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La Direttiva Servizi

L’atto normativo meglio noto come “direttiva servizi”, la cui proposta era stata elaborata dalla  Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI sotto la guida del Commissario Bolkestein, stabilisce  la creazione di un quadro giuridico generale volto ad agevolare l’esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori di servizi negli Stati membri dell’Unione europea, la libera circolazione dei servizi tra Stati membri e la garanzia che i prestatori e destinatari dei servizi abbiano la certezza giuridica necessaria all’effettivo esercizio di queste due libertà.

Obiettivi

La direttiva relativa ai servizi del mercato interno ha l'obiettivo di facilitare la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi nell’UE; rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi in quanto utenti degli stessi; promuovere la qualità dei servizi; stabilire una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri. Le principali azioni previste sono l’istituzione degli sportelli unici (Points of Single Contact), come unico canale di contatto tra la pubblica amministrazione e le PMI; l’obbligo di attivare procedure elettroniche per adempiere le formalità necessarie all’avvio dell’attività. In questo senso è intervenuta una Decisione di esecuzione della Commissione del 17 marzo 2014 che ha invitato gli Stati membri a dotare gli sportelli unici di una più sofisticata strumentazione  tecnica necessaria, soprattutto, per la recezione dei documenti con firma elettronica avanzata XML, CMS o PDF.

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Iter normativo

La realizzazione degli obiettivi della direttiva richiedeva che gli Stati membri esaminassero ed eventualmente semplificassero le procedure e le formalità applicabili per accedere ad un’attività di servizi ed esercitarla entro il dicembre 2009. Ad un anno dalla scadenza del termine per l'attuazione la Commissione e gli Stati membri avevano completato una prima valutazione delle modalità di applicazione pratica della direttiva. I risultati di questo cosiddetto esercizio di "reciproca valutazione" dimostravano che, nonostante i notevoli progressi compiuti, dopo il primo anno il mercato unico dei servizi non era ancora sfruttato appieno.
Per tale motivo, la Commissione aveva pubblicato il 28 gennaio 2011 una comunicazione in cui proponeva una serie di azioni correttive. Da parte sua, il Parlamento europeo, nella risoluzione approvata in plenaria il 15 febbraio 2011, aveva evidenziato come la mancanza di informazioni e gli oneri amministrativi inutili costituissero ancora gravi ostacoli per gli scambi transfrontalieri di servizi ed aveva perciò individuato proposte concrete per gli Stati membri atte a migliorare l'attuazione della direttiva.

L’8 giugno 2012 la Commissione si è nuovamente pronunciata sull’attuazione della direttiva servizi, con una Comunicazione intitolata “Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi 2012-2015”  accompagnandola con un documento di lavoro contenente i risultati dei test di performance sul mercato interno dei servizi.
Il messaggio centrale della comunicazione è che l'attuazione della direttiva deve essere migliorata per rilanciare la crescita. Per conseguirla, la Commissione invita gli Stati membri ad abolire la legislazione discriminatoria vigente in alcuni di essi, ad esempio le norme discriminanti in base alla nazionalità o al luogo di residenza, obbligando i fornitori di servizi a svolgere "test sulle esigenze economiche". Inoltre, l’Esecutivo comunitario avvierà procedure d'infrazione a fronte di palesi violazioni della direttiva servizi e progetta di collaborare con gli Stati membri per sfruttare al massimo i vantaggi economici che tale direttiva offre, attraverso profonde riforme strutturali nei settori in cui i singoli Paesi avevano precedentemente deciso di mantenere lo status quo. Particolare attenzione infine viene dedicata ai settori chiave come servizi alle imprese, edilizia, turismo e vendita al dettaglio (circa il 30% del PIL).

