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Le industrie culturali e creative

Negli ultimi anni, caratterizzati da un progressivo abbandono delle forme tradizionali di produzione industriale, le industrie culturali e creative hanno assunto un ruolo sempre più importante ed è diventato un essenziale fattore di competitività. Il settore è costituito soprattutto da imprese innovative, dotate di un grande potenziale economico, che agiscono come motori dell’innovazione in diversi ambiti. L’industria creativa, nonostante abbia resistito abbastanza bene alla crisi, deve affrontare numerose sfide. A livello europeo, il lancio di iniziative volte a sostenerle è di competenza della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione.

Obiettivi

L’azione dell’UE nel settore delle industrie culturali e creative intende aumentarne la competitività e il potenziale di esportazione massimizzando, allo stesso tempo, le ricadute positive che esso può avere su altri ambiti di attività, quali le TIC.

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Iter normativo

Nel 2010, il grande potenziale in termini di innovazione e di crescita delle industrie culturali e creative è stato riconosciuto sia dal Rapporto sulla competitività europea che dalla comunicazione “Una politica industriale integrata per l’era della globalizzazione”. Lo stesso anno, la Commissione, al fine di avviare il dibattito sulle condizioni che possono stimolare il loro sviluppo, ha pubblicato un Libro verde ad esse dedicato.

Grazie ad esso, ed alle discussioni ad esso legate, un ulteriore passo avanti è stato fatto nel 2012 con la pubblicazione della Comunicazione “Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita e l'occupazione nell'UE”, che sottolinea come tali settori operino in un ambiente in continuo cambiamento che, se da un lato offre numerose opportunità, quali la riduzione dei costi di produzione e l’emergere di nuovi canali di distribuzione, dall’altro pone numerose sfide. Tra di esse, le principali sono la difficoltà di accesso ai finanziamenti e l’alto livello di frammentazione causato dai confini nazionali e linguistici. Per queste ragioni, la Commissione ha proposto l’adozione di una strategia multilivello, che coinvolga anche gli Stati membri, per la realizzazione di un’azione olistica e coordinata che si concentri su:

  • la soddisfazione della domanda di nuove competenze, tramite la collaborazione con il settore dell’istruzione per permettere lo sviluppo, fin dall’infanzia, di competenze legate alla creatività e favorire la formazione permanente degli adulti;
  • il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti al momento troppo limitato, come confermato da uno studio pubblicato nel 2014, a causa della piccola dimensione delle imprese, dell’incertezza della domanda, della complessità dei piani aziendali e, nell’ambito degli istituti finanziari, dell’assenza delle competenze idonee a valutare correttamente il potenziale di un’industria basata su risorse immateriali;
  • l’espansione del mercato, tramite la creazione di partenariati strategici con altri settori, come le TIC, e la creazione di modelli di business innovativi;
  • l’ampliamento della dimensione internazionale, grazie ad adeguate politiche di internazionalizzazione, la promozione delle esportazioni, la creazione di sinergie e l’aumento della collaborazione tra diversi attori europei;
  • il miglioramento delle sinergie tra differenti settori e una collaborazione più stretta tra le diverse  politiche, in particolare tra quelle relative ad economia, industria, istruzione, turismo, innovazione, sviluppo urbano e regionale e pianificazione territoriale.

Un’altra iniziativa della Commissione europea presentata nel settembre 2012 riguarda un piano per aiutare l'industria culturale e creativa dell'UE a diventare più competitiva e rafforzare la crescita e l'occupazione. Nell'ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, infatti, non soltanto Europa creativa, ma anche i Fondi della politica di coesione, Erasmus+, Horizon 2020, COSME ed il Meccanismo per collegare l'Europa possono fornire un contributo decisivo allo sviluppo dei settori culturali e creativi ed al perseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020. Oltre ad essere essenziali per la diversità culturale, tali settori contribuiscono in modo significativo allo sviluppo sociale ed economico degli Stati membri e delle regioni. Essi affrontano inoltre i cambiamenti derivanti dal passaggio al digitale ed alla globalizzazione ed operano per lo più in mercati caratterizzati da una elevata frammentazione lungo linee culturali e linguistiche differenti. Gli investimenti strategici in tali settori a livello locale e regionale determinano anche considerevoli ricadute positive su altre ambiti correlati, quali ad esempio l'informazione e le tecnologie della comunicazione, l'innovazione e la riqualificazione urbana, valorizzando così l'immagine di un'Europa dinamica, attraente, creativa ed aperta a culture e talenti di tutto il mondo.

