta direttiva anti-riciclaggio.

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I programmi europei di finanziamento

Per maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento si rimanda alla sezione Monitoraggio bandi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 12:24 )