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La riforma delle regole sull’insolvenza

A livello europeo, metà delle imprese sopravvivono meno di cinque anni ed ogni giorno ne falliscono circa 600.  Poiché vi sono prove che dimostrano che molti imprenditori hanno successo al secondo tentativo, sono necessarie regole moderne ed efficienti in grado di aiutare le imprese a superare le difficoltà e dare agli imprenditori onesti una seconda possibilità. A tal fine, la Direzione Generale Giustizia della Commissione europea ha presentato, nel 2012, una proposta di regolamento sulle procedure di insolvenza transfrontaliera e, nel 2014, alcune raccomandazioni sulle procedure nazionali.

Obiettivi

La riforma delle regole europee sull’insolvenza, una delle misure previste dall’Atto sul Mercato Unico II, punta alla creazione di un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all’insolvenza e di una cultura del “salvataggio e recupero” delle aziende in difficoltà. Infatti, essa intende spostare il centro dell’attenzione dalla liquidazione delle imprese alla loro ristrutturazione, proteggendo allo stesso tempo i diritti dei creditori. Inoltre, la riforma  mira ad aumentare l’efficienza e l’efficacia delle procedure ed a creare un ambiente più favorevole all’attività di impresa, soprattutto in periodo di crisi.

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Iter normativo

Al momento, le procedure di insolvenza transfrontaliera sono disciplinare dal Regolamento n. 1346/2000 che include disposizioni sulla giurisdizione, sul riconoscimento delle decisioni di avvio delle procedure, sulla legge applicabile e sul coordinamento delle procedure di insolvenza aperte in più Stati membri. Allo scopo di modernizzare la disciplina, la Commissione ha presentato, nel gennaio 2012, una proposta di revisione di tale regolamento, accompagnata da una comunicazione.

Le principali novità introdotte dalla proposta di regolamento sono:

  • l’estensione dell’ambito di applicazione, tramite la modifica della definizione di ‘procedura di insolvenza’, in modo tale da includere altre categorie di procedure, quali quella di pre-insolvenza e quelle ibride;
  • il chiarimento delle regole sulla competenza giurisdizionale e sulla sua determinazione;
  • una gestione più efficiente delle procedure e il miglioramento del coordinamento delle procedure principali e secondarie;
  • obblighi di pubblicazione delle decisioni;
  • l’interconnessione dei registri fallimentari nazionali;
  • obblighi di cooperazione in caso di procedure riguardanti società diverse appartenenti allo stesso gruppo.

La proposta di regolamento è stata approvata in prima lettura dal Parlamento europeo nel corso della prima sessione plenaria di febbraio 2014. Essa dovrà ora essere approvata dal Consiglio.

Con la comunicazione, la Commissione ha sottolineato come il permanere di notevoli differenze tra i diritti fallimentari dei singoli Stati membri, esclusi dall’ambito di applicazione sia del Regolamento 1346/2000 sia della proposta di modifica, rischi di far perdere attività economiche, di danneggiare i creditori e di ostacolare la creazione di un quadro giuridico europeo uniforme e coerente. Tra le problematiche individuate vi sono la durata eccessiva dei tempi di riabilitazione, differenti possibilità di ristrutturazione e l’incertezza per i creditori.

A seguito della consultazione pubblica riguardante la necessità di armonizzare alcuni aspetti delle discipline nazionali sull’insolvenza, la Commissione ha pubblicato, il 12 marzo 2014, una raccomandazione che stabilisce una serie di principi comuni in merito alle procedure nazionali di insolvenza per le imprese in difficoltà finanziaria. Con esse, si chiede ai Paesi membri di:

  • facilitare la ristrutturazione delle imprese in difficoltà finanziaria in uno stadio iniziale, prima dell’inizio della procedura di insolvenza;
  • permettere ai debitori di ristrutturare la propria impresa senza la necessità di avviare procedure formali di fronte ad un giudice;
  • dare la possibilità alle imprese in difficoltà di richiedere una sospensione temporanea delle procedure di insolvenza e delle singole azioni di esecuzione;
  • facilitare l’adozione di un piano di ristrutturazione;
  • limitare gli effetti negativi di una bancarotta sulle future possibilità di un imprenditore di avviare una nuova attività, in particolare tramite la cancellazione del debito entro tre anni.

Il rispetto di tali raccomandazioni creerebbe, secondo la Commissione, una situazione in grado di permettere ad imprese redditizie in temporanea difficoltà di tutelare i posti di lavoro ed ai creditori di recuperare una quota maggiore del proprio credito. La Commissione ha chiesto agli Stati di adottare le misure necessarie entro 12 mesi. In seguito, sulla base dei  rapporti nazionali essa valuterà la necessità di rafforzare tale l’approccio.

Nel frattempo, nel giugno 2016, si è chiusa una consultazione pubblica in materia. In base anche alle risposte ricevute, la Commissione adotterà, probabilmente entro l'autunno 2016, una proposta legislativa.

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Il punto di vista europeo

EUROCHAMBRES ha risposto alla consultazione con un position paper pubblicato nell'ottobre 2013. L'associazione delle Camere di Commercio europee ha riconosciuto l'importanza di un approccio equilibrato al fallimento delle imprese e alle procedure di insolvenza ed ha sottolineato come il fallimento dovrebbe essere un'ipotesi estrema, limitata ai casi nei quali il salvataggio ed il recupero non siano più possibili. Sebbene l’organizzazione abbia accolto con favore la consultazione come strumento per l'avvio di un dialogo costruttivo con gli stakeholders sul tema, si è opposta alla prospettata ipotesi di armonizzazione delle disposizioni nazionali, contestandone vari elementi: base giuridica, contenuti, rispetto del principio di sussidiarietà e terminologia. Infine, essa ha raccomandato alla Commissione di adottare iniziative in grado di prevenire le situazioni di insolvenza ed ha chiesto la creazione di un registro europeo delle insolvenze, basato su quelli nazionali già esistenti.

UEAPME ha reso pubblica la propria posizione nel dicembre 2013. L'associazione europea delle PMI ha messo in evidenza come sia necessario trovare un equilibrio tra la necessità di offrire una seconda opportunità agli imprenditori onesti e quella di impedire a quelli disonesti di creare ulteriori situazioni di insolvenza. Di conseguenza, una riforma che punti alla creazione di un quadro giuridico orientato al salvataggio delle imprese dovrebbe essere accompagnato da misure di salvaguardia delle altre parti coinvolte.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Agosto 2017 12:30 )