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La lotta alla corruzione

La corruzione nell’UE è un fenomeno che interessa tutti gli Stati membri e costa all'economia europea circa 120 miliardi di euro all'anno, ovvero l'1% del PIL complessivo. Malgrado le numerose misure prese negli ultimi anni a livello nazionale, i risultati risultano disomogenei e richiedono un maggiore intervento a livello di prevenzione e repressione. Ciò è confermato da un sondaggio Eurobarometro, pubblicato nel febbraio 2014, secondo cui tre quarti degli Europei reputano la corruzione un fenomeno dilagante e più della metà dei cittadini riscontra un aumento del livello di corruzione nel proprio Paese nel corso degli ultimi tre anni.
A livello europeo, del tema si occupa la Direzione Generale Migrazione e Affari interni della Commissione europea, che nel novembre 2010, con la Strategia di sicurezza interna dell’UE, sosteneva fermamente l’impegno degli Stati membri nella lotta contro la corruzione al fine di proteggere l'economia dall'infiltrazione della criminalità.

Obiettivi
Iter normativo

Obiettivi
La Commissione europea intende fornire una risposta più decisa ai seri danni che la corruzione arreca alla società europea in termini economici, sociali e politici. In particolare, con la sua relazione sulla corruzione nell'Unione europea, l’Esecutivo comunitario mira a stabilire un nuovo meccanismo di monitoraggio e valutazione degli interventi messi in atto dagli Stati membri nella lotta a tale fenomeno ed a promuovere un maggiore impegno politico in questo senso.

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Iter normativo
Nell’ambito del più ampio programma inteso a proteggere l'economia legale europea, in linea con quanto stabilito nella strategia per la sicurezza interna, la Commissione europea ha adottato, nel giugno 2011, il pacchetto anticorruzione, composto da:
• una comunicazione sulla lotta alla corruzione nell'UE, che delinea gli obiettivi e gli aspetti pratici della relazione anticorruzione, pubblicata con cadenza biennale a partire dal 2013, basandosi sui meccanismi di monitoraggio esistenti (del Consiglio d'Europa, dell'OCSE e delle Nazioni Unite), nonché sul parere di esperti indipendenti, delle parti interessate e della società civile;
• una decisione della Commissione che stabilisce il meccanismo di relazione anticorruzione dell'Unione europea ed istituisce un gruppo di esperti in materia;
• una relazione sull'attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato;
• una relazione sulle modalità di partecipazione dell'Unione europea in seno al Gruppo di Stati del Consiglio d'Europa contro la corruzione (GRECO).

A ciò ha fatto seguito, nel febbraio 2014, la pubblicazione, da parte della Commissione europea, della prima relazione sulla lotta alla corruzione nell'Unione europea, che esamina il fenomeno della corruzione nei 28 Stati membri ed illustra le misure anticorruzione esistenti, la loro efficacia ed alcune principali tendenze, tra le quali si ricordano:
• il forte divario tra gli Stati membri in merito all’attuazione di efficaci politiche preventive (ad esempio, norme etiche, misure di sensibilizzazione, accesso facile alle informazioni di pubblico interesse);
• il mancato coordinamento, in molti Stati membri, dei controlli interni delle procedure in seno alle autorità pubbliche (in particolare a livello locale);
• le diverse disposizioni sui conflitti d’interesse all’interno dell’UE, i meccanismi spesso insufficienti intesi a controllare le dichiarazioni di conflitto di interesse e la non efficace applicazione delle sanzioni per violazione;
• il recepimento disomogeneo negli Stati membri della decisione quadro 2003/568/GAI relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato;
• i diversi risultati dell'azione delle forze dell'ordine e della magistratura nelle indagini sui casi di corruzione nei vari Paesi;
• la maggiore vulnerabilità dei settori dello sviluppo urbano, dell’edilizia e dell’assistenza sanitaria, nonché di quello relativo agli appalti pubblici, per i quali la Commissione invita a rafforzare le regole di integrità e suggerisce miglioramenti nei meccanismi di controllo;
• le lacune per quanto concerne la vigilanza sulle imprese pubbliche e la loro conseguente vulnerabilità alla corruzione.

Nell'allegato sull’Italia, viene messo in evidenza che l’adozione della legge anticorruzione n. 190/2012 rafforza le politiche di prevenzione mirate a responsabilizzare i pubblici ufficiali e la classe politica ed a bilanciare l’onere della lotta al fenomeno, che attualmente ricade quasi esclusivamente sulle forze dell’ordine e sulla magistratura. La Commissione consiglia anche di estendere i poteri e di sviluppare la capacità dell’autorità nazionale anticorruzione in modo che possa reggere saldamente le redini del coordinamento, garantire maggiore trasparenza degli appalti pubblici ed adoperarsi ulteriormente per colmare le lacune della lotta anticorruzione nel settore privato.
Inoltre, nell’applicazione della legge anticorruzione, che prevede l’adozione di un piano nazionale triennale ed obbliga tutti gli organi amministrativi ad adottare strategie d’azione in materia, la Commissione rileva che anche le Camere di Commercio hanno predisposto piani pluriennali di prevenzione della corruzione.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 12:24 )