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Il Vocational Education and Training

Nonostante l’importante contributo che la formazione professionale può dare all’economia europea, essa è stata a lungo trascurata. Come conseguenza, alcuni sistemi di istruzione e formazione professionale dei Paesi dell’UE non sono al momento in grado di formare adeguatamente i giovani, di fornire loro le competenze richieste dalle imprese e di collaborare con esse per avvicinarli al mondo del lavoro.
Per far fronte a tale situazione, migliorare la competitività dell’Europa ed aumentare l’occupazione, la Commissione, tramite la Direzione Generale Occupazione, Affari sociali e Inclusione, ha adottato numerose misure.

Obiettivi
Il 7 dicembre 2010, con il Comunicato di Bruges, i 33 Paesi aderenti al processo di Copenhagen, iniziato nel 2002 ed incentrato sullo sviluppo di politiche e interventi innovativi in tema di “vocational education and training” (VET), si sono accordati su una strategia per il settore per il periodo 2011-2020. Gli obiettivi strategici perseguiti sono migliorare l’attrattività del VET, promuoverne la qualità, l’eccellenza e la rilevanza per il mercato del lavoro, permettere un accesso flessibile alla formazione e alle qualifiche, favorire l’internazionalizzazione del VET e la mobilità internazionale, promuovere l’innovazione, la creatività, l’imprenditorialità e l’uso delle tecnologie dell’informazione e sostenere l’inclusione sociale.

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Iter normativo
Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Comunicato di Bruges, e di quelli più generali della Strategia Europa 2020, in tema di istruzione ed occupazione, nel corso degli ultimi anni la Commissione ha lanciato numerose iniziative riguardanti diversi aspetti della formazione professionale iniziale e continua. Nello svolgimento di tale attività, essa è assistita da due agenzie: il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) e la Fondazione europea per la formazione (ETF).

Aumento dell’attrattività della formazione professionale
Al fine di promuovere la formazione professionale presso i giovani e di aumentarne la qualità la Commissione ha  proposto alcune politiche ed iniziative:

  • una guida per lo sviluppo di politiche volte al rafforzamento dell’apprendimento sul luogo di lavoro nell’ambito del VET iniziale;
  • il Quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità della VET (EQAVET) che ha lo scopo di promuovere il monitoraggio e il miglioramento continuo dei sistemi nazionali. All’inizio del 2014 la Commissione ha pubblicato la prima relazione sulla sua attuazione in base alla quale, sebbene EQAVET abbia contribuito allo sviluppo di una cultura della qualità dell’istruzione e formazione professionale, le misure introdotte si sono concentrate soprattutto sull’offerta scolastica ed hanno avuto un impatto limitato sull’apprendimento basato sul lavoro e sull’offerta di VET non formale;
  • lo sviluppo, da parte della Commissione, di una strategia per la riforma del settore, delineata nella comunicazione del novembre 2012 “Ripensare l’istruzione” ed appoggiata dalla relazione approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2013. A titolo esemplificativo, tra le varie misure suggerite vi sono la revisione sistematica dei curricula per adattarli alle esigenze delle imprese, la diffusione dell’apprendimento sul luogo di lavoro e lo sviluppo e l’implementazione di nuove modalità di apprendimento che includono l’uso dei media digitali;
  • il lancio di iniziative volte a migliorare la formazione degli insegnanti, quali il Gruppo di lavoro sullo sviluppo professionale dei formatori che lavorano nell’ambito delle VET;
  • iniziative riguardanti l’apprendistato;
  • l’adozione, da parte del Consiglio dell’Unione europea, il 10 marzo 2014, di una raccomandazione non vincolante sul Quadro di qualità per i tirocini che fissa una serie di principi con l’obiettivo di aumentare il livello minimo di tutela dei tirocinanti, in modo tale da garantire la qualità dell’esperienza formativa. Tra le raccomandazioni, si segnalano la conclusione di  una convenzione scritta che definisca precisi obiettivi in tema di apprendimento, condizioni di lavoro, durata del tirocinio e obblighi reciproci, il riconoscimento e la validazione delle competenze acquisite, una durata massima di sei mesi, salvo casi motivati, e la possibilità per il tirocinante di interrompere lo stage, previa comunicazione scritta inviata con ragionevole anticipo. Il Consiglio invita gli Stati membri a garantire che la legislazione, o la prassi nazionale, rispetti i principi stabiliti negli orientamenti e ad incoraggiare le aziende affinché le tutele siano applicate.

