Sei qui: Home ›› Politica regionale ›› La cooperazione territoriale europea

La cooperazione territoriale europea

La cooperazione territoriale europea è uno degli obiettivi della politica di coesione e fornisce un quadro per realizzare azioni comuni fra attori di diversi Stati membri a livello nazionale, regionale e locale. La Direzione Generale per la Politica regionale e urbana ha presentato, nel 2011, due proposte di regolamenti relative, rispettivamente, al sostegno offerto dal Fondo europeo di sviluppo regionale all’obiettivo di cooperazione territoriale europea e al Gruppo europeo di cooperazione territoriale.

Obiettivi
La cooperazione territoriale europea ha come obiettivo quello di migliorare la cooperazione a livello transfrontaliero, transnazionale e interregionale in numerosi settori. Ad essa si attribuisce particolare importanza a livello europeo in quanto può permettere di trovare soluzioni congiunte a problemi transfrontalieri grazie alla partecipazione di tutte le regioni coinvolte, di condividere buone pratiche e di migliorare le relazioni di vicinato.

Torna su

Iter normativo
La cooperazione territoriale europea si suddivide in tre rami:

  • cooperazione transfrontaliera, che ha lo scopo primario di ridurre gli effetti negativi dei confini come barriere fisiche, giuridiche e amministrative e affrontare problemi comuni. Durante il periodo 2007-2013 sono stati finanziati 53 programmi in settori quali la gestione congiunta delle risorse naturali e delle infrastrutture e l’incentivazione dell’imprenditorialità;
  • cooperazione transnazionale riguarda territori transnazionali più estesi, coinvolge autorità nazionali, regionali e locali e punta al conseguimento di un livello più elevato di integrazione territoriale, contribuendo alla coesione territoriale dell'Unione. Attualmente vi sono 13 programmi che coprono diverse aree dell’UE, quali l’Europa centrale, lo Spazio Alpino ed il Mediterraneo;
  • cooperazione interregionale copre tutti gli Stati membri (con l’aggiunta della Svizzera della Norvegia), senza suddivisioni di livello territoriale, e intende rafforzare l'efficacia della politica di coesione, creare reti e facilitare lo scambio di esperienze. Durante il periodo 2007-2013 sono stati implementati quattro programmi di cooperazione (INTERREG IV C, URBACT II, ESPON e INTERACT II).

Per quanto riguarda l’obiettivo di cooperazione territoriale europea per il periodo di programmazione 2014-2020, nel dicembre 2013, è stato adottato un regolamento che, in particolare:

  • al fine di concentrare le risorse su un numero limitato di azioni per massimizzarne l’impatto e garantire il miglior valore aggiunto, stabilisce il principio della concentrazione tematica ed elenca alcune priorità di investimento che si aggiungono a  quelle del Regolamento FESR. Esse sono, per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera, l’integrazione dei mercati del lavoro, inclusa la mobilità, e le iniziative locali congiunte a favore dell’occupazione e della formazione; la promozione dell’uguaglianza di genere, delle pari opportunità e dell’inclusione sociale attraverso le frontiere; lo sviluppo a la realizzazione di programmi di istruzione e formazione congiunti; la promozione della cooperazione giuridica e amministrativa e fra i cittadini e le istituzioni. Rispetto alla cooperazione transnazionale, considerando la possibilità di sovrapposizioni tra le aree interessate dai programmi di cooperazione rispetto ad altre iniziative, si prevede che essa possa sostenere anche lo sviluppo e l’attuazione delle strategie macroregionali, quali la strategia adriatico-ionica, e dei programmi concernenti i bacini marittimi;
  • detta criteri di selezione rigorosi per assicurarsi che i finanziamenti siano concessi ad iniziative veramente congiunte e stabilisce un quadro di riferimento dei risultati per la definizione delle tappe specifiche per ogni programma da utilizzare per valutare i progressi compiuti durante la loro attuazione;
  • chiarisce e semplifica le regole relative alle modalità di attuazione dei programmi e alle autorità coinvolte e definisce indicatori comuni;
  • prevede una maggior armonizzazione delle norme e permette l’applicazione delle regole nazionali solo in via residuale;
  • promuove le sinergie e la complementarietà fra i programmi nell'ambito dell'obiettivo della cooperazione territoriale europea e quelli finanziati dagli strumenti esterni (IPA II ed ENPI).
Si ricorda inoltre che le risorse finanziarie disponibili ammontano a 10,23 miliardi di euro per 7 anni, ripartiti tra cooperazione transfrontaliera (circa 7,6 miliardi), transnazionale (circa 2,1 miliardi) e interregionale (572 milioni). In particolare, all’Italia sono destinati 1137 milioni di euro.