Da parte sua, il Parlamento europeo ha approvato, il 12 settembre 2013, una risoluzione che accoglie favorevolmente sia l’iniziativa della Commissione sia l’invito da essa rivolto agli Stati membri e agli altri stakeholders di adottare le misure in essa individuate. Tuttavia, gli eurodeputati  ritengono che le azioni proposte abbiano un orizzonte e una portata troppo limitati e suggeriscono alcuni miglioramenti, quali l’introduzione di una definizione più precisa dei settori coinvolti, il sostegno alla visibilità delle industrie culturale e creativa e la creazione o il rafforzamento di strumenti che permettano a tali settori di affrontare meglio il passaggio al digitale e alla globalizzazione.

Nel novembre 2014, il Consiglio ha adottato il piano di lavoro per la cultura nell’UE nel 2015-2018, volto al potenziamento del ruolo dell’industria creativa e delle attività di Eurostat in campo culturale, oltre al passaggio al digitale. I ministri di cultura, gioventù, istruzione e sport, inoltre, si sono pronunciati in maniera favorevole sulla proposta di modalità innovative di partecipazione alla gestione patrimonio culturale che coinvolga cittadini, società civile, istituzioni pubbliche e private nella definizione delle politiche culturali col fine di incrementare la consapevolezza riguardo l’importanza di ciò che l’Europa ha ereditato dalle numerose civiltà fiorite nei millenni sul suo territorio. Le possibili sinergie tra cultura e turismo possono indicare un percorso equilibrato di sviluppo economico e benessere delle comunità locali. L'importanza del patrimonio è stata sottolineata con l'esplicita richiesta alla Commissione di lanciare "l'anno europeo del patrimonio culturale", in quanto, nonostante la crisi economica e finanziaria, i settori culturali e creativi hanno continuato a produrre reddito, lavoro e innovazione, e oggi l’industria creativa rappresenta il 4,4% del PIL europeo e il 3,8% della forza lavoro europea e merita pertanto di essere maggiormente considerata.

Infine, entro il 2016, sarà votata un'ulteriore relazione da parte del Parlamento europeo (il documento è attualmente in fase di discussione nelle Commissione per l'industria, ricerca ed energia e la Commissione per la cultura e l'istruzione) riguardante la necessità di una politica coerente dell'UE in materia.

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I programmi europei di finanziamento

I programmi europei di finanziamento che, durante il periodo di programmazione 2014-2020, potranno contribuire allo sviluppo dell’industria creativa sono numerosi. Si segnalano in particolare i programmi Europa Creativa, Erasmus+, Horizon 2020, COSME ed i Fondi strutturali.

In quest'ambito si ricorda che la Commissione europea e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) hanno lanciato, il 30 giugno 2016, un sistema di garanzia di 121 milioni di euro per sostenere le PMI nei settori culturali e creativi attraverso banche commerciali e al dettaglio, banche di promozione e altri intermediari finanziari. Il sistema dovrebbe generare prestiti bancari per un valore di oltre 600 milioni di euro nei prossimi sei anni. Lo strumento finanziario, istituito nell'ambito di Europa creativa sarà gestito dal FEI per conto della Commissione europea. Le PMI europee - attive in settori quali audiovisivo (film, televisione, animazione, videogiochi e multimedia), festival, musica, letteratura, architettura, archivi, biblioteche e musei, artigianato artistico, patrimonio culturale, design, arti dello spettacolo, editoria, radio e arti visive - dovrebbero poterne beneficiare già entro la fine dell'anno.

Per maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento, si rimanda alla sezione Monitoraggio bandi.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 09:16 )