Mobilità e formazione continua all’estero
A livello UE, esistono numerose iniziative volte a promuovere la mobilità internazionale, che includono:

  • Youth on the move, destinata ad aiutare i giovani ad acquisire le competenze necessarie per trovare un posto di lavoro;
  • We mean business, un’iniziativa che intende far conoscere ai datori di lavoro i vantaggi derivanti dall’offrire stage a stranieri nell’ambito del programma di finanziamento “Leonardo Da Vinci”;
  • il Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF), che mette in relazione le diverse qualifiche nazionali con un unico quadro di riferimento europeo per facilitare la comprensione e la valutazione dell’equipollenza dei diversi livelli di formazione;
  • il Sistema europeo dei crediti per il VET (ECVET), che intende facilitare il riconoscimento delle esperienze di apprendimento fatte in Europa, incluse quelle non formali e informali;
  • il portale PLOTEUS sulle opportunità di studio nell’UE e la rete Euroguidance che collega i sistemi di orientamento nazionali per permettere agli individui di conoscere meglio le opportunità disponibili in tutta l’Europa.

Innovazione e imprenditorialità
La Commissione intende sostenere la cooperazione tra gli istituti di formazione e le imprese, in particolare tramite le Sector Skills Alliances, quattro progetti pilota finanziati dall’UE, avviati nel gennaio 2013 e volti alla creazione di “Alleanze” che coinvolgano una varietà di stakeholders.

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Il punto di vista europeo
EUROCHAMBRES, l’associazione europea delle Camere di Commercio, ha espresso la propria posizione sul VET nel 2012. L’organizzazione, partendo dal presupposto che le politiche relative alla formazione professionale saranno essenziali nell’affrontare i problemi della disoccupazione giovanile e della mancanza di corrispondenza tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente possedute dalla forza lavoro, formula alcune raccomandazioni. In particolare, si menzionano l’importanza della promozione della mobilità, dell’aumento dell’attrattività del VET e del riconoscimento del ruolo che le organizzazioni intermedie, quali le Camere di Commercio, possono giocare nell’elaborazione delle politiche e nello sviluppo dei sistemi nazionali di VET.

Con un position paper del 21 maggio 2013, UEAPME, l’associazione europea delle PMI, si è pronunciata in merito all’implementazione degli strumenti EQAVET, EQF e ECVET. Rispetto al primo, individua alcune questioni alle quali sarà necessario prestare particolare attenzione, quali l’importanza di incoraggiare la diffusione di buone pratiche e di assicurare il coordinamento con altri strumenti esistenti a livello UE. Per quanto concerne il secondo, l’organizzazione esprime preoccupazione per le considerevoli discrepanze riscontrate tra i Quadri nazionali delle qualifiche che, in certe circostanze, hanno posizionato qualifiche simili a livelli diversi, e chiede che si prendano le misure necessarie per assicurare una maggiore coerenza. Infine, in merito all’ECVET, se ne sottolinea il moderato successo e si suggerisce la revisione delle raccomandazioni al fine di superarne le limitazioni.

BUSINESSEUROPE ha pubblicato, nel gennaio 2013, un position paper relativo alla comunicazione della Commissione “Ripensare l’istruzione”. L’associazione europea delle Confindustrie si sofferma, in primo luogo, sull’importanza di mettere le necessità del mondo del lavoro al centro dell’educazione per assicurare la corrispondenza tra le competenze richieste e quelle offerte. Inoltre, essa incoraggia l’apprendimento sul luogo di lavoro, che dovrebbe facilitare la transizione dallo studio all’impiego, auspica l’adozione di misure che aiutino gli studenti a sviluppare una mentalità imprenditoriale e sottolinea la necessità di investire nell’educazione, sia iniziale che continua, ricorrendo anche ai fondi strutturali. Infine, l’organizzazione afferma che potrebbe essere fatto di più in tema di riconoscimento e validazione delle competenze e delle qualifiche, incluse quelle ottenute tramite processi di apprendimento informali e non formali.

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I programmi europei di finanziamento
Durante il periodo di programmazione 2014-2020, la formazione professionale sarà finanziata a livello europeo dal programma Erasmus+. Per maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento si rimanda alla sezione Monitoraggio bandi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:54 )