Nell’ambito della cooperazione territoriale, la normativa europea contempla uno strumento giuridico, il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT), disciplinato dal nuovo regolamento adottato nel dicembre 2013 (che modifica il Regolamento 1082/2006), avente come scopo principale quello di sostenere la cooperazione territoriale transfrontaliera, transnazionale e interregionale al fine di rafforzare la coesione economica e sociale. I GECT possono essere finanziati ricorrendo a fondi locali, regionali o nazionali e possono svolgere attività cofinanziate con fondi europei. Il ricorso al GETC permette a Stati, regioni, autorità locali o nazionali ed ad altri organismi di creare una struttura di cooperazione dotata di personalità e capacità giuridiche e basata su regole certe, eliminando la necessità della conclusione di accordi internazionali. Il regolamento, infatti, definisce non solo le regole su composizione, istituzione, funzionamento e scioglimento del gruppo, ma anche sul diritto applicabile e sul giudice competente in caso di controversie. Le principali novità proposte dal nuovo testo sono:

  • per quanto riguarda i membri del GECT, sono introdotte disposizioni relative alla partecipazione di regioni e organismi di Paesi terzi ed è chiarita la questione della partecipazione di organismi di diritto privato;
  • la ridefinizione del contenuto dello statuto e della convenzione di un GECT;
  • il chiarimento dei criteri di approvazione e rifiuto della convenzione da parte delle autorità nazionali e l’introduzione di un termine massimo entro il quale effettuare l’esame;
  • la proposta di soluzioni sugli appalti e sui regimi fiscali e di sicurezza sociale per i dipendenti di un GECT occupati in uno qualsiasi degli Stati membri nei quali esso opera;
  • la proposta della sottoscrizione di assicurazioni per gli enti locali o regionali aventi responsabilità limitata in base alle disposizioni nazionali in modo tale da permettere loro di svolgere attività suscettibili di generare debiti;
  • l’obbligo per gli Stati membri di informare la Commissione in merito ad ogni disposizione adottata per applicare il regolamento, modificato, sui GECT, nonché a ciascun GECT di nuova istituzione di fornire alla Commissione informazioni sui propri scopi e membri in vista della loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale (serie C).

Piu' recentemente, la Commissione europea ha lanciato, il 22 settembre 2015, una consultazione pubblica sullo strumento finanziario per lo sviluppo regionale transfrontaliera INTERREG, ormai giunto al suo 25° anno di vita, al fine di determinare gli ostacoli giuridici ed amministrativi tuttora esistenti nell’applicazione delle sue regole. La consultazione, che scadrà il 21 dicembre 2015, fa parte integrante di una valutazione più generale della politica di cooperazione territoriale. In quest’ambito, è stato avviato uno studio scientifico, che sarà pubblicato all’inizio del 2017, che dovrà individuare i problemi esistenti e produrre conclusioni e suggerimenti pratici. Nello stesso periodo la Commissione organizzerà numerosi workshops e conferenze con i rappresentanti della società civile, le autorità pubbliche, le imprese e le università.

Torna su

Il punto di vista europeo
UEAPME, con un position paper del 2012 relativo alle proposte della Commissione per i Fondi strutturali per il periodo 2014-2020, ha chiesto l’introduzione nel regolamento sulla cooperazione territoriale di regole concernenti la promozione della cooperazione tra le imprese, le organizzazioni intermedie e i partner sociali ed economici e l’allargamento della cooperazione transfrontaliera ai territori NUTS 2 (per l’Italia le regioni) piuttosto che NUTS 3 (per l'Italia le province), come previsto dall’attuale versione della proposta. Infine, per quanto riguarda il GECT, l’associazione europea delle PMI ha chiesto di permettere alle organizzazioni che rappresentano diverse categorie di piccole e medie imprese di diventare membri dei GECT e di partecipare alle loro attività.

Torna su

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2016 13:09 )