Il 22 giugno 2012 il Consiglio ha adottato le sue conclusioni sul mercato unico dei servizi, accogliendo favorevolmente il lavoro svolto dalla Commissione per valutare l'impatto economico dell'attuazione della direttiva servizi e ricordando l'importanza di un'attuazione coerente delle disposizioni vigenti della direttiva, in particolare per quanto riguarda i settori dei servizi alle imprese e professionali, dell'edilizia, del turismo e del commercio al dettaglio, nonché l'importanza di rimuovere gli ostacoli ingiustificati o sproporzionati rimanenti a livello nazionale. Il Consiglio ha inoltre preso atto dei risultati dello studio della Commissione, i quali mostrano i notevoli guadagni, fino allo 0,8% del PIL a livello medio UE, derivanti dall'attuale livello di attuazione della direttiva ed evidenziano la possibilità di realizzarne di ulteriori fino all'1,8% del PIL.

Da parte sua, il Parlamento europeo ha approvato, l’11 settembre 2013, una risoluzione d’iniziativa sul mercato interno dei servizi che analizza la situazione attuale e le prossime tappe in quest’ambito. Con essa, gli eurodeputati hanno sottolineato che gli oneri amministrativi superflui e sproporzionati, le pratiche discriminatorie e le ingiustificate restrizioni alla prestazione di servizi ostacolano la crescita e la creazione di posti di lavoro e precludono alle imprese determinate opportunità all’interno dell’Unione europea. Se gli Stati membri attuassero adeguatamente e pienamente la direttiva servizi e rimuovessero gli ostacoli presenti, l'UE potrebbe ottenere, secondo le stime della Commissione europea, un beneficio economico fino al 2,6% del PIL in 5-10 anni. Il Parlamento europeo ha infine invitato la Commissione a fornire assistenza agli Stati membri nella risoluzione dei problemi fondamentali a livello di attuazione ed applicazione della normativa europea in materia, anche per quanto concerne il miglioramento della trasposizione, la riduzione dei deficit di recepimento e di conformità e l'accesso a mezzi di ricorso giurisdizionale rapidi ed efficienti.

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Il punto di vista europeo

In un position paper del marzo 2013, BUSINESSEUROPE ha osservato che, oltre tre anni dopo il suo termine di recepimento, la direttiva del 2006 non è ancora pienamente attuata e applicata correttamente in tutti Stati membri. L’associazione delle Confindustrie europee non ritiene accettabile una tale situazione, soprattutto perché, secondo le stime dalla Commissione, il raggiungimento di un livello di attuazione ed applicazione adeguato nell’UE potrebbe creare profitti aggiuntivi pari a circa l’1,8% del PIL complessivo (circa 330 miliardi di euro).

EUROCHAMBRES ha monitorato l'attuazione della direttiva sui servizi fin dalla sua adozione ed, in particolare, ha condotto uno studio sull’efficacia degli sportelli unici (Points of Single Contact), Lo studio ha mostrato delle criticità concernenti l’utilizzo del summenzionato strumento e delle procedure on-line di registrazione per gli utenti transfrontalieri. La metodologia di valutazione dell’efficienza degli sportelli unici si è basata sui criteri della Carta dei “Points of Single contact” adottata nel 2013. I quattro criteri utilizzati riguardano la quantità delle informazioni disponibili relative ad una procedura amministrativa, la possibilità  di completare una procedura di registrazione  online, l’accessibilità del portale agli utenti transfrontalieri e la velocità e la facilità di utilizzo delle procedure governative.   A più di cinque anni dall’attuazione dello strumento, le performance degli sportelli non sono ancora soddisfacenti, pertanto, EUROCHAMBRES chiede un intervento più rigoroso, nell’attuazione degli PSC, da parte della Commissione europea e l’applicazione della politica di "tolleranza zero" annunciata dal Commissario Bieńkowska, nei casi ove ciò non avvenga. L’Italia - che ha in “impresainungiorno”, gestito da Unioncamere, il suo punto di accesso unico telematico per lo svolgimento di tutti gli adempimenti connessi all'avvio e all'esercizio di attività produttive - si trova in una posizione medio/alta fra i Paesi, con un ranking complessivo superiore alla media europeo. Lo studio individua la necessità di una maggiore accessibilità per gli utenti stranieri ai quali dovrebbe essere consentito, come per gli utenti domestici, di completare le procedure interamente on line; lo sviluppo di strumenti che permettano l’utilizzo di “key enablers” (carte d’identità elettroniche, firme digitali) rilasciate da altri Stati membri.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:32 )