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L’indicazione di origine dei prodotti non agricoli

A differenza di vini, bevande spiritose, vini aromatizzati, prodotti agricoli ed alimentari, non esiste una protezione unitaria a livello europeo per le indicazioni di origine dei prodotti non agricoli, in particolare quelli artigianali, che godono quindi soltanto di una tutela da parte dalle legislazioni nazionali. Per tale motivo, negli ultimi anni, la Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI ha posto una maggiore attenzione sulle discussioni relative ad una protezione più efficace per i prodotti non agricoli.

Obiettivi

L’obiettivo dell’indicazione di origine è duplice: da un lato, permettere ai consumatori di ottenere garanzie sulle caratteristiche specifiche di taluni prodotti in ragione della loro provenienza geografica da un Paese, una regione o una località specifici e della qualità e reputazione che da questa dipendono; dall’altro, proteggere il produttore dalla concorrenza sleale e dalle contraffazioni.
Nel caso dei prodotti non agricoli, non soggetti ad una tutela armonizzata a livello UE, si intende valutarne l’estensione della protezione al fine di sfruttare il notevole potenziale economico, contribuire alla crescita ed occupazione in Europa ed apportare benefici a PMI e regioni europee, preservando al contempo conoscenze e metodi di produzione tradizionali radicati nel patrimonio culturale e sociale di particolari aree geografiche.

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Iter normativo

Nel maggio 2011, la Commissione europea ha sollevato la questione nella comunicazione intitolata "Un mercato unico dei diritti di proprietà intellettuale", con la quale ha proposto un’analisi approfondita del quadro giuridico relativo alla protezione delle indicazioni di origine dei prodotti no food nei vari Stati membri e delle sue implicazioni per il mercato unico europeo. Successivamente, uno studio esterno in materia, pubblicato nel marzo 2013, ha evidenziato come gli strumenti giuridici nazionali risultino insufficienti.
Nel luglio 2014, la Commissione ha presentato un libro verde sottoposto a consultazione, aperta fino alla fine di ottobre, sulla possibilità e fattibilità dell’estensione della protezione delle indicazioni geografiche a tali prodotti.
Con esso si volevano esplorare eventuali azioni in materia quali l’esame dell’opportunità di proteggere marchi contenenti indicazioni non-geografiche o simboli associati ad un territorio; l’opinione sull’alternativa tra un approccio trasversale (basati su elementi generali) o settoriale (con regole specifiche per differenti categorie di prodotti); la valutazione dell’intensità e della forma del legame tra prodotto e territorio; l’esame dell’utilità e delle modalità di definizione di un quadro di riferimento per gli standard di qualità e produzione.
Se da un lato il libro verde esclude la percorribilità di un eventuale processo di armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia, dall’altro l’ipotesi della creazione di un unico sistema europeo di registrazione dei prodotti richiederebbe l’espletamento delle relative procedure di iscrizione da parte delle autorità nazionali e l’affidamento della gestione del registro a livello europeo alla Commissione (come già accade per i prodotti agricoli) oppure ad una Agenzia europea.
La consultazione affronta infine, tra le altre cose, la tematica relativa al novero dei soggetti che potrebbero presentare domanda per la registrazione delle indicazioni geografiche, (menzionando esplicitamente le Camere di commercio tra gli enti che già lo fanno in alcuni Stati membri), e la questione del livello e della durata (illimitata o rinnovabile) della protezione da accordare.
Sulla base dei risultati della consultazione ottenuti la Commissione europea esaminerà l'opportunità di adottare ulteriori misure in tal senso.

Nel frattempo, Il Parlamento europeo ha approvato il 6 ottobre 2015 una risoluzione con la quale invita la Commissione europea a proporre al più presto un sistema di tutela normativo, a livello UE, che si estenda anche alle indicazioni geografiche dei prodotti non agricoli. Secondo le indicazioni contenute nel documento tale sistema dovrebbe essere elaborato nel rispetto delle normative nazionali e europee esistenti, basarsi sulle migliori prassi, ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e lasciare alle stesse la definizione del capitolato d’oneri a cui devono rispondere le IG: materie prime utilizzate, descrizione del processo di produzione, dimostrazione del legame con il territorio etc. Gli eurodeputati ritengono, inoltre, che per combattere la produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti occorra prevedere strumenti di vigilanza e monitoraggio adeguati, tra cui: un processo di registrazione obbligatoria; un divieto dell’uso scorretto delle IG, qualora si profili il rischio che i consumatori possano essere tratti in inganno o in caso di concorrenza sleale tra le imprese; una procedura aperta alle parti interessate con cui possa essere impugnata la registrazione di una IG; una tutela specifica delle indicazioni geografiche nei mercati digitali. In particolare, il processo di registrazione obbligatoria si dovrebbe articolare in due fasi: un controllo affidato alle amministrazioni locali per assicurarsi il rispetto delle specificità e un sistema di registrazione unico a livello europeo (delle IG agricole e non) effettuato dall’Ufficio di Armonizzazione per il Mercato Interno (UAMI).

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Il punto di vista europeo

EUROCHAMBRES, l’associazione europea delle Camere di Commercio, appoggia pienamente l’introduzione di un sistema comune europeo sulle indicazioni geografiche dei prodotti no food. Infatti, cio' permetterebbe un’adeguata valorizzazione e tutela di prodotti non agricoli legati al saper fare tradizionale che potrebbe contribuire allo sviluppo dell’Unione europea a livello locale e regionale specialmente sul piano economico e sociale. Tale protezione aumenterebbe inoltre le garanzie di un’informazione corretta ai consumatori e ridurrebbe il rischio di un uso fraudolento o improprio della denominazione del prodotto.

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Il punto di vista italiano

Già dal 2004, il Sistema camerale italiano, in linea con la funzione di promozione del territorio che le è propria, si è adoperato per porre all’attenzione delle istituzioni europee la problematica della protezione delle indicazioni di origine no food. Secondo Unioncamere, infatti, i piccoli produttori non scontano soltanto una carenza di conoscenze e di strutture necessarie alla commercializzazione dei propri prodotti al di fuori del contesto locale, ma si trovano altresì costretti ad affrontare la concorrenza di aziende, che grazie alle loro maggiori dimensioni sono in grado di sfruttare le economie di scala. Da ciò deriva quindi il rischio di scomparsa di molte produzioni di “nicchia”, con conseguenti ricadute negative sull’occupazione e sulla salvaguardia delle tradizioni regionali, che concorrono a formare il patrimonio culturale europeo.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 13:37 )